Archivio di Maggio 2009

PARTY CON ALICE

Giovedì 28 Maggio 2009

Troppo periferici>>fenomenologia dei marginiTroppo periferici>>fenomenologia dei marginiParty con Alice  PARtire con Alice, PARteciPARe a un PARty con Alice o PARteciPARe a un PARty di Alice apPARtiene, giocoforza, e con maggiore o minore consapevolezza critica, al percorso di ciascun artista, costretto a superare, malgré lui, la dimensione ambigua dell’apPARerza. Significa, insomma, percorre quell’universo “altro” che può aprirsi come una voragine per coloro che decidono di attraversare lo specchio e non si accontentano di rimanervi davanti a contemplare, in un onanistico narcisismo, la propria immagine riflessa. (Dal testo critico in catalogo di Ivo Serafino Fenu) 

ARTISTILidia Bachis_Giusy Calia_Franco Casu_Chiara Demelio_Elisabetta Falqui_Gavino Ganau_Gruppo Sinestetico_Nilla Idili_Silvia Idili_Jara Marzulli_Tonino Mattu_Michele Mereu_Marco Pili_Progetto Askos (Chiara Schirru_Michele Mereu)_Francesca Randi_Pietro Sedda_Gianfranco Setzu 

Ideazione e cura Askosarte

Direzione artistica e testi in catalogo Ivo Serafino Fenu 

  Non pensava certo, il timido e balbuziente reverendo Dogson, che le storie e filastrocche inventate per divertire le tre sorelline Liddell durante le gite in barca sul Tamigi, avrebbero avuto questa eco.E soprattutto che a distanza secolare, il mondo fuori forma e fuori tempo di Alice fosse ancora rappresentato con tutti i linguaggi espressivi del teatro, della musica, del cinema, dello styling e perché no, dell’arte contemporanea.L’antica casa padronale campidanese in mattoni crudi, dedicata all’illustre letterato oristanese Peppetto Pau di Nurachi, offre, peraltro, un percorso espositivo davvero suggestivo per i 17 artisti ospiti che, tutt’altro che dispiaciuti per il numero sfortunato (nella favola di Alice ciò che è non è, e ciò che non è >è) si esprimono sul mondo di favola e del suo opposto, naturalmente, paese dell’incubo.La prima opera che si presenta al visitatore si trova nella stanza delle launeddas. L’autrice è l’artista cagliaritana Elisabetta Falqui e ha per titolo ”Superstar” stella a cinque punte, gialla in plexiglas che con il suo metro e 60 offre, in fondo al lungo corridoio, un impatto davvero forte e foriero di emozioni e nuovi mondi.Per l’artista, Alice richiama un mondo fantastico, irreale, che immagina pieno di stelle. Stelle che splendono, che brillano, che sfrecciano velocissime nell’universo, inteso come mondo ancora sconosciuto, da esplorare e da interpretare. Alice stessa è una stella, che diventa protagonista.L’abito di Alice, vuoto e avvinghiato alle canne, è dello stilista oristanese Carlo Petromilli - che veste per la serata da prato fiorito la pianista Cinzia Casu (Oristano) da cappellaio matto il basso Riccardo Spina, da fenicottero il soprano Alice Madeddu (Cagliari). E sempre lui che veste la coloratissima e cattiva regina di cuori, che in una delle stanze che si affacciano al cortiletto interno in altissimi tacchi a spillo e frustino alla mano, stende biancheria intima maschile in un filo teso nello spazio a fiancoNel sottoscala che porta alla soffitta la nidiata” di coniglietti di Marco Pili (Nurachi) inquietano nei loro colori innaturaliIn soffitta due artisti: Lidia Bachis, romana ma dalle origini evidentemente sarde, propone con una ripresa insolita – orizzontale – “Alice” che indossa il vestito disegnato da Walt Disney per la versione animata e classica del film. Alice e le scene del video, sembrano proprio un remake di Alice in wonderland, e questo arriva strano da una pittrice che è conosciuta nelle gallerie d’arte per le sue baby killers e per le tatuatissime geishe del mondo nipponico.Nella bassa soffitta a fianco, quasi in contrapposizione, il video “Ghost di Michele Mereu (Oristano) la sua Alice è la stessa delle foto in vetrina, e vestita con l’abito di Petromilli, è anche la festeggiata