Archivio di Gennaio 2010

Sottopasso arte in volo-TRASVOLATA

Domenica 31 Gennaio 2010

SOTTOPASSO arte in volo “TRASVOLATA”

Sottopasso
Arte in volo

 1-trasvolata.jpg

a cura di Olga Gambari e Massimo Fiumanò
da maggio 2009 a settembre 2010
sede: binario 1, stazione ferroviaria di Domodossola

 Nella Stazione Ferroviaria Vigezzina di Domodossola, che collega due culture, due confini, tra la Svizzera e l’Italia, passano ogni anno due milioni di
persone.

L’associazione Ingremiomatris ha scelto una postazione nel cuore di questa stazione, per aprire una galleria fuori dal comune. Una storica carrozza degli inizi del ‘900, dagli elegantissimi e spartani interni in ciliegio, recentemente restaurata e tenuta come un’opera d’arte in sé, ferma sul Binario 1, diventa spazio d’arte dove per 17 mesi sfileranno artisti e opere.
Osserveranno la gente e proveranno a dialogare, a far fermare qualcuno, a raccontare comunque le loro storie. Useranno il linguaggio visivo, quello del colore, delle emozioni, delle forme, del movimento.

Se le gallerie di tutto il mondo lamentano che ormai, dopo la serata dell’inaugurazione, nessuno passa più, quale migliore possibilità di avere un pubblico continuo, ricco, quotidiano, affezionato? La carrozza, ferma sul suo binario, diventerà una galleria a statuto speciale, un esemplare unico. Dai sei grandi finestrini illuminati e orientati verso il marciapiede, le opere saranno visibili dall’esterno, osservabili solo da fuori, da chi passa lì vicino.
Il corpo del vagone sarà chiuso, un luogo a sé un po’ magico. Una galleria come una vetrina, che si protende per cercare il contatto, l’incontro tra opera e spettatore, lo scambio e il contatto tra arte e pubblico.

Una creatività multiforme che abiterà la stazione di Domodossola fino a settembre 2010, con un susseguirsi di mostre, tra personali e collettive, che spazieranno dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alla videoinstallazione.
La carrozza sarà insomma un piccolo laboratorio in ebollizione, che andrà a cercarsi il suo pubblico sottoterra, partendo dal sottopasso di una stazione per uscire nel mondo.

Il 6 Febbraio alle ore 18 si inaugurerà  con le opere dell’artista ossolano Giuliano Crivelli e dell’artista ticinese Claudio Taddei, tutti e due pittori e musicisti.
Tutta la rassegna è idealmente ispirata alll’idea stessa di volo, di partenza, di nomadismo concettuale. Il volo è una perfetta metafora dell’esperienza artistica. Voli che si compiono in ogni opera, sperimentazioni che partono da terreni conosciuti per esplorare altri mondi e altri cieli. Ogni tensione artistica è così, un volo, che porta l’artista stesso ma anche il pubblico, nel momento del contatto. L’arte è un insieme di tentativi, esperienze, approcci a tentare il salto, comunque, verso qualcosa.
Nelle mostre che si susseguiranno la figura di Geo Chavez è un’eco, una texture che tiene insieme e su cui si sviluppa, come un orizzonte, la struttura del progetto. Chavez sarà una sorta di compagno di volo.
Geo Chàvez, aviatore di origini peruviane che per primo trasvolò le Alpi nel 1910 perdendo la vita, a soli 27 anni, morì in un tragico incidente proprio a Domodossola.
Il 27 settembre 2010, la città celebrerà infatti il centenario della morte di questo personaggio che incantò e commosse il mondo sacrificandosi per il suo sogno.
Un comitato scientifico composto da Olga Gambari e Max Fiumanò sceglierà artisti e lavori, con un’operazione dal sapore avanguardistico e situazionista che connota da sempre lo spirito dell’Ingremiomatris.
Alla fine tutta l’operazione sarà documentata da un catalogo Allemandi editore, una sorta di diario di bordo di un lungo viaggio d’arte compiuto a bordo di un treno.

