Vetro e Legno. L’Incanto e le Trame di Gabriele Kuestner ed Ulrike Scriba
AbOvo | 12 maggio 2009VETRO E LEGNO
L’Incanto e le Trame di Gabriele Küstner ed Ulrike Scriba
Ab Ovo Gallery, Todi – 24 Maggio – 26 Luglio 2009
La Ab Ovo Gallery è orgogliosa di ospitare per il primo appuntamento della stagione 2009 le opere di Gabriele Küstner ed Ulrike Scriba, due grandi artiste tedesche che hanno fatto del vetro e del legno gli strumenti espressivi della loro creatività raggiungendo risultati artistici che le hanno fatte entrare, a buon diritto, nel gotha del mondo delle arti applicate contemporanee.
GABRIELE KÜSTNER
Il vetro è sin dai tempi antichi materia che emana fascino e mistero. Questa magia nasce dalla sua intrinseca capacità di giocare con la luce reinterpretandola in colori e sfumature ogni volta nuovi, ogni volta imprevedibili. Da sempre siamo ammaliati dai giochi cromatici e dalle suggestioni che una sapienza tecnica, consolidata nel corso di millenni, riesce ad infondere a materiali naturali tanto elementari ma che possono dar vita a strutture enormemente complesse e multiformi.
Gabriele Küstner è una delle più affermate interpreti europee di quest’arte.
Nelle sue opere controllo tecnico della materia e visionarietà compositiva e cromatica trovano un perfetto equilibrio dal quale nascono, come parto spontaneo, forme e colori che catturano le infinite variazioni della luce riuscendo a magnificarne la forza primordiale: vasi dalle superfici simili a pelli di serpente dalle mille sfaccettature, piatti colorati che racchiudono fragili ragnatele o richiami cromatici a Mondrian e Van Gogh, pannelli murali che sembrano aver catturato un sole e ne riflettono i vividi colori di un tramonto.
Tutta questa ricchezza espressiva trova origine in una grande capacità di domare la materia attraverso processi tecnici lenti e precisi: si tratta dell’antichissima e nobile arte di plasmare il vetro secondo la tecnica definita “millefiori”. In una prima fase l’artista modella lunghe cannule di vetro di differenti colori realizzate ad una temperatura di circa 600 gradi; queste canne colorate vengono poi tagliate per creare quei piccoli “moduli” che, opportunamente assemblati, andranno a costituire, come un mosaico, il “tessuto” dell’opera; dopo l’assemblaggio il lavoro, definito nella sua struttura, viene sottoposto ad una nuova fusione a circa 800 gradi; infine, a lavoro quasi ultimato, un’accurata molatura finisce per scolpire, nei dettagli, quella che costituirà la forma definitiva, impreziosita, in qualche caso, dall’uso di una sottile sfoglia d’oro a decorazione di alcuni dettagli, raffinata citazione da mosaico bizantino.
Naturalmente tutto questa perizia tecnica nasce da anni di studio e di grande e faticosa applicazione. Gabriele Küstner nasce a Göttingen, in Germania, ed inizia la sua formazione didattica negli Stati Uniti prima presso la prestigiosa “Pilchuck Glass School” (Stanwood, WA) poi, come assistente di David Huchthausen, presso l’Appalachian Center for Crafts (Smithville, TN). Tornata in Germania completa la sua formazione presso il Politecnico del Vetro ad Hadamar. La sua carriera è costellata di premi prestigiosi e di mostre presso le più importanti gallerie e musei del vetro di tutto il mondo.
Di fronte alle opere di Gabriele Küstner si resta affascinati dal perfetto rapporto tra forma e struttura che è condizione imprescindibile per la manifestazione della bellezza: l’artista, come equilibrista sul filo, si muove tra opacità e trasparenze per indicarci alcune chiavi interpretative dell’infinita varietà di suggestioni che la luce, per mezzo del vetro, riesce ad emanare. I suoi lavori policromi, per esempio, assumono le tonalità primigenie dei colori ed i suoi blu, rossi, verdi, diventano “Il Blu”, “Il Rosso”, “Il Verde”; mentre le fitte trame colorate dei lavori policromi sembrano fatte di tanti, sottilissimi fili che vanno a tessere magiche stoffe di vetro, luminose e multicolori.