della vera festa di compleannoIn primo piano, indossa una sottoveste nera, in segno di lutto per la morte di Lewis Carroll, (fatto realmente citato nella sua biografia) e fa a pezzi un grande coniglio di pezza, mentre dietro a lei aleggia un volo d’uccelli che assume le forme più strane. (Lewis Carroll??) In vetrina e in vendita, il vestito che indossa la piccola Alice da favola della Bachis e le calze e la sottoveste nera che indossa l’Alice adulta e inquieta di Mereu.Nella sala dedicata all’alimentazione, vicino al tavolo disegnato dall’architetto Fresu, con dei monitor al posto dei piatti e diffusori per gli odori, l’opera grafica di Gianfranco Setzu.(Ardauli). Non ha titolo, ma potrebbe essere titolata AnoressiaLa sua biondissima Alice dal viso da modella, vomita sul pavimento:A fissare l’opera ci si stordisce come con quei giochini grafici che a fissarli fanno girare la testa. L’autore ironizza sulla location. Diverte posizionarla  proprio sul tavolone: fa leggero. Difficile pensare che l’idea possa essere balenata dopo la morte di una ragazza per inedia, in solitudine.L’anoressia è il paradosso.Nell’andito che porta al cortile, le foto del teatrino girovago stile fine ottocento, della fotografa cagliaritana Francesca Randi, “Alice Liddell, la musa progetto che si ispira all’amicizia profonda e controversa che nacque tra lo scrittore, Charles Dogdson, e la piccola Alice Liddell.L’artista propone una scena piuttosto surreale dove il cappellaio matto racconta ad un gruppo di bambole di porcellana la storia di Alice attraverso dei burattini. I fantocci osservano con sguardi incantati.Nella stanza multimediale delle foto di Giusy Calia, generosa artista nuorese stabilitasi a Sassari, che entusiasta dell’idea che traina il progetto, apparenza, doppio, artisti dentro e fuori le opere propone “due stanze di Alice foto di piccole dimensioni riproposte da due grandi banner esposti nel cortiletto interno, in cui si percepisce la realtà trasfigurata del mondo dell’arte, dove ogni artista ha il potere di decidere quale valore dare alle cose,Prima di entrare nella grande stanza dove un tempo si macinava il grano, nel cortiletto, ancora un’opera di Marco Pili che espone Giulia con aria trasognata che rammenta i volti della baby art proposti da Carroll nella sua lunga carriera di fotografo.All’interno del grande frantoio, dove al centro si impone la mola, sulla sinistra, sopra l’antico pozzo, l’opera di Gavino Ganau, artista di Tempio Pausania, stabilitosi a Sassari. La sua opera, rigorosamente in bianco e nero (the way of wander) sfrutta un’altra figlia d’artista (vedi Bachis, Mereu, Pili) per una Alice sbarazzina con cuoricini che spuntano dalla testa. Un’immagine di vita quotidiana, semplice e acuta allo stesso tempo, quasi serena Speculare, un’artista di Bari, in trasferta in un’isola che ha per ora solo immaginato, ma che visiterà quest’estate attirata dal party di Alice e da quella rete che offre opportunità e contatti, che è diventato il web.Jara Marzulli con “sorelle” indaga il femminile in tutti i suoi mutamenti, in tutte le sue ambiguità nascoste. Giochi di sguardi e di segni tracciati sulla pelle che seguono ritmi lontani ed arcaici.La giovane Silvia Idili, nata a Cagliari ma residente a Milano, approfondisce, invece, l’incontro carnale tra la dimensione infantile e il regno animale. La sua “Aliciasistemata ad hoc sopra il pentolone che un tempo serviva per la cottura, è un ibrido che mantiene una primordiale innocenza, insieme selvaggia e temibile, che si dispiega in misteriosi rituali Tonino Mattu interviene con un’opera che ha un titolo che non ha bisogno di molti commenti “Sifilide party 23.30 a casa di Alice”Nella stanzetta appartata, quasi nascosta, con una luce bianca, asettica, da obitorio, l’opera irriverente, come al solito di Pietro Sedda.. La mano di un morente, già cianotica, dal titolo emblematico “Biridibodibidù”.