Titolo: ” Trasvolata”

nell’ambito del progetto  “Sottopasso. Arte in volo”

 

Inaugurazione: sabato 6 Febbraio ore 18

 

a cura di Massimo Fiumanò
Sede: Binario 1 Stazione ferroviaria vigezzina, piazza
Matteotti,  Domodossola

 

Date: 6 Febbraio – 14 Marzo

 

Orari: tutti i giorni dalle 5:00 alle 21:00

Info: www.ingremiomatris.com

         info@ingremiomatris.com

tel.:3357357840

NEL NOME DEI PADRI

Mercoledì 27 Gennaio 2010

evento speciale: MOLTI PENSIERI VOGLIONO RESTARE COMETE

Periodo mostra: 30 gennaio 2010 –  8 febbraio 2010Orario: tutti i giorni 10.00 -13.00 / 16.30 - 19.30; domenica/lunedì mattina chiusoSede: Bongiovanni Gallerie,  Via Rizzoli 36 (Galleria Acquaderni 3/c-3/d) - 40126 Bologna 

Omaggio a Leo De Berardinis, mostra fotografica a cura di Piero Casadei nell’ambito della mostra collettiva curata da Raimonda Z. Bongiovanni. 

Sabato 30 gennaio, Bongiovanni Gallerie inaugura la mostra collettiva Nel Nome dei Padri, in occasione di Art White Night, la Notte Bianca dedicata all’arte nell’ambito di Arte Fiera 2010 per la quale tutta la città partecipa alla messa in scena dell’arte contemporanea. Bongiovanni Gallerie si inserisce nel programma illuminando questa lunga notte dedicata all’arte con opere inedite di dieci giovani artisti di fama nazionale e internazionale che riflettono sulla sacralità e sulle proprie radici etiche ed artistiche.

In occasione della vernice di Nel Nome dei Padri, Piero Casadei racconta la poetica teatrale di Leo De Berardinis attraverso gli scatti realizzati durante le otto pièces dello spettacolo dedicato all’artista Molti pensieri vogliono restare comete. La mostra fotografica che Piero Casadei ha curato anche scenograficamente, a cui hanno fatto da cornice le note di Alessandro Saviozzi e la messa in scena, è accompagnata dalla presentazione di un libro che raccoglie i contributi critici e i pensieri dedicati al grande maestro. L’intero progetto si eleva in questo modo dal mero ricordo commemorativo per celebrare la forza del lavoro e del pensiero di Leo De Berardinis, perché “Il teatro è una grande forza civile. Il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto, della vita e della morte”(Leo De Berardinis).   

La mostra unisce figure e metafore che incarnano i “Padri” dell’arte, della storia e della religione: i grandi artisti, i mentori ritratti da Grelo, le opere ispirate al mondo della letteratura come In the name of Wilde di Marco Distefano e le personalità della vita reale di Vincenzo Baldini. Le rivisitazioni delle raffigurazioni sacre e ancestrali come Angels Mist e le tre colonne Love Box di Mark Cottle, i Legami di sangue di Antonio Marino affiancano vere e proprie icone del cristianesimo create da Filippo Negroni, Roberto Lucifero, Lele De Bonis, Dino Buffagni con la sua opera Angeli non liberi o Gianluca Stumpo presente con il Cristo della Metropolitana. Immagini visibili e uniche del passato in un ideale connubio tra radici e innovazioni tecniche, tra arte antica e società moderna che vedrà la sua naturale conclusione nel ritorno simbolico alla “Casa del Padre” per una seconda mostra, prevista per il 2010, all’interno di una chiesa sconsacrata.

“Carnevale: l’arte di eccedere”: mostra di arti visive a Donoratico

Mercoledì 27 Gennaio 2010

Alla Merlino Bottega d’Arte in via Mazzini 5 a Donoratico (Li) sabato 30 gennaio 2010 alle ore 17.30, si inaugura la mostra d’arte contemporanea “Carnevale: l’arte di eccedere”. In esposizione recenti lavori di sei noti pittori che vivono in provincia di Livorno: Maurizio Biagioni, Daniela Caciagli, Giuseppe Castelli, Beatrice D’Avino, Fabrizio Filippi, Daniele Ricci, e di una giovane scultrice emergente, Claudia Barsacchi. Le opere sono ispirate al tema dell’eccesso e del divertimento, in linea con lo spirito del periodo carnevalesco. Non solo: dato che l’eccesso non si rivela solo nel campo delle arti visive, e dato che si può far buona arte anche in cucina, Merlino propone la ‘Conversazione sui cibi delle feste’ (domenica 7 febbraio, ore 18.00) e la ‘Conversazione sui cibi afrodisiaci’ (domenica 14 febbraio, ore 18.00), entrambe condotte da Maria Salemi, studiosa di storia della gastronomia e delle tradizioni popolari. L’ingresso è libero. La mostra potrà essere visitata fino al 16 febbraio, tutti i giorni (escluso il martedì) dalle 16.00 alle 20.00. Per informazioni: Giovanna Cardini, 338/3995511.

