PARTY CON ALICE
Giovedì 28 Maggio 2009Troppo periferici>>fenomenologia dei marginiTroppo periferici>>fenomenologia dei marginiParty con Alice PARtire con Alice, PARteciPARe a un PARty con Alice o PARteciPARe a un PARty di Alice apPARtiene, giocoforza, e con maggiore o minore consapevolezza critica, al percorso di ciascun artista, costretto a superare, malgré lui, la dimensione ambigua dell’apPARerza. Significa, insomma, percorre quell’universo “altro” che può aprirsi come una voragine per coloro che decidono di attraversare lo specchio e non si accontentano di rimanervi davanti a contemplare, in un onanistico narcisismo, la propria immagine riflessa. (Dal testo critico in catalogo di Ivo Serafino Fenu)
ARTISTILidia Bachis_Giusy Calia_Franco Casu_Chiara Demelio_Elisabetta Falqui_Gavino Ganau_Gruppo Sinestetico_Nilla Idili_Silvia Idili_Jara Marzulli_Tonino Mattu_Michele Mereu_Marco Pili_Progetto Askos (Chiara Schirru_Michele Mereu)_Francesca Randi_Pietro Sedda_Gianfranco Setzu
Ideazione e cura Askosarte
Direzione artistica e testi in catalogo Ivo Serafino Fenu
Non pensava certo, il timido e balbuziente reverendo Dogson, che le storie e filastrocche inventate per divertire le tre sorelline Liddell durante le gite in barca sul Tamigi, avrebbero avuto questa eco.E soprattutto che a distanza secolare, il mondo fuori forma e fuori tempo di Alice fosse ancora rappresentato con tutti i linguaggi espressivi del teatro, della musica, del cinema, dello styling e perché no, dell’arte contemporanea.L’antica casa padronale campidanese in mattoni crudi, dedicata all’illustre letterato oristanese Peppetto Pau di Nurachi, offre, peraltro, un percorso espositivo davvero suggestivo per i 17 artisti ospiti che, tutt’altro che dispiaciuti per il numero sfortunato (nella favola di Alice ciò che è non è, e ciò che non è >è) si esprimono sul mondo di favola e del suo opposto, naturalmente, paese dell’incubo.La prima opera che si presenta al visitatore si trova nella stanza delle launeddas. L’autrice è l’artista cagliaritana Elisabetta Falqui e ha per titolo ”Superstar” stella a cinque punte, gialla in plexiglas che con il suo metro e 60 offre, in fondo al lungo corridoio, un impatto davvero forte e foriero di emozioni e nuovi mondi.Per l’artista, Alice richiama un mondo fantastico, irreale, che immagina pieno di stelle. Stelle che splendono, che brillano, che sfrecciano velocissime nell’universo, inteso come mondo ancora sconosciuto, da esplorare e da interpretare. Alice stessa è una stella, che diventa protagonista.L’abito di Alice, vuoto e avvinghiato alle canne, è dello stilista oristanese Carlo Petromilli - che veste per la serata da prato fiorito la pianista Cinzia Casu (Oristano) da cappellaio matto il basso Riccardo Spina, da fenicottero il soprano Alice Madeddu (Cagliari). E sempre lui che veste la coloratissima e cattiva regina di cuori, che in una delle stanze che si affacciano al cortiletto interno in altissimi tacchi a spillo e frustino alla mano, stende biancheria intima maschile in un filo teso nello spazio a fiancoNel sottoscala che porta alla soffitta “la nidiata” di coniglietti di Marco Pili (Nurachi) inquietano nei loro colori innaturaliIn soffitta due artisti: Lidia Bachis, romana ma dalle origini evidentemente sarde, propone con una ripresa insolita – orizzontale – “Alice” che indossa il vestito disegnato da Walt Disney per la versione animata e classica del film. Alice e le scene del video, sembrano proprio un remake di Alice in wonderland, e questo arriva strano da una pittrice che è conosciuta nelle gallerie d’arte per le sue baby killers e per le tatuatissime geishe del mondo nipponico.Nella bassa soffitta a fianco, quasi in contrapposizione, il video “Ghost” di Michele