Laura Monaldi – Lucia Marcucci

Laura Monaldi – Lucia Marcucci

Nelle prime operazioni poetiche di Lucia Marcucci si allude a una perentoria e drammatica rappresentazione del reale, in cui è sensibile la depressione culturale e nichilista della società e, di conseguenza, la volontà incondizionata di un nuovo ordine rigeneratore. Si tratta, infatti, di una poetica tesa al dominio della parola e della forza comunicativa del linguaggio – sottratto alla propria referenzialità e ridotto, ormai, a cliché – sulla realtà sociale, in virtù di una maggiore coerenza con la dinamica del mondo moderno; è una poesia che tenta la presa di posizione e la presa di coscienza, da parte dell’Io, sulla crisi rappresentativa e dialettica, sul naufragio delle ideologie e sulla complessità del senso della reale. Sul piano della valutazione poetica propriamente detta, quella di Lucia Marcucci, può essere chiarita come una riflessione caratterizzata da una forte impronta militante attenta ai minimi cambiamenti del mondo contemporaneo, pronta ad assorbire tutto ciò che lo spirito del tempo può donare all’artista. La poetica verbo-visuale dell’artista si presenta, di conseguenza, come una composizione complessa di elementi che rappresentano gli aspetti della realtà esistenziale e che risultano combinati in operazioni di destrutturazione e decostruzione degli stilemi contemporanei, in virtù di una demitizzazione dei falsi valori e di una nuova simbolizzazione, al fine di ri-creare quella condizione di libertà intellettuale persa nell’epoca capitalistica.

Il gesto poetico-artistico sulla tela incarna l’anima dell’artista alla continua ricerca di qualcosa di nuovo, al di là delle strutture convenzionali, in una continua sfida all’immaginazione umana e al pensiero conformato. Dunque l’opera artistica appare in sintonia con l’attualità, con la profondità dei temi esistenziali e ideologici, a partire dalle contestazioni sociali, alla demitizzazione dei valori effimeri, sino alla consapevolezza della solitudine, dell’inquietudine e dell’assurdo che si nasconde sotto la realtà. La rappresentazione realistica si rileva, non a caso, attraverso l’uso frequente delle figure antinomiche di immagine e parola che sostengono l’annichilimento dei nuovi e falsi valori sociali, e che tentano il ristabilimento dell’ordine in un’estetica del quotidiano dominata dalla sollecitazione e dal dinamismo, dall’armonia e dalla disarmonia, dalla continuità e dalla discontinuità, alla ricerca, quindi, di un’unità semantica/interpretativa che ha origine dall’equilibrio del caos.

Nella sua opera le istanze realistiche, esistenzialiste (legate alla chiarificazione del linguaggio come elemento gnoseologico di conoscenza del reale), si uniscono alle suggestioni dada, espressioniste e surrealiste, convergendo in una poetica quanto mai dissacrante, eversiva e provocatoria, finalizzata, sia sul versante poetico/letterario che sul versante artistico, a comunicare messaggi e a stimolare criticamente la riflessione del lettore.

L’attività artistico-poetica di Lucia Marcucci si appella al potere creativo dell’intelletto criticamente analitico e analiticamente critico, attento alle contestazioni e al dibattito politicizzato degli anni Sessanta, ossia nel momento in cui si avverte necessaria e urgente la presa di posizione personale, attraverso precise scelte formali nei confronti della cultura e della società. Per l’artista lo sperimentalismo è inteso come eversione, contestazione, reazione, interesse e polemica, critica puntualizzata, in cui drammaticità e ironia si fondono, generando un esito artistico d’incredibile forza ideologica. Quindi l’eversione nella poetica come nella riflessione poetica comincia dal linguaggio, e specificatamente dal tecnologismo della comunicazione di massa, sovvertendo le istanze linguistiche e rivalutando le capacità comunicative, in vista di una scrittura poetica dove l’arte diviene vita che evidenzia la propria alterità dal sociale. L’azione critica passa attraverso la decodificazione, e la conseguente demitizzazione del linguaggio di massa, che sottoponendosi a operazioni estetiche di contaminazioni e associazioni di segni visivi e segni linguistici, sollecita l’opinione dell’uomo alienato e pronto alla guerriglia ideologica contro i mezzi di persuasione del capitalismo. La realtà caotica e vorticosa si traduce in una grammatica combinatoria-oppositiva del linguaggio, in cui l’informe e il disordine dell’esperienza si trasformano nella struttura non-lineare del codice filmico, teatrale, narrativo e poetico che è in sé una ri-creazione atemporale del linguaggio, ormai del tutto alienato dalla contemporaneità. Il linguaggio si manifesta come materia segnica, in una provocante eversione della convenzionalità e attraverso esso, quindi, si opera una decostruzione dell’ideologia portante della società, in nome di una ideologia pura e popolare.