Colore e Musica: Mostra Personale di Flaminia Quattrocchi

Sabato 23 Gennaio 2010

COMUNICATO STAMPA COLORE E MUSICAFlaminia QuattrocchiEsposizione Personale di Arte ContemporaneaInaugurazione: Giovedì 4 Febbraio alle ore 18,00 In mostra fino al 14 Febbraio 2010Ingresso liberoOrario di visita: da martedì a venerdì dalle 16:00 alle 19:00;sabato 10:00-12:00 Curatrice: Sabrina FalzonePresso: Galleria Il Borgo

 
Dal 4 Febbraio la Galleria Il Borgo di Milano presenta “Colore e Musica” mostra personale di Flaminia Quattrocchi, artista milanese dal grande potenziale creativo che si è posta di recente all’attenzione della critica internazionale, esponendo non solo in Italia ma anche a a New York e prossimamente a Bruxelles per la Boé, mostra internazionale di giovani artisti. 

La rassegna artistica milanese propone un progetto espositivo interamente dedicato al colore e alla musica, due perni importanti nella ricerca espressiva di Flaminia Quattrocchi che afferma: “Definisco con poche parole la mia arte: arte allegra, caratterizzata dall’uso di colori vivaci che colpiscono lo sguardo. Ogni colore esprime un sentimento, uno stato d’animo, un’emozione. La tridimensionalità è fondamentale nelle mie opere, la rendo percepibile attraverso l’uso di svariati materiali, colla, gesso, carta, sabbia, legno…tutti pescati nella mia formazione di scenografa! Queste “tape” sono un inno alla musica e un ritorno al passato, lì dove inizia la mia idea di musica, quando non esistevano computers  e cd ed una musicassetta ti regalava melodie ed emozioni.La musica  unisce  e caratterizza ogni paese… La musica  non muore mai e il colore neanche, regaleranno sempre emozioni che riescono a colpire la sensibilità e penetrare nell’anima di ognuno di noi”. Presso: Galleria Il BorgoC.so San Gottardo 14, Milano (MI)Info: 02.91532183  Direzione Artistica:Sabrina Falzoneinfo@sabrinafalzone.infowww.sabrinafalzone.info

Intervista ad Aldo Busi

Lunedì 18 Gennaio 2010

Intervista ad Aldo Busi

 

Intervista di Antonio Gnoli ad Aldo Busi pubblicata da Repubblica il 12 gennaio 2009, pagg. 58 e 59


Provate a sostituire scrittore con pittore o intellettuale,
romanzo con quadro, ecc… Mi ci riconosco al 100%

“Guardo il nostro Paese con raccapriccio. Non ho più voglia di fare niente per l’Italia. Ho scritto i miei romanzi bellissimi e a un certo punto ho deciso: mi sono tolto dalle balle. Via. Dai rumori, dal chiacchericcio, dalle pretese di far sognare una nazione che non sogna, non vive, non ha futuro. Mi sento molto inutile. E se ne parlo, se ho deciso per un momento di rompere il silenzio, non lo faccio in quanto scrittore, ma solo perchè continuo ad essere Aldo Busi”.

C’è differenza tra il Busi uomo e lo scrittore?
“Nessuna, ma la metto in guardia verso quegli scrittori che pensano di avere la chiave di volta per spiegare i mali del mondo, che ritengono d’essere dei salvatori della patria. Poi li leggi e senti immediatamente che non c’è l’opera, non c’è il romanzo. Io ho un’opera. Cresciuta nel deserto, nel nulla italiano. Ma c’è”.

