Laura Monaldi – Lamberto Pignotti

Laura Monaldi – Lamberto Pignotti

Fin dagli anni Sessanta l’attività di Lamberto Pignotti è orientata a garantire la comunicatività della poesia, grazie alla commistione del linguaggio tecnologico. La nuova funzione sociale del poeta doveva configurarsi come opposizione alla società del neocapitalismo, accentuando la comunicatività del fare artistico e, quindi, della poesia stessa che diviene tecnologica e modifica profondamente non solo il senso, ma anche la prassi letteraria in tutti i suoi livelli – sintattici, semantici e pragmatici. Già alla fine degli anni Cinquanta – quando il discorso su engagement, post-ermetismo e neo-realismo sembrava far strada a tendenze nuove e rivoluzionarie – Lamberto Pignotti mise in luce un’insopprimibile esigenza di ordine razionale e di una razionalizzazione del processo letterario, sostenendo che la poeticità moderna risiedeva nel significato globale della comunicazione.

L’artista, in tal senso, insisteva sulla necessità di una nuova rottura con la tradizione, ossia con la tradizione delle avanguardie storiche, considerate passatiste, in virtù di una nuova presa di posizione contro la società dei consumi e dell’immagine, contro la cultura di massa e contro gli sviluppi tecnologico-scientifici: l’Arte Tecnologica, ossia il rapporto diretto fra l’operazione estetica e la società di massa; l’assunzione di linguaggi tecnologici come scelta di una nuova funzione semantico-comunicativa della lingua sociale, in rapporto all’uso interdisciplinare e interartistico di essa e l’elevazione di tali linguaggi a dignità artistico-letteraria. Tuttavia, la civiltà dell’immagine non stava primeggiando sulla civiltà della scrittura, ma in realtà si rendeva necessaria la presa di coscienza e la nascita di una consapevolezza sull’integrazione delle due dimensioni culturali. Inevitabilmente la letteratura doveva farsi carico della nuova situazione culturale e promuovere delle linee direttive, che fossero in sé estetiche e linguistiche, capaci di una sintesi mimetica, in relazione all’esigenza di una strutturazione stabile e non più mutevole del reale.

Non a caso Lamberto Pignotti affermava, negli anni Sessanta, che tramite la riacquisizione della percezione sensoriale dei codici della cultura mass-mediatica, la Poesia Visiva poteva dilatava il suo campo d’azione, appropriandosi in maniera diretta di tutta la realtà e stabilendo un piano combinatorio dove essa potesse convivere con la fruizione estetica unendo, in tal modo, “storia quotidiana e storia dell’arte”. Di conseguenza, grazie all’operato dell’artista, le pratiche di visualizzazione del materiale verbale si sono fatte promotrici di un’intensificazione del segno grafico, attraverso la convergenza e l’associazione di altri tipi di segni; le modalità di espressione del messaggio poetico hanno posto l’accento sulla semanticità del segno, operando il riscatto estetico della parola poetica che è andata incontro a una radicale trasformazione verso le forme della ‘scrittura visuale’, linguisticamente ibrida.

Il lavoro artistico di Lamberto Pignotti può essere diviso in due periodi conseguenti l’uno all’altro, ma ben distinti. Il primo è quello dei collages di parole e immagini che ricalcano, trascrivono e contaminano i modelli visivi di comunicazione del giornalismo, della pubblicità e della letteratura a fumetti. La contaminazione è effettuata con finalità di contestazione, poichè la massa delle comunicazioni rende indecifrabili i singoli messaggi e diventa inevitabilmente incomunicabilità. A partire dal 1969, anno d’inizio del suo secondo periodo di attività artistica, Lamberto Pignotti agisce sulle fotografie, intervenendo con tratti di scrittura a mano. Interessanti sono, in tal senso, le immagine fotografiche sulle quali incide la propria firma sulle immagini riprodotte di illustri pittori italiani, proprio per mettere in evidenza la continuità fra l’arte della parola e l’arte dell’immagine.