Con la tecnica del collages si opera, sul versante figurativo, una rappresentazione mimetica del quotidiano attraverso le immagini “tecnologiche” di dominio pubblico, sul versante poetico/letterario, invece, si opera una decostruzione semantica ed ironica di tali figurazioni attraverso lo scontro/incontro con il linguaggio che si trasfigura in materia che fugge dalla lettura. La parola diviene materia vivace e dinamica che tenta il riscatto della propria concretezza, materialità e fisicità, nel disperato tentativo di superamento del disordine contemporaneo, alla ricerca di un nuovo ordine rigeneratore. Tale sperimentazione espressiva, meta-artistica e meta-verbale, si definisce come superamento del caos generazionale, ideologico e poetico, ricerca razionale di un ordine sociale anti-conformistico: da una parte si registra un attaccamento alla vita di relazione e alla realtà quotidiana, dall’altra una piena consapevolezza esistenziale dell’inquietudine e dell’instabilità intrinseca alla realtà sociale.

Verso gli anni Settanta le tele di Lucia Marcucci s’ingrandiscono, si emulsionano, superano la tecnica del collage, riscoprendo una maggiore manualità. Il messaggio si essenzializza con la serie delle Maxipagine e l’artista entra fisicamente nella tela con la serie delle Impronte. Da queste nuove sperimentazioni deriva la spinta verso l’androginia e la critica femminista, intesa come totale onnipotenza intellettuale nei confronti della realtà e come sentimento narcisistico della propria alterità, in quanto immagine archetipica dell’enfatizzazione di un mistero ma, allo stesso modo, anche negazione della propria specificità di genere, marginale e ridotta a oggetto-consumo dalla società moderna.

L’emancipazione, invocata dai movimenti femministi, si attua nella società contemporanea, industrializzata e capitalistica, ai fini della produttività, così da simbolo oggettivato la donna-artista si riscopre soggetto storico, ma comunque subordinato dalla dipendenza maschilista e classista. In tal contesto, Lucia Marcucci opera una ridefinizione di sé e della propria situazione generazionale. Nella sue tele la presenza dell’Eros può essere indagata in quanto ricerca di una mistificazione dell’estasi, ossia come atto d’appropriazione artistica e come costruzione di un luogo utopico in cui manifestare liberamente la propria alterità.

Verso gli anni Ottanta, l’artista si distacca dalla sperimentazione verbo-visuale canonica e dalla tecnica del collage, per riscoprire una dimensione più introspettiva e riflessiva. Con la serie delle Variazioni riscopre, di fatti, la validità poetica del segno, del significante e successivamente del colore e del gesto artistico, visibile soprattutto nelle opere più recenti, nei libri-oggetto e negli assemblaggi.

Tutta l’opera artistica di Lucia Marcucci, ancora in continua evoluzione e vena creativa, si qualifica come una meditazione estetica in una dimensione immaginifica ed espressiva del mondo moderno, nel tentativo di cogliere il fondamento primo dell’arte e della parola poetica, contro i canoni stilistici e una cultura quanto mai dominante. Una valutazione estetica, dunque, che si avvale degli strumenti dell’interpretazione critica per delineare le forme di una rappresentazione “super-realistica” della quotidianità, incarnata in spunti di riflessione unici, come la proposta di un rinnovamento etico e morale, l’attenzione rivolta alle tematiche femminili e politiche, la riscoperta della forza comunicativa della scrittura poetica, la consapevolezza di poter superare i tradizionali postulati metrici e retorici in nome di una mimesis oggettiva di fronte al caos moderno[1].

[1] Tratto dai testi pubblicati su «Cultura Commestibile», nn. 42-44-46, settembre – ottobre 2013.

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