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COLLETTIVA ARTISTI premiati con diploma di segnalazione 6° trofeo g.b.moroni 2009

Lunedì 8 Febbraio 2010

locandina esposizioneComunicato stampa n.4

 NEW ARTEMISIA GALLERYBERGAMO DAL 13 AL 28 FEBBRAIO 2010 COLLETTIVA DEGLI ARTISTI PREMIATI CON DIPLOMA DI SEGNALAZIONEAL SESTO CONCORSO DI PITTURA“TROFEO G.B.MORONI” 2009 – “EMOZIONI” Presenti in collettiva gli artisti:Allegra Pietro, Arena Vittoria, Baffigi Grazia, Bottaro Debora, Casadio Sonia ,Maffeis Ettore, Paiano Fiorella, Petracca Laura ,Vailati Luisa  Widmer Rini, Katiusic Marko,          Nello spazio della New Artemisia Gallery, via Moroni 124 Bergamo si inaugura sabato 13 febbraio alle ore 17,00 una collettiva che presenta al pubblico dieci artisti che nel sesto concorso di pittura “Trofeo G.B.Moroni” sono stati premiati con Diploma di Segnalazione. Nel mese di Novembre 2009 nella stessa sede si erano presentati gli artisti premiati con Targa Menzione d’Onore, cioè i trenta finalisti del concorso compresi i primi tre premi ed i premi di categoria. Considerando l’alto livello delle opere presentate in questo concorso  ed il numero dei finalisti, la direzione ha pensato che anche gli artisti che non sono entrati in finale, non per mancanza di merito ma per votazione, alle volte di solo mezzo o di un punto, dovevano avere la possibilità di essere ugualmente presentati al pubblico. In questa collettiva hanno aderito dieci artisti, ed ognuno di loro oltre ad essere presente con l’opera premiata, accompagnano questa con un’opera inedita. Abbiamo detto dieci, dieci stilemi  ed emozioni diverse, di Allegra Pietro “27 Settembre” data significativa, vediamo con la tecnica dell’acrilico, un mare tenebroso in tempesta che all’orizzonte aggiunge una debole luce, un quadro a tema dedicato alla madre dell’artista, un ricordo emozionale. Sono tante le emozioni, ognuna con una sua storia, Baffigi Grazia presenta con ironia l’emozione della bellezza intrigante con la sua odalisca che adagiata fra i velluti ammicca sorridente, in contrasto vediamo l’emozione proiettata all’ infinito, tanto da andare oltre “Emozioni oltre l’infinito” è l’opera di Arena Vittoria, una tecnica mista con cui l’artista rappresenta attraverso, delicati tocchi di colore un orizzonte evanescente che ci fa osservare oltre la barriera prefissata.   Nella sua dolcezza “Tenerezza” la maternità di Paiano Fiorella, sempre brava ed attenta alla trasposizione dell’arte attraverso sensazioni dolci e materne. Nella figura femminile di Widmer “La ferita” vediamo un volto di donna, ferita, forse dalla vita, dall’amore o dalle illusioni non realizzate, illusioni che continuano in “Rain” viso composito in tecnica mista su tavola della giovane Vailati Luisa, occhi stupiti rivolti verso l’ignoto in un viso bagnato dalla pioggia o dalle lacrime?  Nell’opera di Bottaro Debora, la “Donna velata” è raffigura con tecnica molto materica olio e acrilico, donna velata, che pur esprimendosi in tutta la sua bella nudità, tende a coprirla con un velo, forse con questo atteggiamento vuole coprire le emozioni troppo forti, attutirle, renderle più accessibili. Non sono accessibili le “Emozioni cosmiche” di Maffeis Ettore, sembrano venire dallo spazio ed addensate tutte nella testa  immersa nel nero dell’universo. Immersa nell’acqua è “La sfida” di Casadio Sonia, una sfida emozionante tra l’uomo e il mare, onda gigantesca che sembra sopraffare l’uomo, che tagliando con sicurezza l’acqua, riesce a uscirne con abilità e bravura. Completa ed enigmatica troviamo Petracca Laura con la sua “Campo divisionista” quasi un labirinto di tratti che infitti impediscono di vedere oltre, forse una barriera alle quotidiane emozioni. Un tramonto invernale, la dolcezza della sera, raffigurata in modo emozionale dall’artista Katusic Mrko chiude questa breve raffigurazione delle opere premiate, che saranno visibili in galleria dal 13 al 28 febbraio, orario della galleria .9,30-12,30/16,00-19,00 chiuso domenica e lunedi mattino.AldebaranNew Artemisia Gallery di M.G.FrassettoVia Moroni 124-24122 Bergamo Per informazioni tel, 035241481 – 3895563828m.frassetto@libero.it 

Colore e Musica: Mostra Personale di Flaminia Quattrocchi

Sabato 23 Gennaio 2010

COMUNICATO STAMPA COLORE E MUSICAFlaminia QuattrocchiEsposizione Personale di Arte ContemporaneaInaugurazione: Giovedì 4 Febbraio alle ore 18,00 In mostra fino al 14 Febbraio 2010Ingresso liberoOrario di visita: da martedì a venerdì dalle 16:00 alle 19:00;sabato 10:00-12:00 Curatrice: Sabrina FalzonePresso: Galleria Il Borgo

 
Dal 4 Febbraio la Galleria Il Borgo di Milano presenta “Colore e Musica” mostra personale di Flaminia Quattrocchi, artista milanese dal grande potenziale creativo che si è posta di recente all’attenzione della critica internazionale, esponendo non solo in Italia ma anche a a New York e prossimamente a Bruxelles per la Boé, mostra internazionale di giovani artisti. 

La rassegna artistica milanese propone un progetto espositivo interamente dedicato al colore e alla musica, due perni importanti nella ricerca espressiva di Flaminia Quattrocchi che afferma: “Definisco con poche parole la mia arte: arte allegra, caratterizzata dall’uso di colori vivaci che colpiscono lo sguardo. Ogni colore esprime un sentimento, uno stato d’animo, un’emozione. La tridimensionalità è fondamentale nelle mie opere, la rendo percepibile attraverso l’uso di svariati materiali, colla, gesso, carta, sabbia, legno…tutti pescati nella mia formazione di scenografa! Queste “tape” sono un inno alla musica e un ritorno al passato, lì dove inizia la mia idea di musica, quando non esistevano computers  e cd ed una musicassetta ti regalava melodie ed emozioni.La musica  unisce  e caratterizza ogni paese… La musica  non muore mai e il colore neanche, regaleranno sempre emozioni che riescono a colpire la sensibilità e penetrare nell’anima di ognuno di noi”. Presso: Galleria Il BorgoC.so San Gottardo 14, Milano (MI)Info: 02.91532183  Direzione Artistica:Sabrina Falzoneinfo@sabrinafalzone.infowww.sabrinafalzone.info

Intervista ad Aldo Busi

Lunedì 18 Gennaio 2010

Intervista ad Aldo Busi

 

Intervista di Antonio Gnoli ad Aldo Busi pubblicata da Repubblica il 12 gennaio 2009, pagg. 58 e 59


Provate a sostituire scrittore con pittore o intellettuale,
romanzo con quadro, ecc… Mi ci riconosco al 100%

“Guardo il nostro Paese con raccapriccio. Non ho più voglia di fare niente per l’Italia. Ho scritto i miei romanzi bellissimi e a un certo punto ho deciso: mi sono tolto dalle balle. Via. Dai rumori, dal chiacchericcio, dalle pretese di far sognare una nazione che non sogna, non vive, non ha futuro. Mi sento molto inutile. E se ne parlo, se ho deciso per un momento di rompere il silenzio, non lo faccio in quanto scrittore, ma solo perchè continuo ad essere Aldo Busi”.

C’è differenza tra il Busi uomo e lo scrittore?
“Nessuna, ma la metto in guardia verso quegli scrittori che pensano di avere la chiave di volta per spiegare i mali del mondo, che ritengono d’essere dei salvatori della patria. Poi li leggi e senti immediatamente che non c’è l’opera, non c’è il romanzo. Io ho un’opera. Cresciuta nel deserto, nel nulla italiano. Ma c’è”.

Non tutti se ne sono accorti.
“Non sono un populista. Quindi penso che il dovere dell’opera sia di rimanere ferma dov’è. Sono gli altri che devono andarle incontro. Il romanzo che va verso il pubblico non è più un’opera, al più è un’operetta. Tra l’altro avercene di operette. Neanche queste sono state prodotte negli ultimi vent’anni. Uno scenario desolante, dove spicca solo la rivoluzione di internet”.

Non è poco, ha cambiato radicalmente il nostro modo di stare nella cultura.
“Certo, ma non in meglio. La lingua è diventata solo comunicazione. E’ caduto il senso estetico della lingua italiana e in generale della lingua usata come sistemazione delle idee. Con l’avvento di internet la mia opera si è trasformata in sale”.

Appartiene al passato.
“La mia opera è talmente indietro che non è nè di ieri nè di oggi. E’ il domani”.

Rischia l’incomunicabilità.
“L’esperienza di un lettore non è comunicabile ad un altro lettore. Il passa parola va bene per le operette. La mia identità di scrittore non è negoziabile”.

Ma i romanzi bisogna pur venderli.
“Non ho mai pensato di vivere di diritti d’autore. Alla fine uno come me è destinato a rimanere solo. Non ho una famiglia alle spalle che mi protegga. Non appartengo ai clan, non sono iscritto ai partiti. Da sempre detesto la figura dell’intellettuale organico. Che cos’è: un suggeritore, un imbonitore, un servo? Sono disorganico a tutto”.

E’ il suo modo di salvarsi?

“A un prezzo carissimo. Sono due settimane che non esco di casa, che non incontro nessuno, non vado a cene mondane. Non entro nei ristoranti. Cosa faccio? Cucino cotechino e lenticchie e metto su pancia”.

Cosa la spinge a questa vita da recluso?
“Fuori incontri gente che è convinta di avere la verità in tasca e pensa di illuminarti. Ma questo non è il paese dei Lumi. Non vedo alcuna speranza di miglioramento. Per questo ho smesso di scrivere”.

Non le manca la scrittura?
“Perchè dovrebbe? Quello che avevo da dire l’ho detto. Vengo dalla scuola severa del grande autodidatta. Non sono il semplice amateur. Lo scrittore è la coscienza della nazione. Se non è tale non è niente. Ma qui c’è ancora una nazione?”.

Ce lo dica.
“Non le rispondo, non sono un demagogo, non mi rivolgo alle folle. La letteratura è un fatto elitario. In me non c’è la minima predisposizione al mercimonio ed alla prostituzione”.

