Cristina Taccani Fortunata T-Shirt

Cristina Taccani Fortunata T-Shirt

I LOVE T-SHIRT. Origine e storia di una maglietta in cotone a forma di T.

Cuore e love sopra una T-SHIRT. Un’idea luminosa nata sul sedile posteriore di un taxi, mentre Milton Glaser attraversava New York. Partecipare o no al bando indetto nel 1976 dal Ministero del Turismo per rilanciare la città’, in un momento storico difficile nel quale regnava disoccupazione e criminalità. Nasce così’ un simbolo unico e vittorioso, I love (col cuoricino rosso) NY e come per magia tutto il mondo della T- SHIRT risponde, forse perché la fortuna arride a chi trasmette un messaggio d’amore, chiaro e positivo.WL_New-York-Photo-Postcard-I-Love-NY-T-Shirt-Times-Square-Lights-Picture

Il viaggio della maglietta parte da un binario semplice e diretto, fino a percorrere un secolo tondo- tondo attraverso le passate generazioni, fino a quella odierna la 2.0 -generazione wireless, i diversi contesti sociali, le forme d’espressione: arte, musica, cartoons, ironia, sport, cinema, comunicazione, ideologie, solidarietà, impegno sociale e politico. Un viaggio nel tempo ricco di contenuto, un indumento dotato di una tale forza spontanea, che i grandi colossi americani dell’industria commerciale non tardarono ad occuparsene, diffondendone l’uso su vasta scala. Con la fine degli anni trenta, alcuni rivenditori statunitensi come Hanes, Fruit of the Loom e Sears Roebuck & Co pubblicarono i primi cataloghi per la vendita di T-Shirt a domicilio. Anche se dai primi anni dell’Ottocento si incominciò ad utilizzare un abbigliamento meno formale e più sportivo, adatto ad essere indossato nei momenti piacevoli del relax, fu solo a metà del secolo che la pratica di attività sportive rese necessario l’uso abituale di abbigliamento sportivo, sia per le donne che per gli uomini. L’appartenenza a un club, a un circolo sportivo veniva messo in evidenza con stemmi e loghi, come per le Università, ad esempio le UCLA che incominciarono a stampare T- Shirt con il proprio nome, per far partecipare gli atleti alle competizioni sportive. Lo sport antesignano per l’uso di abbigliamento informale e comodo, fu il tennis che impose la polo al posto della camicia, una maglietta con il colletto, come quella dei giocatori di polo dalla quale appunto, prese il nome. Ma quando nacque la T-Shirt? Nata come capo intimo nel 1913 sotto la divisa militare dei marines (U.S.Navy) nella prima guerra mondiale, bianca e intima, grazie al cotone diventa tela da inventare e deve a un fortunato taglio di separazione e all’abbandono della lana, la propria liberazione dall’ingombrante indumento intimo tutto d’un pezzo e la sua consacrazione a capo esterno, comodo, leggero, consacrato universalmente con un successo planetario. Il prototipo della classica maglietta, come la si conosce oggi, ha attraversato anni di storia, di guerre, di riparazione di sudore, modificando usi e costumi. I Marines togliendosi la divisa rischiavano di diventare un facile bersaglio per i nemici, cominciarono così a tingerla, a sporcarla con i fondi del caffè, ottenendo la soluzione quasi ottimale di un colore simil-mimetico e, soprattutto, si capì che era versatile. Al loro ritorno a casa i soldati continuarono a indossarla, raggiungendo il mondo dei lavoratori, un popolo d’operai, braccianti, manuali, contadini, portuali, che nel tempo libero contagiarono la più’ vasta e ampia umanità. t-shirts-in-ww2Mentre negli Stati Uniti d’America, la T- Shirt, dilaga prepotente, in Europa è solo con lo sbarco degli Alleati durante la seconda guerra mondiale, che diventa molto popolare. Perchè si chiama T-Shirt? Sul significato della T avanti a Shirt, sono diverse le tesi. S’ipotizza derivi dal termine inglese “Training” cioè allenamento, per l’uso abituale che di questo indumento ne fanno gli sportivi, oppure si deve la “T” dall’iniziale di “Teen”, proprio per il gran uso che i giovani fanno della mitica maglietta :T(een) Shirt. La terza ragione segue la logica visiva, l’indumento disteso e aperto, ha la forma visibile a colpo d’occhio della lettera T, giustificando il prefisso avanti a Shirt. Una meno seguita tesi ritiene valido il termine Tee, ovvero “Amputee” ad indicare la maglia con le maniche amputate rispetto a quella con le maniche lunghe.L’uso sempre più frequente della T-Shirt in pubblico fu così eclatante, che nel 1942 “Life” pubblicò in copertina un soldato americano che indossava una T-Shirt. Nel 1948 il New York Times riporta che furono create magliette con la scritta “Dew it dor Dewey” (Thomas E. Dewey era il governatore di New