L’arte di Luciana Bey
artgate51 | 25 settembre 2008Da sabato 4 a domenica 19 ottobre 2008 mostra personale “Rose, neve e …” dell’artista Luciana Bey, presso il Caffè Platti, C.so Vittorio Emanuele, 72 Torino con orario 10.00-12.00/16.00-19.30. Vernissage ore 17.00. Le opere di Luciana Bey offrono uno spazio per l’anima, alle persone dal forte sentire. Una fonte a cui abbeverarsi per espandere la propria sensibilità e nutrire il proprio spirito. Attraverso un’acquisita ed esperta capacità nel dominare la tecnica dell’acquarello, arte di nicchia per cultori della leggerezza e della luce, la Bey propone oggetti e figure di una realtà da cui prescindere per raggiungere una dimensione altra, impalpabile e foriera di emozioni trascendenti.In pieno spirito neoplatonico, l’Arte creata dalla Bey, ci accompagna dalla materia allo spirito, ove esso è ciò che di sacro è in ognuno di noi e ci permette di assorbire, dalla leggera trasparenza delle forme, ciò che aleggia, animato, intorno alla silente staticità delle cose.I suoi fiori, i suoi paesaggi, le sue figure umane e del regno animale, fungono da trampolino di lancio per la dimensione della poesia e dunque dei sentimenti.Una pittura di leggerezza, quindi, ma pregna di un’impalpabilità greve, che ci mantiene ancorati all’aspetto reale della nostra quotidianità, per poi renderci attenti, all’ascolto di quel muto vibrare delle emozioni che ne promanano, silenziose e vive, tanto necessarie all’essere umano per definirsi tale. E’ la magia dell’Arte.Gli stessi elementi fondanti, della tecnica esecutiva ad acquerello: l’acqua e le polveri colorate dei pigmenti, ci trasportano in un fare da antica bottega, in cui il creare è dominato dalla conduzione maestra della tecnica e dai precetti di un’Arte quasi alchemica e pregna dell’urgenza, da parte dell’artista, della scoperta analitica del fenomeno naturale, per poi spingersi oltre, per meglio comprendere il mistero dinamico del Tutto e giungere, così, ad un risultato artistico atemporale e gravido di possibilità, da parte del lettore. Acqua e pigmenti colorati, come anima e materia, come spartito musicale e suono.Sulla carta, l’artista, procede con estrema con estrema misura nell’apporre il colore per creare gli elementi della composizione, al fine di mantenersi in equilibrio costante e procedere “per forza di levare, anziché di porre”, di davinciana memoria.Il suo metodo è dunque frutto di una lunga e incessante ricerca circa le possibilità nel proprio momento creativo: fase in cui l’occhio è il primo ad essere interessato, come riferimento, come finestra sul creato, e la mano, in seconda istanza, lo segue nel concretizzare il proprio kunstwollen.La Bey elegge a sua fonte di studio e d’ispirazione, Sir Wilson Turner, la scuola dell’acquerello inglese, lo stesso Leonardo da Vinci ed il Rinascimento tutto, infatti ognuno di questi modelli è percepibile nelle sue opere, le quali, sono anche caratterizzate dall’incontro, solo apparentemente in antitesi, di forza (nell’incisività del gesto) e delicatezza (nella non definizione delle forme e relativa scelta cromatica), per giungere ad una resa tridimensionale dello sfumato,che fonde i toni e gli spazi. Lo constatiamo nei paesaggi innevati, in cui, non vi è mai un netto distacco tra le superfici imbiancate e l’ambiente stesso che li ospita, perché tutta la narrazione pittorica è da lei impostata in un fluire continuo, un’energia circolare che accarezza le sagome, nel delinearle, e le avvicina o le allontana, a seconda del moto della propria creatività. Lo stesso accade per le rose dai soffici petali, che si offrono generosi allo sguardo e paiono quasi vellutati nei loro colori pastello, così zuccherosi, dal ritenere persino possibile gustarli.Un acquarello di Luciana Bey è, così, un abbraccio ai nostri sensi, un messaggio di gioia e di mistero, che ci mette in guardia dalla superficialità e dall’aridità nelle nostre, talvolta frettolose, umane vite.Renata Panizzieri Lanza