Eppure nel secondo dei suoi racconti c’è un elogio quasi malinconico di un giovane prostituto.
“E’ un lavoro come un altro, del resto non c’è cosa che non sia mercificata. Se è mercificato il pensiero perchè non dovrebbe esserlo un quarto di carne? La carne umana è la merce più a buon mercato che abbiamo. Non sono gli amanti prezzolati, le escort, i leccaculo che da noi mancano. E poi, gli uomini e le donne sono talmente insicuri di sè che è chiaro che stanno solo cercando un padrone. Tutti vogliono un padrone. La mia lotta, quando incontro qualcuno, è restituirgli la stima in se stesso”.

E cosa si aspetta di ottenere?
“Non lo so e non m’importa di saperlo. A volte mi rimproverano di investire energie sulle persone sbagliate. Ma non ci sono persone giuste. Le persone sbagliate sono le uniche su cui vale la pena di prodigarsi. Sono le uniche davvero spossessate di sè”.

Echeggia il retaggio cattolico.
“Solo una persona profondamente anticlericale e aconfessionale può essere buona come me. Io posso essere generoso con un nemico, un cattolico difficilmente”.


E’ una forma di gratuità più che di generosità.

“E’ vero perchè la gratuità richiede una grandezza che il generoso non sempre possiede. E poi a me piace stupire”.

Cosa significa stupire?
“Dare la sensazione che non stai agendo in base ad un istinto di rapina. Stupire significa costringere qualcuno a ricredersi su di te, su di sè e conseguentemente sul mondo”.

In passato lei stupiva giocando sui suoi gusti sessuali.
“Cosa vuole che le dica: ho praticamente smesso di fare sesso. Sono un omosessuale ideologico. I maschi cominciano a farmi schifo. All’odore del caprone in palestra preferisco la castità”.

O le donne, visto l’elogio sperticato che ha fatto di Carla Bruni.
“Un’eroina della nostra contemporaneità”.

Che cosa l’affascina di queste figure femminili: prima Liala, poi Zsa Zsa gabor e adesso la moglie di Sarkozy?
“E’ un movimento ascensionale. Liala conquista le analfabete e comunque insegna loro a lavarsela. Zsa Zsa conquista gli uomini. Non fa film ma è la più grande attrice della vita. La Bruni conquista il potere vero. In lei vedo la capacità ormai in estinzione di essere virile”.

Si spieghi.
“La virilità è un progetto, la femminilità una condizione. Mettendo insieme queste due cose Carla Bruni ha conquistato una nazione, i francesi sono pazzi di lei. Non ha compiuto un passo falso. Ha tutta la mia ammirazione”.

I detrattori insinuano che abbia fatto tutto per calcolo.
“E allora dov’è lo scandalo? I critici come al solito non hanno capito che Carla Bruni ama tanto di più Sarkozy proprio in quanto non lo ama. Troppo facile amare qualcuno perchè lo ami. Prova ad amare qualcuno senza amarlo. E’ durissima”.

E lei ha amato?
“Ho cercato la merla bianca. Ma avevo già la mia opera e me stesso”.

Di se stesso, del suo corpo scrive: il mio è un corpo che non si vendica su di me.
“Nel senso che sono costantemente aggiornato su di me, anche quando muto, quando mi trasformo, quando mi travesto”.

Inclinazione camaleontica?
“Travestirmi equivale a sentirmi come Giorgio Samsa che Kafka trasforma in scarafaggio: sono un personaggio che può vivere indifferentemente in un romanzo o nel mondo”.

Che cos’ha fatto in questi anni di silenzio?
“Sono stato benissimo. Non ho fatto una bella mazza di niente. Non ho scritto, non sono andato in televisione, non ho avuto sfoghi sessuali. In compenso ho cambiato tantissime stanze d’albergo in Europa Non c’è stata cosa più bella che staccarsi da tutto e chiudere il rubinetto. Così se mi faranno fuori non ci sarà nessuno che mi rimpiangerà”.

Rimpiangeremmo il suo talento indiscusso.
“Mi hanno fatto il vuoto attorno perchè tra l’altro sono una persona troppo spiritosa”.

Di sè lei ha scritto in uno dei racconti: sono un ex cameriere con il complesso di superiorità.
“E’ vero. Ho avuto la fortuna di non essere un figlio di papà, di non studiare nelle scuole di Stato. Tutti quelli che erano handicap insormontabili li ho trasformati in grotte di Aladino piene di tesori. E poi, se uno non ha fatto il cameriere e non ha visto la vita dal basso, o dal sotto di una tovaglia, non può aspirare al trono”.


Lei ha anche detto: si può smettere di scrivere ma non si può smettere di essere scrittori.

“Essere scrittore è per me possedere un terzo occhio. In questi anni di voluta inattività si è molto acuito”.

Chi è per lei uno scrittore?
“Prenda me, come parlo, come mi muovo, come gestisco il mio corpo, prenda le mie opere e da lì capirà chi è scrittore e chi non lo è. Non è una cosa di cui posso vantarmi, perchè per il fatto di essere scrittore non me ne torna niente in tasca”.

Tutto accade perchè deve accadere.
“Eppure non mi spiego perchè le ho rilasciato questa intervista. Ha mai scritto su di me negli ultimi anni?”.

No, dovevo?
“Io nasco respinto. Mio padre non mi voleva, mia madre desiderava una femmina. Io nasco e già avevo un completino rosa”.

Da neonato ha cominciato a scavare l’abisso fra lei e il mondo.
“Preferisco essere respinto che accettato, parola davvero miserabile. Chi siete voi per tollerarmi? Dei lombrichi. Ammettetelo e io vi trasformerò in draghi volanti. Il segreto è tutto qui”.

 

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Le sculture di Francesco De Molfetta e Matteo Negri in mostra a Sassuolo (MO)

Venerdì 15 Gennaio 2010

L’Associazione Culturale Arscenica di Sergio Annovi, in collaborazione con il Comune di Sassuolo e l’Assessorato alla Cultura sono lieti di presentare L’impero degli oggetti, mostra bipersonale di Francesco De Molfetta e Matteo Negri che inaugurerà Sabato 23 Gennaio alle

ore 18,00.

All’interno degli spazi della Paggeria Arte, storica sede sassolese di importanti mostre ed eventi legati all’ arte contemporanea, saranno esposte le opere dei due giovani scultori milanesi.

Per l’occasione Francesco De Molfetta e Matteo Negri esporranno un ventina di opere facenti parte della loro più recente produzione artistica. In questi nuovi lavori entrambi gli artisti operano una sorta di defunzionalizzazione dell’o

Nelle opere di Francesco De Molfetta (Milano 1979) lo

spazio diventa una sorta di scenografia dove gli oggetti e le sculture sono protagonisti di scene che possono essere lette talvolta come vignette umoristiche, altre come rappresentazioni teatrali.

De Molfetta mette in scena una serie di opere concettuali dove realtà e finzione si confondono senza soluzione di continuità; le sue sculture assomigliano infatti a dei ready made recuperati nel patrimonio dell’immaginario collettivo: allarmanti icone del contemporaneo, oggetti e stereotipi del consumismo più spietato, oggetti più comuni ai quali è stata tolta la loro originaria funzione. Il giovane artista milanese li isola dal loro contesto e li obbliga a mutare il proprio concetto di verità, costringendo il pensiero ad andare oltre e a rinunciare ad ogni stabile certezza. Si tratta di microcosmi che generano un sentimento di spaesamento, un mix di estraneità e familiarità, che si risolve infine in una comicità affascinante e al contempo ironica.

Nella sua ricerca plastica Matteo Negri (Milano 1982) utilizza tecniche artigianali e attribuisce una particolare attenzione alla manualità come possibilità di ricerca e di scoperta.
Anche la scelta dei materiali è molto importante: nella serie delle mine, realizzate in ceramica smaltata, è evidente il contrasto tra la tipologia dell’oggetto e il materiale scelto; la mina stessa, strumento di distruzione, subisce la violenza e il rischio di frantumarsi per la fragilità della ceramica con la quale è realizzata.

Altrettanta ironia pervade anche la serie L’Ego: i famosi mattoni da costruzione sono qui snaturati, privati della capacità di espletare la funzione per cui sono creati: non c’è più possibilità di costruire, i lego in resina si presentano come oggetti fini a se stessi, di cui si può solo apprezzare l’aspetto cromatico e formale. Da giochi per bambini diventano giochi per adulti, opere d’arte nelle quali riconoscere parte della nostra infanzia

ggetto che, privato appunto della sua funzione primaria, assume molteplici sfumature concettuali legate ad un unico comune denominatore: l’ironia.

 

 

Teatro Ragazzi: con “SHAHRAZAD E LA LAMPADA DI ALADINO” Francesca Brusa Pasqué porta in scena fiabe, musiche e atmosfere da “Le mille e una notte”.

Sabato 9 Gennaio 2010

shahrazade-fbp.jpg

Continua il giro del mondo di Francesca Brusa Pasqué, attrice varesina dalla formazione ricca e complessa che, da alcuni anni, ha indirizzato la propria ricerca verso il teatro di narrazione elaborando, per il pubblico più giovane, spettacoli ispirati a fiabe, miti e leggende appartenenti a mondi lontani e poco conosciuti. Il suo impegno, artistico ed umano, nel superare la distanza e, spesso, la contrapposizione tra culture diverse, le è valso il prestigioso invito alla XXIX edizione di Operaestate Festival Veneto, celebre manifestazione internazionale d’avanguardia, a cui l’attrice ha partecipato con ben tre spettacoli ambientati rispettivamente in India, in Brasile e nell’Est europeo.

Francesca Brusa Pasqué ci conduce ora a scoprire l’incanto del Medio Oriente, e lo fa evocando una figura femminile leggendaria, un’eroina che rimanda ad un mondo fantastico, caratterizzato da atmosfere sospese, giochi d’acqua, pietre preziose, sete e fruscii: Shahrazad.

Perché Shahrazad? Oggi ha ancora senso parlare di lei, usando come pretesto una fiaba antica conosciuta da tutti?

La risposta è rivelata nel preambolo de “Le mille e una notte”; la splendida raccolta di storie inizia infatti con l’atto eroico di Shahrazad che cerca di salvare il suo popolo e se stessa non tanto grazie alla bellezza quanto, piuttosto, grazie alla profonda cultura e alla sua straordinaria capacità affabulatoria, acquisita in anni di lettura, studio e ricerca.

Lo spettacolo è costruito in modo da far conoscere la forza della narrazione ricalcando la struttura de “Le mille e una notte”, ossia attraverso l’artificio narrativo del racconto nel racconto: sulla scena si narra la storia di Shahrazad che, a sua volta, narra la storia della lampada di Aladino al re Shahriyar, durante la prima notte di nozze.