Non tutti se ne sono accorti.
“Non sono un populista. Quindi penso che il dovere dell’opera sia di rimanere ferma dov’è. Sono gli altri che devono andarle incontro. Il romanzo che va verso il pubblico non è più un’opera, al più è un’operetta. Tra l’altro avercene di operette. Neanche queste sono state prodotte negli ultimi vent’anni. Uno scenario desolante, dove spicca solo la rivoluzione di internet”.

Non è poco, ha cambiato radicalmente il nostro modo di stare nella cultura.
“Certo, ma non in meglio. La lingua è diventata solo comunicazione. E’ caduto il senso estetico della lingua italiana e in generale della lingua usata come sistemazione delle idee. Con l’avvento di internet la mia opera si è trasformata in sale”.

Appartiene al passato.
“La mia opera è talmente indietro che non è nè di ieri nè di oggi. E’ il domani”.

Rischia l’incomunicabilità.
“L’esperienza di un lettore non è comunicabile ad un altro lettore. Il passa parola va bene per le operette. La mia identità di scrittore non è negoziabile”.

Ma i romanzi bisogna pur venderli.
“Non ho mai pensato di vivere di diritti d’autore. Alla fine uno come me è destinato a rimanere solo. Non ho una famiglia alle spalle che mi protegga. Non appartengo ai clan, non sono iscritto ai partiti. Da sempre detesto la figura dell’intellettuale organico. Che cos’è: un suggeritore, un imbonitore, un servo? Sono disorganico a tutto”.

E’ il suo modo di salvarsi?

“A un prezzo carissimo. Sono due settimane che non esco di casa, che non incontro nessuno, non vado a cene mondane. Non entro nei ristoranti. Cosa faccio? Cucino cotechino e lenticchie e metto su pancia”.

Cosa la spinge a questa vita da recluso?
“Fuori incontri gente che è convinta di avere la verità in tasca e pensa di illuminarti. Ma questo non è il paese dei Lumi. Non vedo alcuna speranza di miglioramento. Per questo ho smesso di scrivere”.

Non le manca la scrittura?
“Perchè dovrebbe? Quello che avevo da dire l’ho detto. Vengo dalla scuola severa del grande autodidatta. Non sono il semplice amateur. Lo scrittore è la coscienza della nazione. Se non è tale non è niente. Ma qui c’è ancora una nazione?”.

Ce lo dica.
“Non le rispondo, non sono un demagogo, non mi rivolgo alle folle. La letteratura è un fatto elitario. In me non c’è la minima predisposizione al mercimonio ed alla prostituzione”.

Eppure nel secondo dei suoi racconti c’è un elogio quasi malinconico di un giovane prostituto.
“E’ un lavoro come un altro, del resto non c’è cosa che non sia mercificata. Se è mercificato il pensiero perchè non dovrebbe esserlo un quarto di carne? La carne umana è la merce più a buon mercato che abbiamo. Non sono gli amanti prezzolati, le escort, i leccaculo che da noi mancano. E poi, gli uomini e le donne sono talmente insicuri di sè che è chiaro che stanno solo cercando un padrone. Tutti vogliono un padrone. La mia lotta, quando incontro qualcuno, è restituirgli la stima in se stesso”.

E cosa si aspetta di ottenere?
“Non lo so e non m’importa di saperlo. A volte mi rimproverano di investire energie sulle persone sbagliate. Ma non ci sono persone giuste. Le persone sbagliate sono le uniche su cui vale la pena di prodigarsi. Sono le uniche davvero spossessate di sè”.

Echeggia il retaggio cattolico.
“Solo una persona profondamente anticlericale e aconfessionale può essere buona come me. Io posso essere generoso con un nemico, un cattolico difficilmente”.


E’ una forma di gratuità più che di generosità.

“E’ vero perchè la gratuità richiede una grandezza che il generoso non sempre possiede. E poi a me piace stupire”.

Cosa significa stupire?
“Dare la sensazione che non stai agendo in base ad un istinto di rapina. Stupire significa costringere qualcuno a ricredersi su di te, su di sè e conseguentemente sul mondo”.