Nelle scuderie, gli scatti del fotografo cagliaritano Franco CasuNatura morta con corpo e filo elettricovisione cruda di come possa essere vissuto il corpo  imprigionato e ferito dalle apparenze. E’ lo stesso Casu che regala alla serata la performance struggente di Alice tra gli specchi, che li rompe e li offre agli astanti invitandoli a fare altrettanto perché ciò che riflettono sono immagini false , appaRenti, appunto.Nella cantina, da cui provengono, strani rumori di piatti e forchette, il gruppo sinestetico (Albertin M. Perseghin M. Sassu A. Shimizu T.) di Modena, impegnato nella ricerca utopica di un unico lavoro d’arte Totale, creato da un interscambio di linguaggi espressivi con “Cana sinestetica”, performance che li vede impegnati in un banchetto a base di spaghetti e di strani oggetti, mentre sotto al loro tavolo un amplificatore dilata, appunto i rumoriIn una delle stanze aperte, l’nstallazione “Where can I find the rabbit?”di Progetto Askos (Chiara Schirru e Michele Mereu ) Alice Liddell è un’imprenditrice. Finito il tempo della favola, ha messo su un allevamento di conigli bianchi che commercializza sottoforma di omogeneizzati per bambini.L’installazione ha una insegna luminosa, gli omogeneizzati  LIDDELL al coniglio bianco e delle cartoline pubblicitarie Nel forno le foto di Chiara Demelio, artista di Sassari che propone una sequenza fotografica di una performance di cui l’artista stessa è protagonista, alle prese con un fiore gigantesco (un o dei fiori mutanti della sua ricerca) in cui “incanto e disincanto” sono i due versi della stessa medaglia.Infine, prima di uscire dal percorso, sul pavimento degli orinami a forma di piccole rane fanno strada su per le scale fino alla soffitta dove gira il video “Genesi” di Nilla Idili, artista bosana, che utilizza delle pagine della bibbia per costruire i piccoli anfibi che ri-consegna, attraverso il lancio dalle mani, alla natura.La serata termina, dopo la performance musicale, con il party di Alice, che soffia sulle 25 candeline inesistenti delle 10 torte del buffet, e che riceve auguri e scarta veri regali di buon compleanno.

chiara schirru

Mostra visitata il 23 maggio

Scarica gratis l’intervista a Jacopo Fo: 1000 Motivi per cui e’ meglio Ridere che Piangere

Mercoledì 27 Maggio 2009

Francesca Vitale Carta d*identità

Giovedì 21 Maggio 2009

impronta08bis.jpgimpronta08bis.jpgDal 21 maggio al 30 maggio: CARTA D’IDENTITA’  Francesca Vitale sintetizza per accumulo, pretestualizza la definizione dell’identità propria per utilizzarla come stadio dello specchio utile alla conquista di una identità pos­sibile, che è alterità di fatto proprio nel momento dell’incontro con il proprio essere cosciente. Parte dall’impronta e la utilizza come sagoma sensibile in cui materializza una qualità pittorica che rende possibile l’assonanza ed il riconoscimento diventando una madreforma di calligrafia, un prototipo non scontato di autoriconoscimento ed affermazione del sé profondamente sacro nel suo assoluto laicismo.Nelle installazioni  racconta il suo mondo magrittiano ,  nevosi che è poetica perché in cerca dell’emozione del reale. Recupera simulacri di oggetti ed indumenti anneriti, amati nell’uso o calcificati che rappresentino la cifra umana di un percorso possibile, tra positivo e negativo, memoria e realtà: un tao che nella ridefinizione dell’immagine fotografica come possibilità di sviluppo antifotografica, anticronachistica, ne contiene per summa la capacità tecnica e la sua lieta negazione, il racconto fedele e la favola, la maturità del dato oggettivo  e l’arcadia  della soggettività dell’infanzia, il teatrino e l’Opera, il nerbo e l’ironia profonda.