Grazie anche all’ausilio di stoffe, oggetti esotici e strumenti musicali suonati in scena, il pubblico sarà condotto dalla voce narrante in un viaggio che lo porterà nella magica atmosfera mediorientale, nel mondo luccicante dei palazzi dei sultani, dei giardini fioriti, degli incantesimi dei maghi cattivi e dei desideri esauditi da geni meravigliosi.

 

 

SHAHRAZAD E LA LAMPADA DI ALADINO”

di e con Francesca Brusa Pasqué

Sabato 9 gennaio 2010, ore 15.00.

Area Metropolis 2.0

Via Oslavia 8, PADERNO DUGNANO - MILANO

SITO PERSONALE DELL’ARTISTA:

www.francescabrusapasque.net

Faccia a Faccia - Claudio Sacchi / Ferdinando Quintavalla

Martedì 15 Dicembre 2009

terza-piccola.jpgmostra_pesaro_piccola.jpgMartedi 15 dicembre alle ore 18 a Pesaro alla Chiesa della Maddalena,nei pressi del Conservatorio, si inaugura una mostra di pittura dedicata a Claudio Sacchi e Ferdinando Quintavalla .La mostra a cura di Gilberto Grilli è organizzata con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune e dei Musei Civici .


I due artisti rappresentano due eccellenze dell’arte figurativa italiana conosciuti a livello internazionale.
Claudio Sacchi è nato a Pesaro nel 1953, ha frequentato la Scuola d’Arte di Urbino e l’Accademia di Belle Arti di Firenze .Fondamentale per la sua formazione sono stati gli incontri con Pietro Annigoni ed Enrico Del Bono.Ha trascorso lunghi periodi in Inghilterra e Olanda ,attualmente vive a Firenze ,dove svolge anche una notevole attività di ritrattista . Vittorio Sgarbi così ne descrive l’opera :”Sacchi, pittore di formidabile virtuosismo tecnico , potrebbe sembrare subito un artista antico , invece intende semplicemente ribadire la legittimità e la piena dignità di un modo di fare arte , quello legato alla tradizione , che la critica contemporanea per molto tempo ha voluto assurdamente rimuovere dalle nostre coscienze…”.
Ferdinando Quintavalla è nato a Parma nel 1951 , autodidatta , di grande impegno e notevoli doti artistiche realizza opere in cui risaltano la naturalezza e la spontaneità dello stile che le rendono di immediata lettura
M. Nardini

La mostra continua fino al 30 dicembre 2009

orario: tutti i giorni festivi compresi dalle 17 alle 22

ingresso: gratuito

info-line 3475151916 -  e.mail: nardini.maurizio@gmail.com

SCHEDA INFORMATIVA
protagonisti: CLAUDIO SACCHI - FERDINANDO QUINTAVALLA
organizzazione:Gabriele Bonazza
sede:Chiesa della Maddalena - via Zacconi PESARO (PU)
inaugurazione: 15 dicembre 2009 ore 18
orari: tutti i giorni festivi compresi dalle 17 alle 22
ingresso: libero
recapiti per info:3475151916 - nardini.maurizio@gmail.com

Angelique DeVil presenta Planète Amoureuse

Martedì 15 Dicembre 2009

Angélique DeVil

Presenta:

Planète Amoureuse

Art Erotique, per un nuovo indiscusso pianeta amoroso”

Con le opere di Roberto di Rocco, Tiziano Saitta, Tampaxlove

Planète Amoureuse, il contenitore emotivo in cui il corpo assume un’ indiscussa centralità fatta di esperienze fisiche, sguardi, profumi, sensazioni, a cui hanno aderito 18 artisti è ora ospite, dopo il successo della presentazione ufficiale del 3 dicembre, per la prima collaborazione con l’esclusivo concept store Angélique DeVil, un luogo dedicato a donne raffinate che amano reinventarsi attraverso nuove esperienze, perseguendo, sempre con stile, il piacere sensuale ed estetico.

3 artisti, 3 sguardi, 3 emozioni:

Roberto di Rocco ritrae soggetti volutamente sospesi, rimandando lo sguardo dello spettatore verso un mondo in bilico tra realtà e visione dove il corpo assume il ruolo centrale della ricerca.

Tiziano Saitta crea un insieme di percezioni, un tumulto di emozioni dove il soggetto non è mai una figura ben definita.

Tampaxlove presenta un’opera dalle linee sinuose, una creazione sensuale ed onirica a metà strada tra la pop art e il fumetto.

Inaugurazione:

Domenica 20 dicembre 2009 ore 18

un brindisi per augurare a clienti, amici e voyeurs un 2010 sensuale

Indira Fassioni

Chiara Gallotta

Via Privata Schiaffino, 25

 Milano 

rosaspinto@hotmail.it

skype: indirarosaspinto

tel: 3338864490

 

Angelique DeVil

Via Cerva 7

Milano

tel: 0292885593

info@angeliquedevil.com

FRANCESCA NACCI “LA DANZA DEGLI OCCHI”

Lunedì 30 Novembre 2009

TINO BELLINI, Antichità, Arte e Restauro presenta

FRANCESCA NACCI “LA DANZA DEGLI OCCHI”a cura di Stefano Pizzi Inaugurazione mercoledì 2 dicembre, h. 18.30. 

Roberto Bellini con questo evento interpreta il desiderio di riavvicinare il mondo dell’antiquariato all’arte contemporanea creando il ciclo di mostre intitolato SCHEGGE DI ARTISTA: un momento ed un luogo dove poter esporre nuovi artisti  e poter presentare oltre alle loro opere più rappresentative anche piccole cose, impressioni, frammenti così che l’arte sia accessibile a tutti.

Francesca Nacci inaugura questo ciclo e dissemina lo spazio di tribali, colorate e profonde presenze.

 

Profonde si, perché nell’inafferrabilità di quegli sguardi che certo sono un pretesto per fare pittura cogliamo comunque un’interiorità sensibile e attenta, una nota poetica non comune, un desiderio di coinvolgere chi guarda e al contempo si fa guardare.

Già qui ci inoltriamo in un territorio che sebbene denoti l’appartenenza a un’area figurale, ne sottolinea al contempo la movenza concettuale.

Questi ritratti sono poi stravolti, lavorati, oltraggiati, gestualmente dipinti, scritti … e continuano a guardarci.

Hai voglia a leggere o decifrare ogni componente di matericità, cromìa, segno, alla fine sono sempre degli sguardi che ti trovi davanti.

Scrutano … indagano. O forse semplicemente chiedono. E cosa possono chiedere degli occhi dipinti  se non una dovuta attenzione?

Questo allora è ciò che domandano gli adolescenti dell’artista.

Attenzione…

Questi occhi, alla fine, sono gli occhi di noi tutti ed è per questo che ne proviamo turbamento… perché narrano le nostre esistenze ed i nostri travagli, le nostre gioie, le nostre angosce…

Sono il grande racconto, e l’ancor più grande quesito, sul significato della vita.

E sono l’espressione di un’artista  che ricerca e si cerca senza paura. Non accademici, incontaminati, freschi, puri ed immuni da committenze ed esigenze di mercato.

La chiamano pittura.

 LA DANZA DEGLI OCCHI:

Inaugurazione mercoledì 2 dicembre, h. 18.30

La mostra sarà aperta dal 3 al 24 dicembre.

Per Informazioni rivolgersi allo 02-86462086.

 TINO BELLINI                                                                                                 Antichità, Arte e Restauro                                                                                      Via Madonnina 12                                                                                                    20121 Milano                                                                                                           02-86462086                                                                                                            tinobellini@lifegate.it                                                                                               Rosaspinto Ufficio Stampa♥Indira FassioniChiara GallottaVia Privata Schiaffino, 25I - 20158 Milano e-mail: rosaspinto@hotmail.ittel: 3338864490 

“ Planète amoureuse ”

Giovedì 26 Novembre 2009

  Il laboratorio creativo Rosaspinto è lieto di presentare la mostra-evento: “ Planète amoureuse ”  presso: Pomezia Uno Gallery a Milano Inaugurazione Giovedì 3 Dicembre 2009dalle ore 17:30 alle ore 22:30 dal 3 Dicembre al 8 Dicembre 2009 L’esposizione esprime e interpreta i diversi elementi di cui si compone il sentimento  amoroso, soffermandosi in particolare sull’ apogeo dell’amore carnale, creando un contenitore emotivo in cui il corpo assume un’ indiscussa centralità fatta di esperienze fisiche, sguardi, profumi, sensazioni. A questo manifesto hanno aderito 18 artisti, che hanno realizzato opere inedite traendo ispirandosi ai testi di Indira Fassioni, realizzando attraverso arti visive, un palpitante “corpo amoroso”. Durante l’appuntamento “Planète amoureuse” gli artisti coinvolgeranno i visitatori in momenti di improvvisazione e reading poetici: “Noi ci innamoriamo dell’anima, ma per vivere ci servono i corpi” I.F La manifestazione porta avanti il progetto Rosaspinto, di Indira Fassioni realizzato in collaborazione con Valentina Zolla. “Planète amoureuse” è una locomotiva itinerante alla ricerca di nuove sinergie creative e contesti espositivi. “Planète amoureuse” parole, suoni, forme, immagini: Marco Antonio Abbagnara, Lorenzo Andrea Paolo Balducci + i Nella Carne, Sabrina Baruzzi, Fabrizio Beretta, Stefano Bianchi Bosisio, Alice Campo, Cristiano Ceretti – Tampaxlove, Francesco Cuna, Roberto Di Rocco,  Mauro Lacqua, Gemis Luciani, Jacopo Manfredini, Francesca Nacci, Paolo Ornaghi, Giordano Redaelli, Tiziano Saitta, Luca Sommariva – Insect are sexy, Davies Stefania Zambotti.      Inaugurazione 3 Dicembre 2009 orario 19 – 22.30 (ingresso libero)Vernissage con gli artisti ore 17.30 : stampa e addetti ai lavori (su invito) Aperto tutti i giorni dal 3 al 8 Dicembre, per appuntamenti e info: 02/45489381 L’evento planète amoureuse è realizzato in collaborazione con: Cibo e..nò, Food & Fashion, Goparty.it, Nobili Terre, Twelve Milano, VZ comunicazione, Kobayashi Project - design by Bubble design, Alessandro Orgiato©, Lovely Toys. planeteamoureuse@gmail.com  Rosaspinto Arte e ComunicazioneVia Privata Schiaffino, 25 20158 Milano e-mail: rosaspinto@hotmail.ittel:  +39 333 8864490 Pomezia Uno  I  Fine Art Gallery  I  Photo Studio & EventsVia Pomezia, 120127 MILANOTel +39 02 454 89 381 Cell + 39 347 9340599

massimiliano.lenti@pomeziauno.com

press@pomeziauno.com, www.pomeziauno.com VZ ComunicazioneVia Niccodemi, 2621100 Vareseinfo@vzcomunicazione.org, www.vzcomunicazione.orgtel 347 7575291 

I COLORI DELL’ARCOBALENO E DELLE FIABE INDIANE DI FRANCESCA BRUSA PASQUE’ SPLENDONO SU MILANO.