Questo gioco di mettere assieme piccoli tasselli per costruire una struttura più complessa e definita non può non rinviare al gioco misterioso della vita, nel quale tutti, accostando pezzetti di esperienze vissute, cerchiamo di costruire il misterioso mosaico della nostra immagine interiore, il nostro vero volto. Godiamoci quindi l’opera di Gabriele Küstner come un momento di estatica riflessione sull’intreccio tra arte e vita.
ULRIKE SCRIBA
Se con Gabriele Küstner abbiamo attraversato il fantasmagorico mondo della luce e dei suoi infiniti colori con Ulrike Scriba si entra nel più ovattato, tenue e rarefatto mondo ligneo. Lì ci sembrava di trovarci in uno spettroscopio oscillante tra il rigore algido di forme e strutture e la violenza creativa e passionale di colori forti, qui ci troviamo tra i toni caldi, alla vista ed al tatto, che solo il legno riesce a regalarci. Col vetro l’artista si trova davanti una materia da creare e modificare secondo le sue volontà e capacità; per chi lavora il legno, invece, la difficoltà maggiore è quella di affrontare un elemento che madre natura ha gia modellato e che, quindi, va assecondato e non “costretto”, “forzato”. L’arte di Ulrike Scriba è appunto quella di trasformare, senza stravolgere, la natura di questo materiale reinterpretandone le sue straordinarie qualità fisiche.
Ulrike Scriba è artista di grandi capacità creative che, però, trovano il loro adeguato supporto in una completezza di tecniche davvero unica nel mondo dell’intarsio. Il padre è stato un grande artista del legno, oltre che argentiere, ed anche il nonno paterno era un ottimo ebanista. Ad un naturale apprendistato familiare (la Scriba crea anche le deliziose e ricercate coperture in argento di alcuni dei suoi lavori) ha aggiunto, a completamento della sua formazione artistica, studi in Inghilterra e Canada che l’hanno portata, attraverso il restauro di mobili di antiquariato e la scultura, a trovare la sua strada espressiva fatta di equilibrio tra tradizione ed innovazione.
Ulrike Scriba ha saputo rinnovare l’arte dell’intarsio sperimentando materiali, tecniche , forme e realizzando lavori che, pur presentandosi come oggetti di uso quotidiano (vassoi, scatole, piccoli contenitori), hanno tutti i crismi del capolavoro. Essenze di legni pregiatissimi e rari che si sposano cromaticamente in un gioco di rimandi che, in qualche caso, ricorda la complessità grafica di alcuni disegni di Escher; forme e dettagli che racchiudono, in un sublime equilibrio, arte, artigianato e tecnologia, secondo una delle più felici intuizioni del Bauhaus, che tanto ha influenzato la sua formazione. Ma anche ricerca del nuovo, attraverso una reinterpretazione di oggetti, temi espressivi e materiali nella speranza di ridare a quest’arte antica un indirizzo che la porti fuori dal graduale declino che ha vissuto nel corso degli ultimi decenni, dopo i fasti dei secoli scorsi.
Nell’approccio a queste opere non è da sottovalutare la loro capacità di mettere in moto una ricchezza straordinaria di percezioni sensoriali: infatti, per apprezzarli come si conviene non basta solo guardarli per ammirarne la varietà cromatica e la complessità dell’ordito ma è necessario, altresì, toccarli per gustarne la delicatezza della superficie perfettamente levigata ed infine annusarli per afferrare tutte le variazioni di profumo che varie essenze di legno sprigionano. Cedro, ebano, Bogoak (legno fossile molto raro e prezioso) sono lavorati a degli spessori incredibili (fino a 0,7 mm) ed impreziositi, talvolta, da inserti di pelle di razza o da altri audaci accostamenti; piegati secondo un preciso disegno a convivere, restituiscono alla vista, al tatto ed all’olfatto tutto il fascino della loro natura più intima regalandoci sensazioni che, in tempi bui di grande confusione e decadenza, solo l’arte, come candela che illumina, può ancora riservare .
Incamminiamoci lungo questo fascio di luce con le opere di Gabriele Küstner ed Ulrike Scriba come preziosi compagni di viaggio.