Poesia, quindi, non solo come qualcosa da leggere, ascoltare o scrivere, bensì come qualcosa da vedere e sulla quale riflettere in un ambito moderno tipicamente multimediale e interdisciplinare. Simultaneità, articolazione e metamorfosi sembrano essere i cardini di una poetica militante sul linguaggio e sulle contraddizioni di una società culturale in crisi, che non accetta le privazioni di senso e la perdita di paradigmi. Il messaggio verbo-visuale, di conseguenza, si auto-contestualizza in nome di una necessaria destrutturazione e decostruzione del linguaggio mass-mediatico. Il senso e il principio di comunicazione esplodono in virtù di una maggiore presa di posizione e di un’accurata, quanto teorizzata, messa in luce della complessità moderna, avvertita come “sinestetica” rispetto alla tradizione e al canone, nella sua doppia valenza di essere “sine aesthetica” e dimensione caotica e pulviscolare di particolarismi difficilmente amalgamabili.

In definitiva la prassi artistica di Lamberto Pignotti può essere definita come il tentativo di riabilitare il gesto poetico nei vasti orizzonti dell’estetica contemporanea, unendo il testo al contesto, la poeticità all’artisticità, la parola all’immagine, facendole dialogare insieme e convivere, ma al tempo stesso si tratta del tentativo di organizzare, analizzare e rendere fruibile al pubblico il presente storico.

Dalla metà degli anni Settanta Lamberto Pignotti manipola e diversifica i codici linguistici, attraverso l’abrasione e l’erosione dell’organicità delle parti che costituiscono l’insieme dell’opera. La serie «De-composizione» vuole essere una vera e propria presa di posizione critica nei confronti dell’immagine moderna. Allo stesso modo anche la serie «Visibile/Invisibile» diviene atto critico, nel momento in cui la cancellazione procede oltre il visuale, alludendo a una invisibilità del codice linguistico moderno, ossia a una trascendenza che fa da sfondo e da particolare al sistema comunicativo della contemporaneità.

Non a caso la poetica visuale dell’artista è il campo di sperimentazione di un’Arte sinestetica in cui la fruizione artistica è coinvolgente sia nella ricezione che nell’elaborazione intellettuale e concettuale dell’opera d’arte, da parte di un pubblico attento e diretto a cogliere la simultaneità e la plurisensorialità di tali sperimentazioni. È il tentativo d’altronde di proporre e riproporre all’attenzione del pubblico i messaggi più elementari, naturali, ricorrenti e perciò più dimenticati dall’individuo assoggettato dalla società repressiva tipica degli anni Sessanta e Settanta.

Un progetto mirato alla fusione di tutte le arti e all’apertura di nuove frontiere di espressione creativa, in cui calco, trascrizione, ripetizione, paradosso, contaminazione e concentrazione si qualificano come nuove figure retoriche, i nuovi stilemi grazie ai quali il poeta moderno può esprimersi e comunicare.

Si tratta, certamente, di un lavoro filologico che procede nella direzione opposta all’ordine e alla linearità dei canoni letterari classici e consacrati: un’azione poetica che oltre a essere un vero e proprio gesto critico e intellettuale sul supporto, rovescia gli equilibri e porta il lettore alla lettura e alla riflessione. Ne sono un esempio la serie dei Francobolli e dei Santini rivistati: dialoghi diretti e fumettistici con la tradizione che seguono un procedimento di confronto e collisione con i materiali massmediatici. Scelte iconografiche e linguistiche che si concretizzano in energie visive, ironiche, provocatorie e tese a liberare la poesia e la cultura dai condizionamenti idealistici, dilatandone il principio e il significato poetico-letterario-artistico.

È in tal senso che Lamberto Pignotti non solo consacra il principio sinestetico dell’arte contemporanea ma anche la multimedialità come principio di comunicazione, espressione e percezione, svelando meccanismi che tendono a rimanere nascosti agli occhi del senso comune.

Tratto dai testi di pubblicati su «Cultura Commestibile», nn. 34,36,39, giugno – luglio 2013.

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