Venerdì 20 Novembre 2009

fiaba-indiana-larcobaleno-e-le-anatre.jpgSabato 28 novembre 2009, al Teatro della Memoria, Francesca Brusa Pasqué porterà in scena l’atmosfera esotica e misteriosa di mondo lontano e incantato, animato da creature leggendarie poetiche e delicate costrette a convivere con l’eterna minaccia rappresentata dalle piogge e dai monsoni.

Poesia, musica e racconto si alterneranno nel corso dello spettacolo, che si inserisce all’interno di “Burattini e altre storie”, l’ormai storica rassegna di Teatro Ragazzi che ogni anno seleziona le produzioni delle più note compagnie con l’intento di promuovere una cultura del teatro capace di favorire percorsi di conoscenza e di incontro, stimolando un processo di crescita culturale attraverso l’incanto e la magia della rappresentazione dal vivo anche nel pubblico più giovane. Divertendosi e riflettendo insieme ai propri figli, anche gli adulti potranno riscoprire il piacere di ascoltare una storia e di liberare la fantasia andando oltre il semplice segno lasciato sulla scena dall’attrice.

Fiaba indiana: l’arcobaleno e le anatre” racconta due miti indiani; il mito di Shiva, potente divinità che si trasforma nella montagna dell’Himalaya per poter donare alla terra il fiume Gange e renderla finalmente fertile, e il mito dell’uovo dell’arcobaleno (originario del Bangladesh), creato per spiegare i fenomeni naturali che puntualmente imperversano in India: i monsoni, le piogge e le inondazioni che devastano città e campagne. Secondo la leggenda, un giorno alcuni bambini curiosi e disubbidienti, ignorando le raccomandazioni dei genitori, toccarono l’uovo magico che si aprì liberando un meraviglioso arcobaleno. La splendida immagine si trasformò ben presto in tragedia: l’arcobaleno si sciolse infatti nella pioggia violenta che devastò la terra. Solo i bambini riuscirono a salvarsi dal diluvio, trasformati però in nuove creature.

Sarà una madre a raccontare queste storie, una madre che sta cercando riparo insieme alla sua bambina sul suo albero-nido, su cui si arrampica quando piove così tanto che l’acqua incomincia a salire e allora, lassù, le madri consolano i figli, spiegando loro perché quando comincia a piovere non finisce più.

Grazie all’utilizzo di stoffe colorate, nuvole di piume variopinte, costumi dalle tinte calde, suoni e musiche fortemente suggestivi, si vive l’atmosfera della terra in cui la storia è ambientata: l’India, terra di colori, di profumi, di incantatori di serpenti e di spiritualità, di tradizioni e di antica saggezza; ma anche terra di monsoni e sciagure, di miseria e fame.

La fiaba appartiene al progetto interculturale “Fiabe dal mondo” di Francesca Brusa Pasqué, attrice varesina dalla formazione ricca e complessa che, da alcuni anni, ha indirizzato la propria ricerca verso il teatro di narrazione elaborando uno stile personale che unisce il teatro al racconto.

FIABA INDIANA: L’ARCOBALENO E LE ANATRE”

di e con Francesca Brusa Pasqué

Sabato 28 novembre 2009, ore 16.00.

Teatro della Memoria

Via Cucchiari 4 – MILANO

Per prenotazioni: info@teatrodellamemoria.it

SITO PERSONALE DELL’ARTISTA:

www.francescabrusapasque.net

Debutta la rassegna “Memorie del Legno. Dialogo fra un albero e l’Uomo”, esposizione d’arte visiva e performance di teatro-danza, nuova produzione della compagnia teatrale varesina Artistec.

Martedì 3 Novembre 2009

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Nella città di Varese, in data 15 novembre 2009 alle ore 18.00, presso il Teatro Stabile d’Insubria, sarà presentata per la prima volta “Memorie del Legno. Dialogo fra un albero e l’Uomo”, esposizione d’arte visiva e performance di teatro-danza, firmata da Metello Faganelli, nuova produzione della compagnia Artistec.

 

Si tratta di uno spettacolo di teatro-danza fortemente legato al nostro territorio e, in particolare, ai suoi aspetti naturalistici che, al di là della dimensione favolistica e delicatamente poetica rappresentata, intende proporre la conoscenza, il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente come occasione di crescita individuale e sociale, momento di incontro tra un passato ideale e remoto e un futuro, ormai prossimo, sempre più tecnologico.

 

L’attore protagonista, con l’ausilio di due attrici danzatrici, narrerà storie che hanno per soggetto gli alberi, il lago e la montagna. Sulla scena saranno presenti anche alcuni legni dalle forme antropomorfe, raccolti sulle sponde del Lago Maggiore, che assumeranno la valenza di personaggi e offriranno spunti di riflessione sulla bellezza dei luoghi in cui abitiamo e sull’importanza della loro tutela.

 

La performance prevede inoltre la proiezione di un video girato in locations particolarmente suggestive della Provincia di Varese, in cui viene narrata una parte della trama dello spettacolo dal vivo; luoghi selezionati per il loro notevole valore culturale, storico e naturalistico, che rappresentano e valorizzano il territorio dell’Insubria.

 

I legni antropomorfi, sapientemente rielaborati dalle mani dello scultore, hanno dato vita ad una serie di opere d’arte saranno esposte nel foyer del teatro; la mostra d’arte visiva, evento collaterale dello spettacolo teatrale, sarà visitabile fino al 29 novembre.

 

Il progetto “Memorie del Legno. Dialogo fra un albero e l’Uomo” prevede pertanto lo spettacolo, il video e la mostra d’arte; componenti che traggono forza l’una dall’altra articolando un discorso complesso ma che, analizzate singolarmente, vivono di vita propria.

 

L’iniziativa ha carattere itinerante; proposta per la stagione 2009/2010 in diversi Comuni della Provincia di Varese e di quella di Novara, si snoderà prevalentemente lungo le sponde del Lago Maggiore, avvicinando molteplici tipologie di pubblico nel tentativo di dimostrare come un tema così attuale come l’ecologia possa offrire un valido spunto per possibili interpretazioni artistiche e teatrali.

 

 

MEMORIE DEL LEGNO, DIALOGO TRA UN ALBERO E L’UOMO”

Esposizione d’arte visiva e performance di teatro danza.

Domenica 15 novembre 2009, ore 18.00.

Teatro Stabile d’Insubria, Piazza Repubblica – Varese.

 

INGRESSO GRATUITO

 

La mostra sarà visitabile fino a domenica 29 novembre 2009

con il seguente orario:

Lunedi – Sabato 11.00-14.00; 17.00-19.00

 

Con Raffaella Pastorelli e Margherita Micheletti

Regia: Metello Faganelli

Costumi: Anna Cesarini

Ufficio Stampa: Emanuela Rindi

Riprese e montaggio video: Gionata Medeot

Foto e grafiche: Tommy Martinelli

 

Per maggiori informazioni:

www.artistec.eu

ars@artistec.eu

Tel. 349 7132988

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Sembianze” mostra di pittura di Riccardo Cavalleri

Venerdì 23 Ottobre 2009

Sembianze

Si inaugura domenica 25 ottobre 2009 alle ore 17.00 al Castello di Monteruzzo di Castiglione OlonaSembianze” la mostra di pittura di Riccardo Cavalleri, patrocinata dal Comune di Castiglione Olona e dalla Galleria Ghiggini di Varese, con la presentazione critica di Chiara Palumbo.

Riccardo Cavalleri, nato nel 1978 a Busto Arsizio dove vive e lavora, inizia ad esporre all’età di 17 anni, partecipando a collettive e a personali. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, riceve importanti riconoscimenti, e negli anni prestigiose commissioni per la realizzazione di opere pubbliche, come nel 2005 la scultura in acciaio “L’abbraccio delle lune” per il Comune di Olgiate Olona e nel 2007 i pannelli della Via Crucis per il cimitero di Olgiate Olona.

“Nei miei quadri cerco la calma che sta per diventare tempesta, sono immobili ma tra poco i colori si muoveranno sempre più veloci. Ispirandomi all’espressionismo astratto, lascio sempre un riferimento simbolico, in modo da orientare lo spettatore nella visione del quadro, che carpendogli l’essenza la trasforma in emozione.
L’energia sprigionata dai quadri sembra uscire dalla tela e per questo i miei dipinti hanno l’esigenza dello spazio intorno a sé”.

Sembianze mostra di pittura  di Riccardo Cavalleri
Dal 25 ottobre all’8 novembre aperto dal giovedì alla domenica 15.30 / 19.30
Castello di Monteruzzo, via Monteruzzo 1 – 21043 Castiglione Olona (VA)

www.riccardocavalleri.it

info@riccardocavalleri.it

tel. +39 349 25.85.704

“ANIMALS – contemporary visions”