In passato lei stupiva giocando sui suoi gusti sessuali.
“Cosa vuole che le dica: ho praticamente smesso di fare sesso. Sono un omosessuale ideologico. I maschi cominciano a farmi schifo. All’odore del caprone in palestra preferisco la castità”.

O le donne, visto l’elogio sperticato che ha fatto di Carla Bruni.
“Un’eroina della nostra contemporaneità”.

Che cosa l’affascina di queste figure femminili: prima Liala, poi Zsa Zsa gabor e adesso la moglie di Sarkozy?
“E’ un movimento ascensionale. Liala conquista le analfabete e comunque insegna loro a lavarsela. Zsa Zsa conquista gli uomini. Non fa film ma è la più grande attrice della vita. La Bruni conquista il potere vero. In lei vedo la capacità ormai in estinzione di essere virile”.

Si spieghi.
“La virilità è un progetto, la femminilità una condizione. Mettendo insieme queste due cose Carla Bruni ha conquistato una nazione, i francesi sono pazzi di lei. Non ha compiuto un passo falso. Ha tutta la mia ammirazione”.

I detrattori insinuano che abbia fatto tutto per calcolo.
“E allora dov’è lo scandalo? I critici come al solito non hanno capito che Carla Bruni ama tanto di più Sarkozy proprio in quanto non lo ama. Troppo facile amare qualcuno perchè lo ami. Prova ad amare qualcuno senza amarlo. E’ durissima”.

E lei ha amato?
“Ho cercato la merla bianca. Ma avevo già la mia opera e me stesso”.

Di se stesso, del suo corpo scrive: il mio è un corpo che non si vendica su di me.
“Nel senso che sono costantemente aggiornato su di me, anche quando muto, quando mi trasformo, quando mi travesto”.

Inclinazione camaleontica?
“Travestirmi equivale a sentirmi come Giorgio Samsa che Kafka trasforma in scarafaggio: sono un personaggio che può vivere indifferentemente in un romanzo o nel mondo”.

Che cos’ha fatto in questi anni di silenzio?
“Sono stato benissimo. Non ho fatto una bella mazza di niente. Non ho scritto, non sono andato in televisione, non ho avuto sfoghi sessuali. In compenso ho cambiato tantissime stanze d’albergo in Europa Non c’è stata cosa più bella che staccarsi da tutto e chiudere il rubinetto. Così se mi faranno fuori non ci sarà nessuno che mi rimpiangerà”.

Rimpiangeremmo il suo talento indiscusso.
“Mi hanno fatto il vuoto attorno perchè tra l’altro sono una persona troppo spiritosa”.

Di sè lei ha scritto in uno dei racconti: sono un ex cameriere con il complesso di superiorità.
“E’ vero. Ho avuto la fortuna di non essere un figlio di papà, di non studiare nelle scuole di Stato. Tutti quelli che erano handicap insormontabili li ho trasformati in grotte di Aladino piene di tesori. E poi, se uno non ha fatto il cameriere e non ha visto la vita dal basso, o dal sotto di una tovaglia, non può aspirare al trono”.


Lei ha anche detto: si può smettere di scrivere ma non si può smettere di essere scrittori.

“Essere scrittore è per me possedere un terzo occhio. In questi anni di voluta inattività si è molto acuito”.

Chi è per lei uno scrittore?
“Prenda me, come parlo, come mi muovo, come gestisco il mio corpo, prenda le mie opere e da lì capirà chi è scrittore e chi non lo è. Non è una cosa di cui posso vantarmi, perchè per il fatto di essere scrittore non me ne torna niente in tasca”.

Tutto accade perchè deve accadere.
“Eppure non mi spiego perchè le ho rilasciato questa intervista. Ha mai scritto su di me negli ultimi anni?”.

No, dovevo?
“Io nasco respinto. Mio padre non mi voleva, mia madre desiderava una femmina. Io nasco e già avevo un completino rosa”.

Da neonato ha cominciato a scavare l’abisso fra lei e il mondo.
“Preferisco essere respinto che accettato, parola davvero miserabile. Chi siete voi per tollerarmi? Dei lombrichi. Ammettetelo e io vi trasformerò in draghi volanti. Il segreto è tutto qui”.