Vetro e Legno. L’Incanto e le Trame di Gabriele Kuestner ed Ulrike Scriba

Martedì 12 Maggio 2009

                                                                                   scriba-ridotta.jpg                                  kuestner-ridotta.jpg

VETRO E LEGNO

L’Incanto e le Trame di Gabriele Küstner ed Ulrike Scriba

Ab Ovo Gallery, Todi - 24 Maggio – 26 Luglio 2009

 

La Ab Ovo Gallery è orgogliosa di ospitare per il primo appuntamento della stagione 2009 le opere di Gabriele Küstner ed Ulrike Scriba, due grandi artiste tedesche che hanno fatto del vetro e del legno gli strumenti espressivi della loro creatività raggiungendo risultati artistici che le hanno fatte entrare, a buon diritto, nel gotha del mondo delle arti applicate contemporanee.

 

GABRIELE KÜSTNER

Il vetro è sin dai tempi antichi materia che emana fascino e mistero. Questa magia nasce dalla sua intrinseca capacità di giocare con la luce reinterpretandola in colori e sfumature ogni volta nuovi, ogni volta imprevedibili. Da sempre siamo ammaliati dai giochi cromatici e dalle suggestioni che una sapienza tecnica, consolidata nel corso di millenni, riesce ad infondere a materiali naturali tanto elementari ma che possono dar vita a strutture enormemente complesse e multiformi.

Gabriele Küstner è una delle più affermate interpreti europee di quest’arte.

Nelle sue opere controllo tecnico della materia e visionarietà compositiva e cromatica trovano un perfetto equilibrio dal quale nascono, come parto spontaneo, forme e colori che catturano le infinite variazioni della luce riuscendo a magnificarne la forza primordiale: vasi dalle superfici simili a pelli di serpente dalle mille sfaccettature, piatti colorati che racchiudono fragili ragnatele o richiami cromatici a Mondrian e Van Gogh, pannelli murali che sembrano aver catturato un sole e ne riflettono i vividi colori di un tramonto.

Tutta questa ricchezza espressiva trova origine in una grande capacità di domare la materia attraverso processi tecnici lenti e precisi: si tratta dell’antichissima e nobile arte di plasmare il vetro secondo la tecnica definita “millefiori”. In una prima fase l’artista modella lunghe cannule di vetro di differenti colori realizzate ad una temperatura di circa 600 gradi; queste canne colorate vengono poi tagliate per creare quei piccoli “moduli” che, opportunamente assemblati, andranno a costituire, come un mosaico, il “tessuto” dell’opera; dopo l’assemblaggio il lavoro, definito nella sua struttura, viene sottoposto ad una nuova fusione a circa 800 gradi; infine, a lavoro quasi ultimato, un’accurata molatura finisce per scolpire, nei dettagli, quella che costituirà la forma definitiva, impreziosita, in qualche caso, dall’uso di una sottile sfoglia d’oro a decorazione di alcuni dettagli, raffinata citazione da mosaico bizantino.

Naturalmente tutto questa perizia tecnica nasce da anni di studio e di grande e faticosa applicazione. Gabriele Küstner nasce a Göttingen, in Germania, ed inizia la sua formazione didattica negli Stati Uniti prima presso la prestigiosa “Pilchuck Glass School” (Stanwood, WA) poi, come assistente di David Huchthausen, presso l’Appalachian Center for Crafts (Smithville, TN). Tornata in Germania completa la sua formazione presso il Politecnico del Vetro ad Hadamar. La sua carriera è costellata di premi prestigiosi e di mostre presso le più importanti gallerie e musei del vetro di tutto il mondo.

Di fronte alle opere di Gabriele Küstner si resta affascinati dal perfetto rapporto tra forma e struttura che è condizione imprescindibile per la manifestazione della bellezza: l’artista, come equilibrista sul filo, si muove tra opacità e trasparenze per indicarci alcune chiavi interpretative dell’infinita varietà di suggestioni che la luce, per mezzo del vetro, riesce ad emanare. I suoi lavori policromi, per esempio, assumono le tonalità primigenie dei colori ed i suoi blu, rossi, verdi, diventano “Il Blu”, “Il Rosso”, “Il Verde”; mentre le fitte trame colorate dei lavori policromi sembrano fatte di tanti, sottilissimi fili che vanno a tessere magiche stoffe di vetro, luminose e multicolori.