Venerdì 2 Ottobre 2009

La Mostra d’Arte Contemporanea più suggestiva degli ultimi anni Nell’anno dedicato allo scienziato Charles Darwin per i duecento anni dalla sua nascita, martin – Martini Arte Internazionale inaugura a Grugliasco, dal 17 Ottobre al 15 Novembre, una nuova e sorprendente mostra d’arte contemporanea che lascerà senza fiato non solo gli appassionati ma anche tutti coloro che non avrebbero mai immaginato di poter trovare in una forma d’arte l’occasione per provare un’emozione profonda e coinvolgente. L’evento infatti, che si presenta con il nome “ANIMALS – contemporary visions”, ha come tema dominante gli animali e le valenze simboliche che gravitano attorno al rapporto di questi con l’uomo.La natura umana e quella animale vengono accostate, sovrapposte, a volte scambiate all’interno delle 100 straordinarie opere esposte presso la “Nave Gallery” di Grugliasco. L’obiettivo è quello di ricordare che, a differenza di quanto la società occidentale ha da sempre sostenuto, i due mondi sono separati solo da una linea sottile e facilmente attraversabile. L’istinto animale vive nel profondo di ogni essere umano, venendo allo scoperto sottoforma di impulsi e sentimenti che spesso danno vita ad azioni, positive o negative. Per questo motivo, gli artisti hanno voluto rappresentare attraverso la loro sorprendente lente creativa contemporanea i significati simbolici che attribuiscono agli animali, alla loro natura, ed al rapporto di questa con quella umana. Non per dare risposte né per far emergere loro verità, ma piuttosto per colpire l’osservatore costringendolo a riflettere e a porsi domande. Il risultato è che non potrà esservi indifferenza negli occhi dei visitatori, che spontaneamente saranno travolti da un vortice di emozioni, a volte in contrasto tra loro. L’evento, curato da Patrizia Bottallo, ed organizzato con la collaborazione della Royal Academy School of Art di Londra e del Comune di Grugliasco, presenta stupefacenti opere di 6 noti artisti di fama mondiale e di una selezione di 6 giovani emergenti del panorama artistico internazionale.Arnold Mario Dall’O, Cracking Art Group, David Mach, Nicolas Hicks, Pascal Bernier, Zadok Ben-David, Alana Lake, Derek Curtis, Hannah Dougherty, James Jessop, Kate Groobey e Pepe Fotografia; sono questi gli artisti che martin – Martini Arte Contemporanea presenterà a Grugliasco dal 17 Ottobre al 15 Novembre.Le loro opere suggeriscono e traducono situazioni sociali, testimoniano e codificano la realtà contemporanea, ridefiniscono i presupposti della relazione tra l’uomo e gli animali attraverso l’abbattimento dei confini tra reale e fantastico. Infatti grazie all’interpretazione artistica, l’animale diventa una presenza perturbante, allegoria di vita, di morte, dei lati oscuri della psiche e del mistero della natura, in grado di mettere in discussione l’ipocrita convinzione di superiorità posseduta dall’uomo, che non può dimenticare che per comprendere se stesso non deve ignorare il rapporto tra l’animalità e l’umanità, conflitto insito nel suo stesso essere.Animali imbalsamati e bendati nelle parti del corpo che, ferite, ne hanno causato la morte. Animali creati con la plastica, quasi a voler simboleggiare la prevaricazione umana sull’universo naturale. O ancora immagini che inseriscono il mondo animale in uno scenario ludico e onirico, e molto altro.Un evento che martin – Martini Arte Internazionale propone a tutti, perché estremamente vicino e comprensibile anche a chi fino ad ora è stato all’esterno del panorama artistico. Il gioco, la fiaba, l’ironia, l’inquietudine e l’introspezione sono aspetti della quotidianità di ogni essere umano, che pertanto non potrà fare a meno di sentirsi toccato e coinvolto dalle opere esposte. Catalogo bilingue disponibileRassegna stampa scaricabile dal sito www.martinart.it   

COLLETTIVA D’ARTE - VENTI ASTRATTI

Mercoledì 16 Settembre 2009

COMUNICATO STAMPA N. 50 ASTRATTO?L’espressionismo astratto è una forma alternativa dell’espressionismo tradizionale. Il movimento nasce a New York negli anni quaranta e si sviluppa principalmente tra i pittori gestuali. Le opere di espressionismo astratto sono facilmente riconoscibili: in gran parte gli espressionisti astratti dipingevano su grandi tele con forte energia e rapidità, utilizzando grossi pennelli o direttamente gettando il colore puro sulla tela. Esistono diverse interpretazioni di questa corrente, in quanto molti artisti considerano l’espressionismo in forma astratta come una rappresentazione violenta, mentre altri si approcciano a questa tecnica in modo più sereno, ovvero interpretando con la pittura espressionista le immagini astratte. Da sottolineare il fatto che non tutte le opere di questa corrente sono astratte o espressioniste, ma si rispecchiano nella corrente per la spontaneità del rapporto dell’artista con l’opera e il ruolo privilegiato dell’inconscio nel processo creativo.A ragione di questo commento presentiamo la nostra collettiva in cui gli artisti che hanno aderito.Si presentano al pubblico bergamasco con le loro opere e le loro tecniche. All’inizio vediamo le due opere del Prof.Enzo Tonello (Cavaglià) - che esprimendosi in forma e tecnica eccellente nella raffigurazione astratta della rappresentazione della vendemmia attraverso le tonalità a tutto campo delle varie qualità di uva, dando risalto più al colore che alla forma, prosegue il suo presentarsi con un’opera in cui si sintetizza la tecnica precisa e coloristica, assemblando in un unico spazio diversi momenti e particolari paesaggistici, architettonici, informali, concentrando il suo interesse nella figura un’ombra o uomo che si distacca dal fondale, unica presenza reale. Nell’insieme astratto della tela. Di diversa modalità l’opera della pittrice Alessandra Turolli (Bergamo), pittrice di grande talento che al momento risiede a Lerici e da questa località di mare prende spunto per le sue creazioni dai colori del mare e dei suoi fondali, che lei trasporta sulle tavole amalgamando le forme e i movimenti delle onde attraverso le linee e i segni che si intrecciano sinuosamente e si fondono in un unico disegno astrale. Il combattimento finale dei pellicani che si fronteggiano senza paura, sull’orlo delle onde di un mare infuriato rende bene tutta la competitività del momento attuale, concetto espresso dall’artista Baldani Giorgio, originario di Torino.In contrapposizione all’idea dell’astrattismo come fonte di non figura, troviamo i due lavori. di Francesco  Scapolatempore,  Milano, un giovane promettente che in questa collettiva si presenta. con due opere; nell’opera più grande raffigura una visione della vita di Gesù che si astrae da quella più conosciuta di profeta immerso nel dolore e nella devozione, in questa tela l’autore lo immagina scomporsi in un complesso famigliare in cui ognuno si esprime in forma musicale dando all’insieme una vocalità gioiosa; nel secondo lavoro ritroviamo le stesse tonalità e sfumature delle note musicali che sembrano scese dalla scena sovrastante. .Anche l’Africa viene ricordata in forma astratta dall’artista Kabir….  Che porta sulla tela i colori dei suoi tramonti, le linee dei suoi villaggi, l’abbraccio degli sposi e le usanze tribali, colori decisi e forti si congiungono in un intreccio colorato. Continuando a parlare di abbracci e gestualità, troviamo questi elementi nelle opere incatenate dell’artista Francesca Toffetti che unisce due tele (Amore e Morte) dove le mani impresse cercano di fermare i due sentimenti in forma indissolubile e tenace. Stiven artista veneta, si esprime attraverso cerchi concentrici che partano da “La teta de Luna” e si dirigono verso uno spazio esterno e buio in contrasto alla luce che traspare dalla Teta carica di positività. Laino Mauro imprime sulle tele stratificazioni di colori che si intrinsecano e formano solchi pieni di luce. e in altre forme si incastrano luci di foglia d’oro, un complesso lavoro di ricerca che sicuramente porterà a sempre maggiori successi. Si distinguono per le loro linearità, scritture e giochi di intrecci le quattro tele di un’artista di Amburgo che creando quasi una scacchiera univoca, si diverte a creare, attraverso i cambiamenti di posizione sempre nuove prospettive colorate.l figura in astrazione si può intendere l’opera di Glinkov Serghej –Trieste che raffigura in astratto un nudo a due tonalità che nell’insieme delle luci bianco e nero si trasforma in una unica massa di ombre e luci che si staccano sempre più dalla tela .e l’opera di Benito Aguzzoli un’elaborazione computerizzata della visione universale della creazione, un lavoro di piccolo formato ma di grande intuizione.Per finire questa nostra prima esposizione a tema astratto dobbiamo parlare del lavoro dell’artista Anna Franca Cavallini di Genova, artista di chiara fama che si affaccia al pubblico bergamasco con un’opera di notevole spessore, sia materico che formale. La sua opera, rossa e nera, squillante, contorta costruita, quasi plastica, che si fonde in un liquido rilucente e impalpabile, ci porta a riconoscere nell’artista una grande abilità di forma e maniera, un modo di raffigurare l’arte rapportato all’informale ed all’astratto, forse il lavoro che più si avvicina alla parola stessa. La sua rosa dei venti è un’opera degna di attenzione. Aldebaran New Artemisia Gallery – via Moroni 124 – 24122 BergamoTel.035241481 – 3895563828m.frassetto@libero.it  – www.newartemisiagallery.com

Omar Galliani “apri gli occhi…chiudi gli occhi”

Mercoledì 9 Settembre 2009

OMAR GALLIANI
apri gli occhi…chiudi gli occhi

MILANO - GALLERIA DEP ART
DAL 16 OTTOBRE AL 12 DICEMBRE 2009 

L’esposizione consta di quaranta opere, disegni, tavole, oli degli ultimi vent’anni di attività di Omar Galliani, uno dei più importanti protagonisti della scena artistica internazionale.

INAUGURAZIONE:  venerdì 16 ottobre, ore 18.30 – Galleria Dep Art 
Dal 16 ottobre al 12 dicembre, la galleria Dep Art di Milano presenta un consistente corpus di opere dell’artista di Montecchio Emilia.

La mostra “apri gli occhi… chiudi gli occhi” che la Galleria milanese Dep Art organizza è un omaggio all’opera di uno dei protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Tre volte invitato alla Biennale di Venezia e premiato alla Biennale di Pechino, Galliani rappresenta un punto di riferimento per gli artisti che a partire dagli anni ottanta si avvicinano al mezzo pittorico e al disegno. Per Galliani, il disegno è stato uno dei principali strumenti d’esplorazione, vissuto nel solco della tradizione rinascimentale, ma allo stesso tempo aperto e sensibile alle dinamiche delle più avanzate indagini artistiche contemporanee. Proprio queste caratteristiche hanno garantito alla sua opera un riconoscimento raro per un artista vivente, come quello tributatogli dal Museo degli Uffizi con l’acquisto nel 2007 del trittico “Notturno” e di due disegni collocati nel Gabinetto Disegni e Stampe del museo fiorentino.La mostra, che si compone di quaranta opere, rappresenta i passaggi salienti delle diverse tematiche e tecniche predilette dall’artista. Dalle grandi tavole disegnate, alle carte, fino a una serie di piccoli e intensi oli, il percorso di Galliani si muove fra suggestioni antiche e moderne, fra sistemi sociali mai rigidi, ma nati dall’analisi e l’approfondimento di culture anche lontane, o sistemi filosofici e letterari. L’artista emiliano è reduce da un ciclo di mostre internazionali che lo hanno visto protagonista in prestigiosi spazi pubblici e privati come i musei d’arte contemporanea di Pechino, Tokyo, Buenos Aires, Shanghai, Kyoto, San Paolo, Città del Messico, Miami e Los Angeles, nonché alcune esposizioni in diversi musei italiani, fra cui quelle in corso a Venezia, la collettiva Dètournemen” nell’antico Ospizio di San Lorenzo – evento collaterale alla 53° Biennale -  e Andy Warhol-Omar Galliani, ospitata nel Chiostro di Santa Apollonia.
La mostra è accompagnata da un catalogo per le edizioni della Galleria Dep Art con un testo di Flavio Arensi.
Milano, settembre 2009

