Paolo Parisi. Observatorium (Museum)
ku.ra | 25 settembre 2008Paolo Parisi. Observatorium (Museum)
Progetto a cura di Stefano Pezzato
Lounge / Project Room / Wall Drawing #736 by Sol LeWitt
Fino al 15 febbraio 2009
In occasione della IV Giornata del Contemporaneo promossa dall’Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani AMACI, sabato 4 ottobre 2008 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta il catalogo della mostra di Paolo Parisi, Observatorium (Museum). La pubblicazione, edita dal Centro Pecci ed elaborata dallo stesso Parisi, documenta l’esposizione dell’artista introdotta da una presentazione del curatore Stefano Pezzato. Include inoltre un vasto repertorio iconografico di opere, installazioni e mostre realizzate da Parisi, incentrate sul tema dell’osservazione e accompagnate da un testo critico di Saretto Cincinelli e da una speciale “lettera” all’artista di Salvatore Lacagnina.
Parisi parte dall’astrazione della realtà, interpretata attraverso codici di segni che la riproducono in immagini, come rilievi orografici, carte nautiche o profili costieri, per approdare alla dimensione fisica della pittura, alla tautologia della sua essenza: una forma visiva che si offre alla percezione soggettiva del visitatore, alla sua mobilità ed arbitrarietà. In questo modo l’opera d’arte non appare mai uguale a se stessa perché dipende dalla posizione dell’osservatore che la definisce col suo sguardo. A Prato l’artista ha concepito un articolato progetto site specific per l’area della Lounge / Project Room al piano terra del Centro Pecci, dove ha inserito sculture praticabili di cartone, dipinti monocromi su tela e realizzato un’originale installazione ambientale, proponendo nello spazio circolare d’ingresso, quale punto di partenza per una riflessione sulla struttura e sull’esperienza dell’opera d’arte, un confronto diretto fra l’Observatorium (2004) che da il titolo alla mostra e l’installazione permanente di Sol LeWitt, Wall Drawing #736 Rectangles of Color (1993).
Observatorium, il modello architettonico presentato alla Galleria Fornello di Prato recentemente entrato a far parte della collezione del museo, agisce come un dispositivo per introdurre letteralmente il visitatore al percorso espositivo e al suo ruolo di osservatore. Invitato a penetrare nella cavità intagliata nei fogli di cartone che compongono il lavoro, egli è delegato a stabilire il punto di vista possibile sulle aperture laterali: inquadrature di particolari architettonici del museo, scorci dell’installazione ambientale realizzata nella Lounge o campiture monocrome del Wall Drawing di Sol LeWitt. Observatorium attiva infatti rapporti sul piano visivo fra l’interno e l’esterno, nell’introduzione di immagini attraverso l’architettura e, reciprocamente, nella direzione degli sguardi alla realtà circostante.
La relazione fra l’installazione di LeWitt e l’opera di Parisi si gioca sull’assonanza geometrica fra la combinazione modulare dei “rettangoli di colore” a inchiostro dell’artista americano e la serialità meccanica dei quadrati di cartone sovrapposti dell’italiano, sulla corrispondenza fra la logica impersonale del “disegno a parete” del primo e la schematicità minimale del volume cubico del secondo.
In modo analogo a Observatorium anche Benches for Everybody (2006), panchine in serie composte da fogli di cartone intagliati e sovrapposti, invitano il visitatore a praticarle sedendosi ad ammirare lo spettacolo di colore proposto da Parisi nell’installazione ideata appositamente per la Lounge.
Qui le vetrate sono coperte da lastre rosse fluorescenti che lasciano trasparire il paesaggio esterno e, con esso, il variare delle condizioni atmosferiche e le diverse gradazioni luminose nell’arco della giornata. Alla luce rossa si rivelano, come nel procedimento di stampa in camera oscura, le immagini del contesto urbano che filtrano e si imprimono sulle lastre. Contestualmente tutto l’ambiente interno risulta immerso nell’intensità variabile del colore che assume una consistenza fisica anziché l’aspetto virtuale della proiezione luminosa. In questo caso, dunque, Parisi sovverte sia l’esperienza del mondo reale, riducendola ad una rappresentazione dinamica sulla superficie, perdipiù alterata dalla luce fluorescente, sia la percezione del colore monocromo che si espande dallo schermo bidimensionale allo spazio reale in cui si trova il visitatore.
Al bagno nel rosso esteso ad ogni oggetto presente nell’ambiente reagiscono con riflessi vibranti anche le tracce d’argento sparse sulla parete sinuosa davanti alle vetrate. L’insieme compone l’installazione Come raggiungere la costa (2008). Realizzate attraverso un complesso procedimento di mascheratura e riproduzione del disegno prodotto dall’artista sulla base di mappe e tracciati cartografici, queste tracce sono l’evoluzione delle ricerche sperimentate in passato da Parisi in opere e installazioni ora documentate in catalogo. Il Wall Painting apparentemente casuale di Parisi rappresenta l’ulteriore tentativo dell’artista di scomporre e ricomporre una rappresentazione di informazioni geografiche per attivare nuove relazioni fra lo spazio dell’opera e l’osservatore. Il “rilievo” sul muro annuncia il manifestarsi della pittura nell’atto stesso della sua percezione e l’immediata sparizione nella relatività della sua interpretazione.
Nelle grandi tele monocrome della serie Coast to Coast (2006), l’attenzione è posta sui contorni di derivazione cartografica, i margini verso i quali fa rotta la nostra osservazione. Nei bordi sottili lasciati a incorniciare i quadri Parisi rivela la presenza originaria di colori a olio, le cui forme modellate, corrugate e trasudate riaffiorano sullo strato superficiale ad acrilico, percepito come sfondo uniforme al centro della scena. Come aveva già fatto nella serie precedente di Inversi (2000-2004), l’artista nasconde la rappresentazione dietro all’ultimo velo di colore sommergendo le forme nella dominante monocroma. Il grigio rivolto verso l’interno del museo si potrebbe intendere come modalità per visualizzare il vuoto, il nulla, “ne visibile ne invisibile” (Gerhard Richter). Il verde rivolto al giardino esterno sembra invece voler riflettere il paesaggio naturale, lo spazio aperto che si trova lì davanti. Ancora una volta Parisi capovolge l’ordine delle cose, fa apparire la realtà diversamente da come è, sostituisce il paradosso dell’arte al senso comune. L’approdo finale di questa esperienza sensoriale e cognitiva è la sua opera.
Mostra promossa da Regione Toscana e Comune di Prato
Con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena
Con il supporto di ASM Spa, CariPrato, Gruppo Consiag, Unione Industriale Pratese
Partner ufficiale Aeroporto di Firenze.
Paolo Parisi. Observatorium (Museum)
Lounge / Project Room / Wall Drawing #736 by Sol LeWitt
Fino al 15 febbraio 2009, ore 10–19, chiuso martedì
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