 

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Le sculture di Francesco De Molfetta e Matteo Negri in mostra a Sassuolo (MO)

Venerdì 15 Gennaio 2010

L’Associazione Culturale Arscenica di Sergio Annovi, in collaborazione con il Comune di Sassuolo e l’Assessorato alla Cultura sono lieti di presentare L’impero degli oggetti, mostra bipersonale di Francesco De Molfetta e Matteo Negri che inaugurerà Sabato 23 Gennaio alle

ore 18,00.

All’interno degli spazi della Paggeria Arte, storica sede sassolese di importanti mostre ed eventi legati all’ arte contemporanea, saranno esposte le opere dei due giovani scultori milanesi.

Per l’occasione Francesco De Molfetta e Matteo Negri esporranno un ventina di opere facenti parte della loro più recente produzione artistica. In questi nuovi lavori entrambi gli artisti operano una sorta di defunzionalizzazione dell’o

Nelle opere di Francesco De Molfetta (Milano 1979) lo

spazio diventa una sorta di scenografia dove gli oggetti e le sculture sono protagonisti di scene che possono essere lette talvolta come vignette umoristiche, altre come rappresentazioni teatrali.

De Molfetta mette in scena una serie di opere concettuali dove realtà e finzione si confondono senza soluzione di continuità; le sue sculture assomigliano infatti a dei ready made recuperati nel patrimonio dell’immaginario collettivo: allarmanti icone del contemporaneo, oggetti e stereotipi del consumismo più spietato, oggetti più comuni ai quali è stata tolta la loro originaria funzione. Il giovane artista milanese li isola dal loro contesto e li obbliga a mutare il proprio concetto di verità, costringendo il pensiero ad andare oltre e a rinunciare ad ogni stabile certezza. Si tratta di microcosmi che generano un sentimento di spaesamento, un mix di estraneità e familiarità, che si risolve infine in una comicità affascinante e al contempo ironica.

Nella sua ricerca plastica Matteo Negri (Milano 1982) utilizza tecniche artigianali e attribuisce una particolare attenzione alla manualità come possibilità di ricerca e di scoperta.
Anche la scelta dei materiali è molto importante: nella serie delle mine, realizzate in ceramica smaltata, è evidente il contrasto tra la tipologia dell’oggetto e il materiale scelto; la mina stessa, strumento di distruzione, subisce la violenza e il rischio di frantumarsi per la fragilità della ceramica con la quale è realizzata.

Altrettanta ironia pervade anche la serie L’Ego: i famosi mattoni da costruzione sono qui snaturati, privati della capacità di espletare la funzione per cui sono creati: non c’è più possibilità di costruire, i lego in resina si presentano come oggetti fini a se stessi, di cui si può solo apprezzare l’aspetto cromatico e formale. Da giochi per bambini diventano giochi per adulti, opere d’arte nelle quali riconoscere parte della nostra infanzia

ggetto che, privato appunto della sua funzione primaria, assume molteplici sfumature concettuali legate ad un unico comune denominatore: l’ironia.

 

 

Marche Centro d’Arte

Venerdì 15 Gennaio 2010

La Galleria Marconi di Cupra Marittima riprende la programmazione della rassegna Non lo so e non lo voglio sapere. Domenica 17 gennaio alle 18.00, infatti, si inaugura il primo appuntamento di Marche Centro d’Arte, mini ciclo di tre mostre dedicato ai fermenti artistici marchigiani, che viene riproposto dopo il successo dello scorso anno
La curatrice Cristina Petrelli presenta il lavoro di Roberto Cicchinè, Armando Fanelli, Niba e Ivana Spinelli, quattro artisti che utilizzando linguaggi diversi danno il senso della situazione dell’arte nel nostro territorio.