Questo gioco di mettere assieme piccoli tasselli per costruire una struttura più complessa e definita non può non rinviare al gioco misterioso della vita, nel quale tutti, accostando pezzetti di esperienze vissute, cerchiamo di costruire il misterioso mosaico della nostra immagine interiore, il nostro vero volto. Godiamoci quindi l’opera di Gabriele Küstner come un momento di estatica riflessione sull’intreccio tra arte e vita.

ULRIKE SCRIBA

 

Se con Gabriele Küstner abbiamo attraversato il fantasmagorico mondo della luce e dei suoi infiniti colori con Ulrike Scriba si entra nel più ovattato, tenue e rarefatto mondo ligneo. Lì ci sembrava di trovarci in uno spettroscopio oscillante tra il rigore algido di forme e strutture e la violenza creativa e passionale di colori forti, qui ci troviamo tra i toni caldi, alla vista ed al tatto, che solo il legno riesce a regalarci. Col vetro l’artista si trova davanti una materia da creare e modificare secondo le sue volontà e capacità; per chi lavora il legno, invece, la difficoltà maggiore è quella di affrontare un elemento che madre natura ha gia modellato e che, quindi, va assecondato e non “costretto”, “forzato”. L’arte di Ulrike Scriba è appunto quella di trasformare, senza stravolgere, la natura di questo materiale reinterpretandone le sue straordinarie qualità fisiche.

Ulrike Scriba è artista di grandi capacità creative che, però, trovano il loro adeguato supporto in una completezza di tecniche davvero unica nel mondo dell’intarsio. Il padre è stato un grande artista del legno, oltre che argentiere, ed anche il nonno paterno era un ottimo ebanista. Ad un naturale apprendistato familiare (la Scriba crea anche le deliziose e ricercate coperture in argento di alcuni dei suoi lavori) ha aggiunto, a completamento della sua formazione artistica, studi in Inghilterra e Canada che l’hanno portata, attraverso il restauro di mobili di antiquariato e la scultura, a trovare la sua strada espressiva fatta di equilibrio tra tradizione ed innovazione.

Ulrike Scriba ha saputo rinnovare l’arte dell’intarsio sperimentando materiali, tecniche , forme e realizzando lavori che, pur presentandosi come oggetti di uso quotidiano (vassoi, scatole, piccoli contenitori), hanno tutti i crismi del capolavoro. Essenze di legni pregiatissimi e rari che si sposano cromaticamente in un gioco di rimandi che, in qualche caso, ricorda la complessità grafica di alcuni disegni di Escher; forme e dettagli che racchiudono, in un sublime equilibrio, arte, artigianato e tecnologia, secondo una delle più felici intuizioni del Bauhaus, che tanto ha influenzato la sua formazione. Ma anche ricerca del nuovo, attraverso una reinterpretazione di oggetti, temi espressivi e materiali nella speranza di ridare a quest’arte antica un indirizzo che la porti fuori dal graduale declino che ha vissuto nel corso degli ultimi decenni, dopo i fasti dei secoli scorsi.

Nell’approccio a queste opere non è da sottovalutare la loro capacità di mettere in moto una ricchezza straordinaria di percezioni sensoriali: infatti, per apprezzarli come si conviene non basta solo guardarli per ammirarne la varietà cromatica e la complessità dell’ordito ma è necessario, altresì, toccarli per gustarne la delicatezza della superficie perfettamente levigata ed infine annusarli per afferrare tutte le variazioni di profumo che varie essenze di legno sprigionano. Cedro, ebano, Bogoak (legno fossile molto raro e prezioso) sono lavorati a degli spessori incredibili (fino a 0,7 mm) ed impreziositi, talvolta, da inserti di pelle di razza o da altri audaci accostamenti; piegati secondo un preciso disegno a convivere, restituiscono alla vista, al tatto ed all’olfatto tutto il fascino della loro natura più intima regalandoci sensazioni che, in tempi bui di grande confusione e decadenza, solo l’arte, come candela che illumina, può ancora riservare .