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Cenni Biografici

Nato nel 1954 a Montecchio Emilia, dove vive, Omar Galliani ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Agli inizi degli anni Ottanta è stato esponente di spicco del gruppo degli Anacronisti e del Magico Primario. Ha partecipato a tre edizioni della Biennale di Venezia e in quella del 1984 ha avuto una sala personale nella sezione “Arte allo specchio”. Sempre negli anni Ottanta ha partecipato alla Biennale di San Paolo del Brasile e alla XII Biennale di Parigi. Ha esposto nei Musei d’Arte Moderna di Tokyo, Kyoto, Nagasaki, Hiroshima, alla Hayward Gallery di Londra, a due edizioni della Quadriennale di Roma, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, in quelle di Francoforte e Berlino. Negli anni Novanta il suo lavoro è stato esposto allo Scottsdale Center for the Arts dell’Arizona, alla Marian Locks di Philadelphia e alla Arnold Herstand Gallery di New York. L’artista ha inoltre presentato Feminine Countenances alla New York University e nel 2000 Aurea al Museum of the Central Academy of Fine Arts di Pechino. Ha poi esposto presso il Palazzo delle Stelline a Milano, alla Galleria Civica di Modena, al Museo d’Arte Moderna di Budapest, al Palacio Foz di Lisbona, al PAC di Milano. Nel 2003 è stato invitato alla Biennale di Praga e alla prima edizione di quella di Pechino, dove ha vinto il primo premio con tre grandi opere del ciclo Nuove anatomie. Nel 2005, all’Archivio di Stato di Torino nell’ambito della mostra Grande Disegno Italiano, un suo disegno (5 x 6,3 metri), grafite su pioppo, è stato messo a confronto con il volto dell’angelo di Leonardo, preparatorio della Vergine delle rocce, esposto alla Biblioteca Reale. A Palazzo Magnani di Reggio Emilia ha presentato la personale Nuove anatomie. Sempre nel 2005 il Museo d’Arte Contemporanea di Guadalajara (Messico) ha inaugurato una sua personale dal titolo Nuovi fiori nuovi santi e lo Spazio Mazzotta di Milano ha presentato La figlia era nuda. Dal 2006 una sua personale dal titolo Disegno Italiano ha girato in Cina i più importanti Musei d’Arte Moderna e Contemporanea, da Shangai, Chengdu, Jinan, Xian, Wuhan, Hangzhou, Ningbo, a Nanchino, Dalian, Tientsin, Capital Museum di Pechino, e ha concluso il tour alla fine del 2008 a Honk Kong nella prestigiosa galleria d’arte Schoeni Art Gallery. Sempre nel 2006 l’Università e il Museo di Caracas hanno ospitato una sua personale dal titolo Disegnarsi, che nell’aprile 2007 è stata portata al Museo Hassan di Rabat.Il Grande Disegno Italiano, la grande opera esposta a Torino nel 2005, è stata poi presentata al Palazzo della Permanente di Milano nell’ambito della mostra La bellezza nel 2006, quindi a Verona, Palazzo della Ragione, all’interno dell’esposizione Il settimo splendore.Nel giugno 2007 si inaugura la mostra Tra Oriente e Occidente. Omar Galliani e il Grande Disegno Italiano in Cina presso la sede della Fondazione Querini Stampalia, inserita tra gli eventi collaterali della 52a Biennale di Venezia. L’evento, realizzato con il patrocinio dell’Ambasciata Cinese in Italia, in collaborazione con il Ministero Italiano per gli Affari Esteri e il governo della Repubblica Popolare di Cina, vedrà la presenza dell’Associazione degli Artisti Cinesi e la collaborazione dei musei di Shanghai, Ningbo, Dalian, Xian, Hanghzou, Jinan, Chengdu e Wuhan. Nel mese di Aprile 2009 Christian Mermoud  inaugura una sua personale alla galleria  ” Angle Art-Led Attitude & Design” a Saint Paul de Vance, il 31 di luglio si inaugura sempre a Saint Paul de Vance un nuovo spazio “Angle Art e Design” , all’interno e in permanenza si apre “Space Galliani” che raccoglie in permanenza sue opere . La galleria “k 35″ di Mosca apre una sua personale da Maggio a Luglio con un nuovo ciclo di opere. La Fondazione Michetti di Francavilla al Mare gli dedica una grande retrospettiva ,catalogo Allemandi. Nel Maggio e per tutta l’estate ,la galleria  ”Shangheie” di Shanghai allestisce una sua personale ” Lontano da Xian”. Sempre in quelle date a Vienna l’istituto Italiano di Cultura ospita nei propri spazi una sua personale; a Lucca a Villa Bottini e nel Museo Archeologico di Palazzo Guinigi presenta “Dalle Stanze dei Miei Disegni”. Nel 2009 è anche Venezia nella collettiva Dètournemen” nell’antico Ospizio di San Lorenzo – evento collaterale alla 53° Biennale -  e Andy Warhol-Omar Galliani, ospitata nel Chiostro di Santa Apollonia.
In ottobre la Galleria Dep Art gli dedica un ampio omaggio retrospettivo. 

OMAR GALLIANI
apri gli occhi… chiudi gli occhi

Milano, Galleria Dep Art - via Giuriati, 9 - 20129 Milano
Tel/Fax +39 02 36535620
16 ottobre – 12 dicembre 2009 
Orario: dal Martedì al Sabato dalle 15 alle 19
Mattina e Festivi su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo disponibile in mostra 

Per informazioni:
Dep Art tel 02 36535620 ; email: art@depart.it

Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche tel. 02.433403 – 02.36571438 - fax 02.4813841
press@clponline.it - www.clponline.it
Comunicato stampa e immagini su www.clponline.it

Mostra d’arte “Ceramiche d’arte in Villa”: Cicoli - Monti - Quattrini - Robustelli

Lunedì 7 Settembre 2009

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Mostra d’arte “Ceramiche d’arte in Villa”: Cicoli - Monti - Quattrini - Robustelli

 

Sarà inaugurata giovedi 10 settembre 2009, alle ore 18.30, presso la Villa Leonardi di Ternate, la mostra “Ceramiche d’arte in Villa”; un’esposizione dedicata a quattro noti Autori varesini impegnati da anni nello studio, nella ricerca e nella sperimentazione dell’antica arte ceramica: Piero CICOLI, Silvio MONTI, Antonio QUATTRINI e Giorgio ROBUSTELLI.

La mostra, nata dalla collaborazione fra l’Associazione Nazionale Amici della Ceramica, delegazione di Varese, e l’Associazione Culturale Trinate Nova di Ternate, intende essere l’espressione di un modernismo innovativo, felice realtà del nostro tempo che, ne siamo certi, avrà un riconoscimento ed un plauso.

Il percorso di molti anni nella conoscenza di molteplici metodologie realizzative ed artistiche, ha non poco contribuito ad incrementare esperienze e favorire la ricerca che avrà una sicura continuità nel futuro.

Significativamente importante nelle opere esposte è la grande personalità degli artisti, espressa con sofisticate tecniche e particolari procedure, risultato di molti anni di attività nello studio della materia, nella sperimentazione, unitamente ad una vera grande passione.

In questa mostra si evince la grande determinazione degli autori nell’espressione del proprio percorso artistico, quindi della propria indiscussa verve descrittiva.

L’evento espositivo, proponendo gli artisti Cicoli, Monti, Quattrini, Robustelli, vuole tracciare con chiarezza una significativa corrente, una realtà di contemporanei nel mondo della ceramica: in diverse occasioni, i vari riconoscimenti ricevuti e la grande partecipazione di pubblico, unitamente alla felice recensione critica, qualificano i quattro maestri ben oltre un ambito provinciale.

Il varesotto, luogo di grande fama per le importanti maioliche prodotte a Castello Cabiaglio, a Cunardo, a Ghirla, a Laveno, centri in cui grandi maestri hanno prestato la loro opera, conferma l’illustre tradizione offrendo un futuro ricco di molte significative realtà artistiche.

Questa mostra certamente non e’ e non vuole essere esaustiva relativamente alla produzione attuale: molteplice e’ il fermento artistico nelle belle proposte dei ceramisti varesini (anche giovani), con grande partecipazione nelle varie iniziative da parte di un pubblico attento ed esperto.

L’obiettivo è quindi di essere sempre attenti a promuovere gli artisti impegnati con passione nel mondo della ceramica d’arte.

INAUGURAZIONE: Giovedi 10 settembre, ore 18.30.

ORARI:

Giovedì 18.30 – 23.00

Venerdì, Sabato e Domenica 10.00 – 23.00

 

Ufficio Stampa:

Emanuela Rindi

e VZ Comunicazione di Valentina Zolla

 

 

www.artantis.com art:al via il concorso artantis settembre-ottobre 2009

Domenica 6 Settembre 2009

CARISSIMI TUTTI, E’ INIZIATO IL CONCORSO ARTANTIS SETTEMBRE- OTTOBRE 2009

,VI AUGURO TANTI SUCCESSI ED UNA SANA COMPETIZIONE.

IL CONCORSO TERMINERA’ IL 24-10-2009

 Enzo Silvano

www.artantis.com art:al via il concorso artantis settembre-ottobre 2009.

Domenica 6 Settembre 2009

artantis l’arte di fare arte.CARISSIMI TUTTI, E’ INIZIATO IL CONCORSO ARTANTIS SETTEMBRE- OTTOBRE 2009

,VI AUGURO TANTI SUCCESSI ED UNA SANA COMPETIZIONE.