 
“Distanziarsi dal momento presente per rileggere il vissuto. Un procedere che non segue una successione lineare, ma percorre strade anomale dove il prima e il dopo si trovano ad esistere nel medesimo istante.
Negli scatti fotografici di Roberto Cicchinè la memoria individuale partecipa alle scelte collettive, cristallizzandosi nel simbolo. L’inevitabile dissolvimento diventa indizio dell’attraversamento necessario che predispone al nuovo.
Nel video Armando Fanelli traccia una mappa emotiva in cui l’infinita complessità dei rapporti umani si rende percepibile attraverso il confine poroso dell’epidermide, un processo che continua nelle foto, dove ciò che normalmente resta celato viene prepotentemente esibito.
Nelle sculture di Niba rimane solo la forma del corpo femminile imprigionato in aderenti tute di latex. Il riflesso acquista consistenza nel gioco simmetrico della duplicazione, celebrando il carattere effimero dell’apparenza.
Nell’installazione di Ivana Spinelli oggetti della vita domestica si susseguono l’uno dopo l’altro. L’uso dell’inchiostro nero sul bianco dello sfondo assegna all’immagine un’esistenza incerta, in bilico tra affermazione e scomparsa.
Il percorso tracciato dagli artisti, mediante i lavori esposti, consolida l’intuizione che in ogni esperienza individuale si stratifichi non tanto quello che si desidera ricordare quanto tutto ciò con cui si viene a contatto in modo del tutto involontario. Emerge incontrastato il fluire del tempo, l’eterno divenire dell’esistenza”. (Cristina Petrelli)

 
Non lo so e non lo voglio sapere non è solo una risposta, è anche una provocazione, un atteggiamento e in fondo una forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte potremmo definire culturale. È un modo per affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore? Perché le patate al forno sono sempre troppo poche?
Una risposta spesso comoda, a volte sconvolgente, che esprime una volontà di ignoranza che è molto lontana dall’affermazione socratica che il vero saggio è colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna tensione alla conoscenza, nessuna curiosità, solo distacco e indifferenza.
Spesso davanti a una proposta di tipo artistico questa frase arriva e fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo silenziosa.
Sarebbe legittimo adesso rispondere alla domanda: perché intitolare in questa maniera una rassegna di mostre?
La risposta in fondo è già nel titolo

scheda tecnica/technical card
 
curatore/curator by Cristina Petrelli
testo critico/art critic by Cristina Petrelli
 
ufficio stampa/ press agent Dario Ciferri
traduzione di/translation by Patrizia Isidori
 
relazioni esterne e promozione delle attività/ external relationship and promotion of activities Stefania Palanca
fotografia/photography Marco Biancucci©
riprese video/video shooting Stefano Abbadini
allestimenti/preparation Marco Croci
progetto grafico/graphic project maicol e mirco
webmaster http://www.siscom.it

 
dal 17 gennaio al 14 febbraio
from 17th january to 14th february
orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20
opening time: Mon-Sat 4 to 8 p.m.
 
Galleria Marconi di Franco Marconi
C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP)
tel 0735778703
e-mail galmarconi@siscom.it
web http://www.siscom.it/marconi

Salvo - Récits

Lunedì 11 Gennaio 2010

S A L V O
“ R É C I T S ”

A CURA DI ALBERTO ZANCHETTA
La mostra raccoglie un nutrito corpo di oCiminierepere, dagli inizi degli anni Ottanta sino ad oggi, grazie alle quali sarà possibile tracciare una breve ma esemplificativa cronistoria dell’artista. L’esposizione che la galleria Dep Art dedica a Salvo, a distanza di due anni dalla precedente, si svilupperà a partire dalle Lapidi per poi passare attraverso il Ritorno alla pittura (di cui l’artista è stato un precursore), fino ad arrivare ai soggetti più recenti, così da ripercorre oltre trent’anni di intensa attività creativa. “Notturni”, “Primavere”, “Minareti”, “Città”, “Interni con funzioni straordinarie”, sono solo alcuni dei temi attorno ai quali è stato possibile comporre il ritratto di un artista che ha sempre saputo infondere grazia e ingegno in ogni sua opera.
 OttomaniaSalvo è tra i pochi artisti italiani capaci di sintetizzare concezione ed esecuzione, dimostrando che il pensiero e il fare, la riflessione e il mestiere, sono assolutamente complementari.
Volume, superficie, spazio, luce e colore sono i veri protagonisti di queste sue Creazioni idealizzate, in cui regna una calma sovrana che è memoria (storica) ma anche poesia (del tempo passato).
Si tratta per lo più di archeologie e architetture rivisitate in forme semplici, asciutte, “classiche” nel loro genere, che si rifanno a un malinconico arcaismo; in esse proliferano i punti di vista, gli scorci, le fughe prospettiche, in un continuo addensarsi di colori che sono dolcemente graduati tra coni d’ombra e luce.
Bosnia ErzegovinaDa ultimo, ne emerge un mondo tanto personale quanto peculiare, in cui la realtà si trasfigura in un artificio di rara intensità e intelligenza, a riprova del fatto che “i pittori devono meditare coi pennelli in mano”.
Salvo - Leonforte (En) 1947
Vive e lavora a Torino 
Ha partecipato a numerose mostre in importanti musei, gallerie o manifestazioni in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia nel 1976 e nel 1984, Documenta 5 nel 1972 e la mostra Die Sammung Paul Maenz a Weimar nel 1999. Ha avuto mostre personali al Museo Boymans-van Beuningen a Rotterdam, alla Villa delle Rose di Bologna nel 1998, alla Gamec di Bergamo nel 2002, al Trevi Flash Art Museum nel 2003 e, nel 2007, alla Gam di Torino.
SALVO
Récits
6 marzo – 30 aprile 2010