Incamminiamoci lungo questo fascio di luce con le opere di Gabriele Küstner ed Ulrike Scriba come preziosi compagni di viaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

‘Voyages’: rassegna di pittura a Villa Cuturi di Marina di Massa

Sabato 9 Maggio 2009

Dal 14 maggio (inaugurazione: sabato 16 maggio alle ore 17.30) al 2 giugno 2009, presso la Villa Cuturi sul lungomare Vespucci 24 a Marina di Massa, è allestita la rassegna di pittura “Voyages”: in esposizione recenti opere degli artisti Fiorella Bologna, Paolo Lapi, Guido Morelli, Armando Orfeo e Valente Taddei.  Si tratta di 5 autori diversi tra loro per cifra stilistica e formazione estetica, ma accomunati da un profondo spirito di ricerca nell’ambito della pittura figurativa contemporanea. Gli artisti vantano tutti un nutrito curriculum espositivo, con importanti mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero.                       Bologna (Castelnuovo Magra, 1956) realizza tecniche miste su tela e su tavola in cui si combinano memorie infantili, reminiscenze quasi arcaiche e leggerezze oniriche, utilizzando elaborate sfumature e suggestive variazioni tonali.Lapi (Pisa, 1935) dipinge panorami di impronta materica, in cui viene esaltata la forza costruttiva del colore: le pennellate corrono veloci sulla tela o sulla carta originando vivaci composizioni, nelle quali la figurazione si unisce con equilibrio a spunti informali.Morelli (La Spezia, 1967) amplifica la dimensione del ricordo nei rarefatti paesaggi naturali dei suoi oli dal sapore materico. L’artista predilige concentrarsi su un linguaggio psicologico del dipinto: si allontana da qualsiasi aspetto descrittivo, mirando ad una pura fusione di colore e luminosità.
L’universo creativo di Orfeo (Marina di Grosseto, 1964) è vicino al mondo dei fumetti: nei suoi dipinti il personaggio del ‘Signor Cozza’, sorta di stereotipo del borghese medio, immerso in surreali paesaggi urbani nei quali i grattacieli ondeggiano, appare perennemente combattuto tra routine e voli pindarici.
Taddei (Viareggio, 1964) è autore di tecniche miste su tela e su carta dall’impronta concettuale e dal carattere narrativo: in tali lavori si sviluppano racconti minimi il cui protagonista è un inconfondibile ‘omino’, alle prese con situazioni costantemente in bilico tra ironia e paradosso.
 La mostra è curata da Gianni Costa e organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. Patrocinio: APT Massa Carrara e Assessorato alla Cultura del Comune di Viareggio.Orario: lunedì e martedì, 09.00 – 13.00 / 14.00 – 19.00; mercoledì, 09.00 – 13.00; dal giovedì alla domenica, 10.00 – 19.00. Infoline: 0585 240046. Web: www.aptmassacarrara.it. 

Effimeri, Svegliati e Stravaganti - metamorfosi dei paesaggi culturali -

Mercoledì 6 Maggio 2009

 

Effimeri, Svegliati e Stravaganti

- metamorfosi dei paesaggi culturali -

Villa e Parco di Corliano, San Giuliano Terme (Pi)

dal 29 giugno al 3 luglio 2009

 

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Al via lunedì 29 giugno la prima edizione di Effimeri, Svegliati e Stravaganti – metamorfosi dei paesaggi culturali, un non-festival, a cura di Giancarlo Sciascia, per vivere un’esperienza estetica lunga cinque giorni e confrontare i linguaggi dell’arte e della cultura in un contesto di festa dedicato a giovani, famiglie e viaggiatori. Un’occasione unica per scoprire un territorio, la sua bellezza e i suoi abitanti.

Effimeri, Svegliati e Stravaganti – metamorfosi dei paesaggi culturali in questa prima edizione si soffermerà su due punti: l’effimero e il fiabesco. Un percorso emotivo e cognitivo che invita a osservare con cura il paesaggio e a esercitare l’immaginazione. Non un vano fantasticare per allontanarsi dalla realtà quotidiana, ma una danza fra l’esistente, l’esistito e il possibile.

Effimeri, Svegliati e Stravaganti – metamorfosi dei paesaggi culturali: una manifestazione interdisciplinare e poliedrica che muove i suoi passi dalla valorizzazione della Villa di Corliano, dimora storica della prima metà del XVI secolo, per stimolare nei partecipanti la curiosità e la voglia di riappropriarsi del vissuto di questo sito di grande rilievo storico, artistico e paesaggistico.