IL CONCORSO TERMINERA’ IL 24-10-2009

 Enzo Silvano

Baby R_1

Lunedì 17 Agosto 2009

BABY R_1 Lidia Bachis, Giusy Calia, Franco Casu, Chiara Demelio, Elisabetta Falqui, Gavino Ganau, Gruppo Sinestetico, Nilla Idili, Jara Marzulli, Tonino Mattu, Michele Mereu, Marco Pili, Progetto Askos, Francesca Randi, Pietro Sedda, Gianfranco Setzu L’arte cattura e restituisce immancabilmente i segni del suo tempo, puntando il riflettore su quanto sta epocalmente accadendo. Diventa territorio di passaggio e trasformazione di codici che, prima accolti e poi riscritti, passano>> attraverso le creazioni, dagli artisti alla comunità intera. In quest’ottica Baby R_1 si pone come luogo d’esperienza preventiva dell’inquietante, quanto attuale tema, dell’homo artificialis e della dissoluzione dell’umano, indagando una questione che divide le coscienze e che vede schierati su fronti inversi e avversi: da un lato i transumanisti che con spirito prometeico spingono verso lo sviluppo delle (bio)tecnologie per il miglioramento e/o superamento della condizione umana, dall’altro i neoconservatori accusati d’ostilità al progresso e d’oscurantismo, per i quali il movimento transumanista starebbe aprendo la strada ad un futuro apocalittico.Nell’esprimersi, ogni artista mostra il suo invisibile, che diventa desiderio di liberazione della specie umana dai vincoli biologici per il raggiungimento di uno stato semidivino (Calia, Falqui) traccia lasciata da un corpo che non è più qui (Idili), distaccamento mentale dal corpo terreno per raggiungere un universo altro (Pili) guerra alla fossilizzazione del pensiero e al controllo mentale spacciato per sicurezza (Mattu, Mereu, Gruppo Sinestetico) apertura al nuovo, ma sempre biologico (Demelio) destabilizzazione del pensiero unico (Setzu, Sedda, Casu) abbattimento di pregiudizi e schemi mentali (Randi), dubbio e ridefinizione di identità (Marzulli) di etica (Ganau) forza ammaliante e allo stesso tempo devastatrice della passione (Progetto Askos) nostalgia dell’involucro, che questo sia corpo o spazio (Bachis)Curiosa, infine, la coincidenza della proposta con l’innumerevole serie di mostre dedicate alla celebrazione del centenario del Futurismo, nella cui corrente, com’è noto, troviamo l’interesse verso la tecnologia, e con Filippo Tommaso Marinetti, l’idea appassionata di lasciarsi alle spalle la vecchia umanità, sfondare le misteriose porte dell’impossibile, vivere nell’assoluto e, naturalmente creare l’ “uomo nuovo”. Vecchiaia, malattia e morte sono limiti da superare. Assetata di bellezza e d’espressione, Elisabetta Falqui, con Le Croci porta le speranze ma anche gli eccessi, gli inganni e i turbamenti di questa corsa per la conservazione (o ripristino) di funzioni umane, per il mantenimento della giovinezza/bellezza, fino al prolungamento senza fine della vita; «l’idea più pericolosa del mondo».l’ha definita Francis Fukuyama, politologo e storico statunitense, che minaccia la stessa specie umana così come la conosciamo. Per la Falqui, per raggiungere questi obiettivi, l’uomo è disposto a crocifiggersi e torturarsi come Gesù, che abbracciò la croce per salvare l’umanità, ma questa, più che all’immortalità dell’anima, aspira alla perfezione ed eternità del corpo. Con la sua proposta, Nilla Idili, ci ri-conduce verso l’affermazione di Friedrich Nietzsche “In primo luogo dai sensi viene ogni cosa degna di fede, ogni buona coscienza, ogni aspetto della verità”, ma, sembrerebbe aggiungere l’artista, per essere coscienti del proprio corpo, è necessario, a volte, fermarsi, uscirne fuori e osservarsi. L’artista lascia la canottiera come traccia (Autoritratto) per raccontarsi, indumento intimo da scrutare, sfiorare, annusare e sentire. I sensi, stringa invisibile d’odori, parole, gesti, ricordi, suoni, sono il mezzo per ri-elaborare ciò che viene da loro descritto, e per avere consapevolezza dell’essenza del corpo materiale. La percezione di sé, di esistere, appare più reale dell’esistenza stessa del corpo  Apertura al cambiamento e a ciò che si trasforma, che è ancora, anche se altro, è il must di Chiara Demelio. Nuovo stadio evolutivo, quindi. Nuovi sensi, nuove percezioni e possibilità di usare facoltà fisiche e mentali, per un’artista che non è nuova all’osservazione dei fenomeni della natura e delle sue possibili variazioni. In Autoritratto in progress, lo sguardo è rivolto alla dissoluzione dei tessuti che precedono la formazione dei nuovi. L’oggetto analizzato è il suo piede, parte di un Tutto in continuo mutamento. La metamorfosi naturale (che sia di natura biologica e quindi antropologica, culturale e metafisica) si conferma insostituibile e non barattabile con alcuna propaggine artificiale, per la sopravvivenza dell’uomo e del suo divenire. Fuori e dentro il corpo, la religiosità del ricamo, lo sguardo ambiguo e privo di sofferenza, che invita a oltrepassare ciò che vediamo (la cucitura sulla pelle) verso un in altro luogo non solo fisico.Se la Idili usa la percezione e la consapevolezza per ri-evocare il corpo fisico, Jara Marzulli, in modo diametralmente opposto, ma simile, ne Il giardino  porge il corpo come forma del visibile per rimandare all’invisibile. Il confine tra l’essere e l’apparire, tra ciò che mostriamo e ciò che siamo, è il terreno della sua ricerca.. Bellezza androgina e provocante, gesti sinuosi del corpo. Il nostro sguardo incontra un altro sguardo, vivo e tentatore che innesca una relazione dinamica evidenziando un esistere senza tempo..
Nella cricca conservatrice, con il video
Human, troviamo anche Michele Mereu. L’artista prosegue l’osservazione sulla questione di un (im)possibile controllo mentale e schedatura della totalità degli individui attraverso l’inserimento di pulci elettroniche, codici a barre, vaccini in massa, da parte dei  padroni del mondo con lo scopo principale di manipolarne i processi mentali ed emozionali. Queste appendici e innesti, che hanno l’obbiettivo di omologare l’uomo, liquidare la sua natura fisica e istintuale per renderlo prigioniero del sistema, non sarà, però, impresa facile. Infatti, se con la Calia, l’avvento del post umano è preceduto e preparato da una preliminare e progressiva eliminazione/sostituzione di parti del corpo umano, a favore degli impianti e dispositivi tecnologici, con Mereu il corpo è ancora protagonista, sensuale e sessuale. La nascita della nuova forma di vita, avviene in circostanze si, innaturali e in completa assenza di grembo materno, ma avvolta da infinito pathos, potenziato dalla pellicola/placenta rossa che la ammanta e ne drammatizza la figura,  

Elevare la sicurezza a bene massimo, infiacchire il concetto d’autonomia individuale e interdire la capacità culturale di gestire il rischio, sembra l’obiettivo di questo attualissimo quanto presunto word control che si manifesta principalmente con la censura e che con un sarcastico gioco di parole, si trasforma in un inevitabile>world control in cui l’informazione è parziale, mirata, falsa. Con Censored, il Gruppo Sinestetico usa il proprio corpo, incatenandolo al pavimento, per dire no a qualsiasi forma di censura attuata da tutti i governi autoritari, sia di destra sia di sinistra, giustificata moralmente da esigenze di controllo e sicurezza. E se nell’era delle reti globali la censura è più difficilmente attuabile, per la formazione delle nuove tribù, e di alternative fonti e modi di comunicare, più preoccupante appare l’autocensura, stimolata dal neanche tanto nuovo e più potente strumento della paura, che mira a persuadere tutti della necessità di protezione e giustificazione dell’uso di mezzi di controllo.

 Esprimersi in modo irriverente e diretto, è quello che decide di fare Franco Casu con i 2 scatti dedicati alla sua Maria Maddalena. Scomodo e prepotente, per niente politically correct, porta in mostra l’ambiguo’”Amato Discepolo”, a cui è attribuito il Quarto Vangelo comunemente chiamato Vangelo di Giovanni. Il clima allucinato sposta dal sacro al peccaminoso, dal morale all’amorale occultando o rivelando, in base alla prospettiva e alla preparazione dell’interlocutore. E se a Venezia, il corpo è in bella mostra, morto in piscina o sdraiato sul pavimento, qui è esposto vestito solo di una parrucca, ad incarnare il dubbio sull’incerta identità e sesso di Maria Maddalena. La questione non è più, e solo, chi siamo realmente, come poteva essere per la Marzulli, ma se esistiamo, e se esistiamo, qual è il senso del nostro esistere, del professare una fede invece che un’altra, dell’orientamento sessuale, di ciò che affermiamo o rinneghiamo o di qualsiasi altra implicazione o scelta che ci ri-collega al mondo.Il peccato, insomma, è un’opinione Per la religione orfica, l’anima è intrappolata nel corpo come in una gabbia a causa del peccato originale, come fare per scontare questa colpa primordiale e tornare quindi a Dioniso? Morendo, e rinascendo in un’infinta trasmigrazione dell’anima in nuovi corpi, e quindi in nuove gabbie, ma sempre più grandi e più vicine alla possibilità di liberazione. Liberare l’anima da un corpo che è sepolcro, muro invalicabile, appunto, è l’idea a cui porta Marco Pili. E se, in quest’avventura sperimentale dell’homo artificialis, c’è il rischio concreto che il corpo sia cancellato, il muro sarà valicato con la scienza: noi non saremo più in grado di riconoscere né l’umano né l’inumano e l’anima vagherà in eterno. 64 caselle, 2 giocatori, circa 5 miliardi di miliardi di mosse. Strategia alta, fortuna ininfluente, abilità, tattica, scavalcamenti, le pedine non possono mangiare le dame.Sotto la nostra pelle nient’altro che plastica, ingranaggi, congegni e relais, grovigli di cavi metallici Il corpo immaginato da Tonino Mattu ne La dama è un miscuglio di polimeri bio-plastici, montati da ingegneri, genetisti, ed esperti chirurghi di impianti anti-rigetto. Il suo corpo è interamente schedato: impronte digitali, odori che emaniamo, iride dell’occhio, umori, tutto è stato campionato per fornire materiale preziosissimo sull’uomo: informazioni.Ma oltre al “noi razionale”, esiste il noi “istintivo” che agisce secondo regole proprie e autonome. Per quante manipolazioni e infiltrazioni possa aver avuto il corpo, l’uomo non è una pedina: la probabilità che alcuni passino indenni, o sfuggano al controllo, rimane reale, e questi saranno le mine vaganti. E’ una partita senza esclusione di colpi, però CAUTION> esistono le variabili. Generazione senza radici e senza protezione questa New breed, proposta da Gavino Ganau, che ci offre l’opportunità, propria dell’arte contemporanea, di prestare attenzione ad un fenomeno, che più che il futuro, sembra riguardare il momento storico attuale. Ironia prima di tutto, ma anche lucida e cruda analisi del disagio sistemico ed endemico che sembra spuntare dalle spensierate facce dei giovani giapponesi presentati dall’artista, numerati e sistemati in ordinatissime fila. Grazie a Ganau ci mettiamo al riparo dalla romantica idea di bambino indaco sponsorizzata dalla new age made in California. Di spirituale rimane poco, in questa vivace gioventù, rivolta verso il consumismo più smodato fatto perlopiù di svago (comprare, giocare ai videogame) ma che ispira una spaventosa solitudine. Nel loro mondo i genitori, a causa dei ritmi lavorativi incalzanti, sono spesso degli sconosciuti; frequenti sono i suicidi e il ricovero negli istituti per malati mentali, e la loro vita è imbevuta d’impossibili sogni. E questo deserto, anziché costituire terreno fertile per una sana aggressività e ribellione, diventa per i giovani nipponici un mondo senza adulti, amorfo, organizzato e civile. Hanno tutto, tranne una vita reale. Al superamento dei limiti umani, attraverso la mutazione genetica sembra puntare Anche questa volta è toccato a Ofelia di Giusy Calia, transitando però dalla biologia umana tradizionale verso una forma di biologia fusa con la tecnologia. “e una pozza d’acqua infetta ci ri-battezzerà tutti” direbbe ora Ada Merini se potesse vedere Ofelia, adagiata su una delle vasche da bagno dell’ex ospedale psichiatrico, in accordo con il programma di trasformazione in umanoidi, progettato in una futuribile (im)probabile città post umana. “Tutto scorre” direbbe Giusy Calia che passa dalle oniriche Ofelie di ispirazione preraffaellita a questa Ofelia disumanizzata e innestata come da copione transumanista-.L’acqua è una costante nella produzione artistica dell’artista e provvidenziale arriva su laccu materializzatosi durante l’allestimento su cui Ofelia si sdoppia e galleggia. Con il suo consueto modo di fare Gianfranco Setzu, con No time for boring thinghs, introduce un argomento profondo e serio offrendoci al contempo l’antidoto dell’ironia e della leggerezza per neutralizzare il tutto.Le kokeshi portate da Setzu sono bambole tradizionali in legno a forma di birillo, con occhi e bocca, che secondo alcune credenze, potrebbero rappresentare gli spiriti dei bambini uccisi subito dopo la nascita perché non desiderati dalle giovani madri; o, in alternativa, abbandonati agli spiriti delle foreste perché possano dargli una vita migliore. Le api riportano alla biologia e alla fecondazione, le bambole e il loro sangue, alla mancanza e al bisogno del contatto umano. Di quell’(in)umano capace, però, di ogni nefandezza. La carta da parati su cui si snocciola la narrazione, come sempre, arriva provvidenziale per sdrammatizzare e per proporre una posizione amorale: non c’è alcuna regola cui andar contro, la realtà è semplicemente da guardare senza incasellarla in codici precostituiti, ma, soprattutto non c’è tempo da perdere per annoiarsi con simili sciocchezze.E’ grazie ad interventi come questo che alcuni temi e oggetti guadagnano attenzione e altri significati, minando le certezze del fruitore e portandolo all’acquisizione di un diverso modo di vedere le cose. Ambiguo e concettuale, Pietro Sedda con Arancia, richiama diverse tensioni e tendenze della nostra epoca postmoderna. un’epoca della povertà”, in cui gli dèi sono fuggiti, per citare un’espressione di Friedrich Hölderlin, Anche qui, come nell’opera di Casu, sembra che l’argomento principe sia scegliere e cosa scegliere: tra vero e falso, tra notte e giorno, tra umano e inumano; tra organico e inorganico, tra tornare o non tornare.Tra vivere o morire. Stimolante e curioso quello che offre l’uso del linguaggio fotografico, non meno efficace di quello pittorico, video, performativo.