Galleria Dep Art
via Mario Giuriati, 9
20129 Milano
Tel/Fax +39 02 36535620
www.depart.it - art@depart.it
Dal Martedì al Sabato dalle 15 alle 19
Mattina e Festivi su appuntamento
Ingresso libero
Disponibile catalogo con testo del curatore 

Teatro Ragazzi: con “SHAHRAZAD E LA LAMPADA DI ALADINO” Francesca Brusa Pasqué porta in scena fiabe, musiche e atmosfere da “Le mille e una notte”.

Sabato 9 Gennaio 2010

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Continua il giro del mondo di Francesca Brusa Pasqué, attrice varesina dalla formazione ricca e complessa che, da alcuni anni, ha indirizzato la propria ricerca verso il teatro di narrazione elaborando, per il pubblico più giovane, spettacoli ispirati a fiabe, miti e leggende appartenenti a mondi lontani e poco conosciuti. Il suo impegno, artistico ed umano, nel superare la distanza e, spesso, la contrapposizione tra culture diverse, le è valso il prestigioso invito alla XXIX edizione di Operaestate Festival Veneto, celebre manifestazione internazionale d’avanguardia, a cui l’attrice ha partecipato con ben tre spettacoli ambientati rispettivamente in India, in Brasile e nell’Est europeo.

Francesca Brusa Pasqué ci conduce ora a scoprire l’incanto del Medio Oriente, e lo fa evocando una figura femminile leggendaria, un’eroina che rimanda ad un mondo fantastico, caratterizzato da atmosfere sospese, giochi d’acqua, pietre preziose, sete e fruscii: Shahrazad.

Perché Shahrazad? Oggi ha ancora senso parlare di lei, usando come pretesto una fiaba antica conosciuta da tutti?

La risposta è rivelata nel preambolo de “Le mille e una notte”; la splendida raccolta di storie inizia infatti con l’atto eroico di Shahrazad che cerca di salvare il suo popolo e se stessa non tanto grazie alla bellezza quanto, piuttosto, grazie alla profonda cultura e alla sua straordinaria capacità affabulatoria, acquisita in anni di lettura, studio e ricerca.

Lo spettacolo è costruito in modo da far conoscere la forza della narrazione ricalcando la struttura de “Le mille e una notte”, ossia attraverso l’artificio narrativo del racconto nel racconto: sulla scena si narra la storia di Shahrazad che, a sua volta, narra la storia della lampada di Aladino al re Shahriyar, durante la prima notte di nozze.

Grazie anche all’ausilio di stoffe, oggetti esotici e strumenti musicali suonati in scena, il pubblico sarà condotto dalla voce narrante in un viaggio che lo porterà nella magica atmosfera mediorientale, nel mondo luccicante dei palazzi dei sultani, dei giardini fioriti, degli incantesimi dei maghi cattivi e dei desideri esauditi da geni meravigliosi.

 

 

SHAHRAZAD E LA LAMPADA DI ALADINO”

di e con Francesca Brusa Pasqué

Sabato 9 gennaio 2010, ore 15.00.

Area Metropolis 2.0

Via Oslavia 8, PADERNO DUGNANO - MILANO

SITO PERSONALE DELL’ARTISTA:

www.francescabrusapasque.net