York, in lista per al carica presidenziale) primo esempio di maglietta politica pubblicitaria, a cui seguì nel 1952 “i like Ike” a supporto di Dwight D. Eisenhower, che poi vinse. Dalla T-Shirt-propaganda politica alla ribellione dei giovani, la storia racconta del legame intrinseco che si è creato tra gli eventi e il “simbolo indossato”. La generazione teppista degli anni cinquanta, ama sfidare i padri con l’effetto assordante di un motore, mentre la maglietta si tinge di nero con draghi e fiamme e i miti da inseguire al cinema sono James Dean in Gioventù Bruciata e Marlon Brando in “Un tram chiamato desiderio”. marlonLa prima donna ad indossare una maglietta fu nel 1960 Jean Seberg nel film all’Ultimo Respiro, mentre attrici come Brigitte Bardot e Audrey Hepburn ne fecero uso anche fuori dal set, dettando moda e tendenza. I figli dei fiori, così chiamati per quel desiderio pacifista e silenzioso , si ritrovano a Woostock e al suono dell’ultimo bis di “Freedom” liberano la fantasia con l’uso della candeggina per creare la “Tie-dey shirt”, con un risultato multicolore sfumato e psicadelico. Seguono gli anni settanta, le influenze del Regno Unito, dal Proto Punck, al Punck Rock, fino al Glam Rock e tutte le magliette strappate con spille e borchie. Gli anni ottanta quelli della spensieratezza del ritmo colorato in discoteca o l’aspirazione massima di lanciare un messaggio d’ appartenenza al gruppo preferito, sono quelli dell’effige di Che Guevara, della Coca Cola, della Pepsi o di innumerevoli prodotti commerciali o della gadget T-Shirt nera indossata da Madonna nel video clips di “Papa Dont’t Preach” e della scritta ironico provocatoria “Italians Do It Better”. Da lì in poi la T Shirt, sempre lei, divenne un campo d’esercitazione, al quale nessuno stilista s’è sottratto. Al forte richiamo della T -Shirt aderirono tutti, considerando l’opportunità di interpretare il messaggio, centrando un obiettivo. C’è chi come Armani, la indossa sotto la giacca, anche nelle occasioni più formali ed eleganti, ben consapevole di aggiungere al fascino un tocco di gioventù. Alla generazione X, segue poi 2.0 quella wireless, definita Y, materia ardua anche per i sociologi, che da il benvenuto alla poesia anche la propria, un libero pensiero stampato su una T –Shirt, per sbattere in faccia un messaggio, per cercare di comunicare, quello che a voce, non si riesce a dire. L’era dell’esplorazione del territorio, tipica del navigatore satellitare apre le porte a una nuova T-Shirt , aperta a tutte le innovazioni possibili e le nuove generazioni danno espressione di grande capacità artistica. Si libera dalla trama e racconta una nuova storia, la T-Shirt d’artista. downloadQuando segno e gesto, forma o carattere incontrano l’ispirazione, che si traduca in pagina o quadro, poco importa, incontriamo pur sempre l’opera di un’artista. Diffondere arte, attraverso la stoffa di una T-Shirt, sostituisce l’azione di entrare in galleria o visitare una mostra, un lusso culturale offerto anche a un pubblico giovane e disinformato. Se l’arte ha un grande potere taumaturgico, forse una maglietta ci salverà? Entrata nelle librerie, per uno strano collegamento tra le pagine di un libro e i caratteri di stampa, entra ed esce da un museo, liberando contenuti e rappresentazioni che amplificano la voglia dell’Io sopra di sé. L’arte non è solo quella contenuta nelle teche di vetro, nei musei o appesa alle pareti di private collezioni. L’arte è vita e ama la libertà. Troverà sempre un contenuto-contenitore, che dia supporto alla creatività, una tela d’artista come la stoffa di una T-Shirt, destinata ad essere collezionata, un contesto unico, richiesto e ambito, come un’opera da conservare gelosamente, ancor più se firmata d’autore. Come l’invenzione della stampa conserva l’immagine e il pensiero scritto raggiungendo un pubblico sempre più vasto, trasformando la cultura di pochi in cultura di tutti , così la T-Shirt stampata attraverso i metodi stampa, dai più rudimentali a quelli più sofisticati e moderni, rende pubblica la memoria del progresso umano. Queste magliette raccontano la nostra storia, dalle origini fino ad oggi, hanno percorso una lunga strada, in un moto perpetuo e continuo, regalando un segno e un sogno, che non solo segue il tempo, lo scandisce, promuovendo e stimolando nuove tecnologie e idee. Non importa se chi realizza con ingegno è una piccola realtà che raggiunge l’utente dall’altra parte del mondo, la T- Shirt ha da sempre le ali spiegate ed ora viaggia veloce, anche sul web.

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