Assistiamo nell’abitacolo di una macchina, previsto ma brusco, atteso ma quasi temuto “al rientro” da una notte libera dal senso di colpa. Né fame né sete, sguardo velato, appannato e sfatto. Realtà poco credibile le ore appena trascorse, malsicure quelle a-venire: tornare a qualcuno, tornare da qualche parte.

 Anche con Lidia Bachis, come per Sedda, si parla di ritorno, ma qui non ci sono dubbi amletici, lei sembra avere già deciso. Il posto dove tornare è la camera di un ragazzo degli anni 80, e il suo è un prezioso racconto per interlocutori attenti e senza fretta. Per visitare Cybernella post Human, non basta un’occhiata veloce: il luogo è da guardare e da vivere: alle pareti, poster dei film di fantascienza di quegli anni che ancora suscitano invidia da parte dei giovani annoiati di adesso. Videocassette, disegni, collages, cartoline, cd, una cuffia per ascoltare musica, un cuscino.Una chiassosa quanto orrenda carta da parati su cui è appoggiata una mensolina, e su di essa il piatto forte dell’installazione: il cd che (non) contiene una selezione musicale anni 80, genere post human, con tanto di plastificazione e grafica fronte e retro della Bachis. Non c’è niente da fare e nient’altro da dire. E’ una ventata di creatività e di libertà insieme. E’ scegliere di tornare a qualcosa di buono, che sia un’epoca, una persona, un luogo o un’idea. E’ il gusto per il particolare, l’attenzione per le cose, per l’altro, per sé stessi. Scrive Massimo Bontempelli, nella prefazione a “La vita intensa”Questa narrazione la quale comprende tutte le avventure che mi sono accorse una mattina, tra le 12 e le 12.30, andando da via San Paolo alla Galleria (a Milano, ndr) – potrà sembrare troppo complicata a quanti hanno l’abitudine di andare da casa alla trattoria senza incontrare nulla che sia degno di essere raccontato. Eppure questa è una storia vera. E io non la scrivo per quegli uomini troppo semplici. 

Essenzialità e linearità stilistica e narrativa per il trittico, lucido e ricco di stimoli, di Francesca Randi. In Sogno metafisico assistiamo alla liberazione dal corpo di qualsiasi orpello. E se la Falqui, con la sua ricerca, porta a meditare sui fronzoli legati alla bellezza e alla perfezione fisica, qui gli orpelli, sembrano quelli che imbrigliano la libertà di movimento e azione: paura, insicurezza, pregiudizio. E se, ancora, per alcuni artisti la carne e il sangue sono il luogo dove tornare, qui il corpo è punto di partenza: per arrivare, però, alla sua stessa cancellazione. Svela, la Randi, grazie anche ad un’intensa sensibilità lirica, un sistema di paradosso, in cui la sparizione fisica grida di senso e di significato  Rapporto tormentato e problematico con sé stessa, rinuncia alla soggettività e all’espressione o, come ogni opera essenzialmente lirica, comunicazione di un messaggio universale, in cui la liberazione è riferita a affrancazione da schemi, da imposizioni estetiche e stilistiche

 Il tema seducente e al contempo inquietante dell’avvento dell’uomo artificiale è l’oggetto della ricerca di Progetto Askos, che con Brebus, porta una straniante quanto impossibile storia d’amore tra una donna e un androide. Già nel Surrealismo e nel “Realismo magico” della rivista “900″ troviamo la Eva ultima (1923) di Massimo Bontempelli, favola metafisica in cui una donna si innamora d’un automa, suo uomo ideale, che è talmente artificiale da sembrare più reale della realtà. I brebus, preghiere/magiche dell’atavico quanto diffuso rito dell’acqua dei paesi del mediterraneo, sono, paradossalmente, l’unico rimedio a cui ri-tornare, per trovare delle risposte all’impossibilità d’unione, o per guarire dalla malia. Il video è girato nella stanza della mola dello stesso museo e il portaritratti è quello con cui la nonna materna di Alice ha dormito durante i suoi 30 anni di vedovanza- Chiara Schirru (Askosarte) 

collettiva a Berlino

Venerdì 31 Luglio 2009

collettiva a Berlinocollettiva a BerlinoComunicato stampa n.22  NEW ARTEMISIA GALlERY VIA Moroni 124 – 24122 BergamoTel.035241481  - 3895563828m.frassetto@libero.it  enricapasqua1@gmail.com  SUI SEGNI E LE FORMULE DI LEONARDOItalia, la nazione che racchiude il più grande museo dell’arte, ogni suo abitante è potenzialmente un artista. La terra che ha dato le origini al più geniale degli artisti, Leonardo da Vinci che con il suo genio composito ha lasciato ai posteri oltre alle bellezze pittoriche anche le tematiche ed i misteri che lo circondano, attraverso i suoi segni e i suoi simboli. In questa esposizione la galleria d’arte moderna e contemporanea New Artemisia  Gallery di  Bergamo ospite della galleria “ Infantellina-Contemporary ” di Berlino, presenta per la prima volta in Berlino alcuni suoi artisti che attraverso le loro opere,ricercano le vie enigmatiche  di simboli  e  segni che Leonardo ci ha trasmesso. Questi artisti, per la maggior parte sono fra i 20 finalisti ed alcuni fra i primi  vincitori delle diverse edizioni del concorso internazionale di pittura“ TROFEO  G.B.MORONI ” indetto  ed  organizzato  annualmente dalla “New Artemisia Gallery. di Bergamo ”(Italia). Berlino città  d’arte  attraverso la prestigiosa galleria d’arte  contemporanea Infantellina-Contemporary ci ha dato l’opportunità di rappresentare,una parte della feconda attività artistica della terra italiana.Auspicando un giusto riconoscimentodell’importanza dell’arte , invitiamo lo spettatore che si  accosta a queste opere  di vedere con occhio particolamente attento questi  lavori  ed apprezzarne il giusto valore –ARTISTI - AGNELLO – CASALI – CAVALLINI – FRAMEGLIA – LONGARETTI – NORIS –PERUTA . KUMAMOTO – SEGIMIRO - USVARDI

 Frassetto Maria Grazia direttore artistico New Artemisia Gallery ON SIGNS AND FORMULAS OF LEONARDO

Italy, which holds the nation’s largest museum
art, every inhabitant is a potential
artist. The land that gave origins to the most ingenious
artist, Leonardo da Vinci with his genius
composite has left to posterity as well as beauty
Painting the issues and mysteries that the
surround, through its signs and its symbols.
In this exhibition the gallery of modern art and
contemporary New Artemisia Gallery in Bergamo
guest gallery of Contemporary Infantellina -
Berlin, for the first time in Berlin some
ni its artists through their works, seek
the streets of enigmatic symbols and signs that Leonardo
has passed. These artists, most of
are among the 20 finalists and some winners among the first
of the various editions of the international
Painting “G.B.MORONI TROPHY” organized and convened
used annually by the “New Artemisia Gallery. of
Bergamo (Italy). Berlin city of art through
art gallery  Infantellina-Contemporary
gave us the opportunity to represent, in his
small part of the fruitful work of art
Italian soil,  Hoping for a proper recognition
the importance of art, invite the viewer
 that approaches these works to see with eye
particularly careful this work  and appreciate the true value
artistAGNELLO – CASALI – CAVALLINI – FRAMEGLIA – LONGARETTI – NORIS –PERUTA . KUMAMOTO – SEGIMIRO - USVARDI

Maria Grazia Frassetto
Artistic Director
New Artemisia Gallery