Interessanti e molteplici iniziative animeranno la prima edizione di Effimeri, Svegliati e Stravaganti – metamorfosi dei paesaggi culturali: suggestivi eventi itineranti con interludi performativi fra borghi e ville del lungomonte pisano toccheranno Calci, Crespignano e Molina di Quosa, workshop di storytelling, danza e video, coinvolgeranno quanti vorranno partecipare.

Ad arricchire il calendario del non-festival una conferenza-dibattito sulle prospettive di politica culturale nella Toscana nord occidentale, letture di fiabe per grandi e piccini con uno speciale omaggio alla figura poliedrica di Leo Lionni, di cui quest’anno decorre il decennale della morte, installazioni site specific nella Chiesa e nel Parco della Villa, visite guidate agli affreschi del piano nobile della residenza d’epoca di Corliano, e una mostra sugli apparati effimeri nella Livorno del Settecento. E ancora, inediti spettacoli teatrali e concerti - jazz, musica elettronico-strumentale e folk mediterraneo d’autore - fra le proposte del programma serale.

Effimeri, Svegliati e Stravaganti - metamorfosi dei paesaggi culturali -

Villa e Parco di Corliano, San Giuliano Terme (Pi)

dal 29 giugno al 3 luglio 2009

Con il patrocinio di: Comune di San Giuliano Terme, Provincia di Pisa, Regione Toscana, Residenze d’epoca di Toscana e Adsi (Associazione Dimore Storiche Italiane)

Con il contributo di: Cassa di Risparmi di Lucca, Pisa e Livorno

In collaborazione con: Relais dell’Ussero snc e Famiglia Agostini Venerosi della Seta, Fondazione Cerratelli (Costumi), Meravigliarte! L’Arte in ogni senso (Didattica), Acme04 (Allestimento mostra), Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa, Babalibri, Rober Glass, Agenzia Formativa Associazione CinemaTeatroLux

Info: non.festival@gmail.com - http://effimeri.ning.com

Ufficio Stampa: Ku.Ra Comunicazione, Rosi Fontana

Via Garibaldi 63, Pisa, Italy

T. +39 0509711343 – Fax +39 0509711317

e-mail: info@rosifontana.it – web: www.rosifontana.it

BOND AGE mostra personale di Cristina Cerminara

Lunedì 4 Maggio 2009

Dal 7 maggio al 16 maggio: BOND_AGE    Cristina Cerminara opera attraverso il disegno, definendo tramite il dipanarsi del tratto un percorso emotivo che viaggia nelle regioni della coscienza e della mente pur rappresentando l’eros carnale, in un tentativo paradossale e poetico di assimilazione per assurdo che, nell’era dei legami labili, imprime segni forti e duraturi all’affermazione del proprio divenire femminile, superando ogni tipizzazione definibile come pornografica nell’evidenza del proprio scandalo. Ribaltando e rinnovando, proprio mentre sembra ribadirli in una possessione animale ed animistica, definisce e rappresenta archetipi potenti ed apparentemente inquietanti nel loro conquistato gigantismo sfacciato, in realtà gioiosi, liberanti e liberi da ogni paravento di morale: le dinamiche alternative del desiderio, del possesso, della carne nel loro eterno ritorno.  

Sulla gomma, materiale di trasgressione, replica felicemente e stratifica quanto annota sulla carta o traccia sul vetro o sulla sabbia, nelle sculture cerca una morfologia ed una destinazione d’uso  impropria e contaminatoria che ne ridefinisca l’esistenza per essenza: ancora la saldezza e la profondità e l’alta temperatura del legame d’amore che sfugge a qualunque cancellazione, sia essa strumentalmente meccanica o banalmente psicologica.

Presso spazio espositivo Associazione Massenzio Arte

Via del Commercio 12 - Roma (fermata metro Piramide)

Vernissage 7 maggio ore 18.00

Orari di apertura tutti i giorni, escluso i festivi, dalle ore 16 alle 19

SOTTOPASSO_Sul binario dell’arte

Sabato 2 Maggio 2009

Sottopasso-sul binario dell’arte


Sottopasso
sul binario dell’arte

a cura di Olga Gambari, Roberta Gaito, Massimo Fiumanò
da maggio 2009 a settembre 2010
Inaugurazione 9 maggio 2009 ore 18:00
sede: binario 1, stazione ferroviaria di Domodossola

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Nella Stazione Ferroviaria Vigezzina di Domodossola, che collega due culture, due confini, tra la Svizzera e l’Italia, passano ogni anno due milioni di persone.

L’associazione Ingremiomatris ha scelto una postazione nel cuore di questa stazione, per aprire una galleria fuori dal comune. Una storica carrozza degli inizi del ‘900, dagli elegantissimi e spartani interni in ciliegio, recentemente restaurata e tenuta come un’opera d’arte in sé, ferma sul Binario 1, diventa spazio d’arte dove per 17 mesi sfileranno artisti e opere.
Osserveranno la gente e proveranno a dialogare, a far fermare qualcuno, a raccontare comunque le loro storie. Useranno il linguaggio visivo, quello del colore, delle emozioni, delle forme, del movimento.
Se le gallerie di tutto il mondo lamentano che ormai, dopo la serata dell’inaugurazione, nessuno passa più, quale migliore possibilità di avere un pubblico continuo, ricco, quotidiano, affezionato? La carrozza, ferma sul suo binario, diventerà una galleria a statuto speciale, un esemplare unico. Dai sei grandi finestrini illuminati e orientati verso il marciapiede, le opere saranno visibili dall’esterno, osservabili solo da fuori, da chi passa lì vicino.
Per il resto il corpo del vagone sarà chiuso, un luogo a sé un po’ magico. Una galleria come una vetrina, che si protende per cercare il contatto. Un susseguirsi di mostre che dureranno circa un mese e mezzo, con personali e collettive, spaziando dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alla videoinstallazione, etc.

 

Il 9 maggio 2009 si inaugurerà con una collettiva dedicata al volo in cui saranno esposte sei opere di sei artisti:

 

Damiano Andreotti, Vs gravity, 2009, stampa fotografica, cm 50×50
Momò Calascibetta, L’abbraccio, 1984, disegno a matita, cm 50×70
Claudia Gramegna, Senza titolo, 2009, filoplastica in alpacca e argento, cm 55×60×25
Salvatore Melillo, Il primo volo, 2009, olio su tela, cm 50×70
Ario Pizzarelli, Buoni motivi per non rivalutare l’Aeropittura, 2009, tecnica mista, cm 50×70
Giuseppe Ragazzini, Icarooo!, 2009, metamorfosi pittorica su tavoletta grafica, video
 

Sei forme espressive diversamente contemporanee per offrire sin dal primo appuntamento ai visitatori-viaggiatori un’idea della creatività multiforme che abiterà la stazione di Domodossola fino a settembre 2010.
Il 27 giugno seguirà la seconda inaugurazione, una collettiva che tornerà ad indagare il tema del volo. Un omaggio a Geo Chàvez, aviatore di origini peruviane che per primo trasvolò le Alpi nel 1910 perdendo la vita, a soli 27 anni, in un tragico incidente proprio a Domodossola.
Il 27 settembre 2010, la città celebrerà infatti il centenario della morte di questo personaggio che incantò e commosse il mondo sacrificandosi per il suo sogno.

La carrozza sarà insomma un piccolo laboratorio in ebollizione, che andrà a cercarsi il suo pubblico sottoterra, partendo dal sottopasso di una stazione per uscire nel mondo.

Un comitato scientifico composto da Roberta Gaito, Olga Gambari e Max Fiumanò sceglierà artisti e lavori, con un’operazione dal sapore avanguardistico e situazionista che connota da sempre lo spirito dell’Ingremiomatris.

Alla fine tutta l’operazione sarà documentata da un catalogo, una sorta di diario di bordo di un lungo viaggio d’arte compiuto a bordo di un treno.
 

Titolo:                    Sottopasso. Sul binario dell’arte
a cura di                 Olga Gambari, Roberta Gaito, Massimo Fiumanò
progetto grafico:    Annaluce Canali
Sede:                      Binario 1 Stazione ferroviaria vigezzina, piazza Matteotti,
Domodossola
Date:                       maggio 2009 – settembre 2010
Orari:                      tutti i giorni dalle 5:00 alle 21:00
Info:                        www.ingremiomatris.com  -  info@ingremiomatris.com
tel.:3357357840