Mereu (Oristano) la sua Alice è la stessa delle foto in vetrina, e vestita con l’abito di Petromilli, è anche la festeggiata della vera festa di compleannoIn primo piano, indossa una sottoveste nera, in segno di lutto per la morte di Lewis Carroll, (fatto realmente citato nella sua biografia) e fa a pezzi un grande coniglio di pezza, mentre dietro a lei aleggia un volo d’uccelli che assume le forme più strane. (Lewis Carroll??) In vetrina e in vendita, il vestito che indossa la piccola Alice da favola della Bachis e le calze e la sottoveste nera che indossa l’Alice adulta e inquieta di Mereu.Nella sala dedicata all’alimentazione, vicino al tavolo disegnato dall’architetto Fresu, con dei monitor al posto dei piatti e diffusori per gli odori, l’opera grafica di Gianfranco Setzu.(Ardauli). Non ha titolo, ma potrebbe essere titolata “Anoressia”La sua biondissima Alice dal viso da modella, vomita sul pavimento:A fissare l’opera ci si stordisce come con quei giochini grafici che a fissarli fanno girare la testa. L’autore ironizza sulla location. Diverte posizionarla proprio sul tavolone: fa leggero. Difficile pensare che l’idea possa essere balenata dopo la morte di una ragazza per inedia, in solitudine.L’anoressia è il paradosso.Nell’andito che porta al cortile, le foto del teatrino girovago stile fine ottocento, della fotografa cagliaritana Francesca Randi, “Alice Liddell, la musa” progetto che si ispira all’amicizia profonda e controversa che nacque tra lo scrittore, Charles Dogdson, e la piccola Alice Liddell.L’artista propone una scena piuttosto surreale dove il cappellaio matto racconta ad un gruppo di bambole di porcellana la storia di Alice attraverso dei burattini. I fantocci osservano con sguardi incantati.Nella stanza multimediale delle foto di Giusy Calia, generosa artista nuorese stabilitasi a Sassari, che entusiasta dell’idea che traina il progetto, apparenza, doppio, artisti dentro e fuori le opere propone “due stanze di Alice” foto di piccole dimensioni riproposte da due grandi banner esposti nel cortiletto interno, in cui si percepisce la realtà trasfigurata del mondo dell’arte, dove ogni artista ha il potere di decidere quale valore dare alle cose,Prima di entrare nella grande stanza dove un tempo si macinava il grano, nel cortiletto, ancora un’opera di Marco Pili che espone Giulia con aria trasognata che rammenta i volti della baby art proposti da Carroll nella sua lunga carriera di fotografo.All’interno del grande frantoio, dove al centro si impone la mola, sulla sinistra, sopra l’antico pozzo, l’opera di Gavino Ganau, artista di Tempio Pausania, stabilitosi a Sassari. La sua opera, rigorosamente in bianco e nero (the way of wander) sfrutta un’altra figlia d’artista (vedi Bachis, Mereu, Pili) per una Alice sbarazzina con cuoricini che spuntano dalla testa. Un’immagine di vita quotidiana, semplice e acuta allo stesso tempo, quasi serena Speculare, un’artista di Bari, in trasferta in un’isola che ha per ora solo immaginato, ma che visiterà quest’estate attirata dal party di Alice e da quella rete che offre opportunità e contatti, che è diventato il web.Jara Marzulli con “sorelle” indaga il femminile in tutti i suoi mutamenti, in tutte le sue ambiguità nascoste. Giochi di sguardi e di segni tracciati sulla pelle che seguono ritmi lontani ed arcaici.La giovane Silvia Idili, nata a Cagliari ma residente a Milano, approfondisce, invece, l’incontro carnale tra la dimensione infantile e il regno animale. La sua “Alicia” sistemata ad hoc sopra il pentolone che un tempo serviva per la cottura, è un ibrido che mantiene una primordiale innocenza, insieme selvaggia e temibile, che si dispiega in misteriosi rituali Tonino Mattu interviene con un’opera che ha un titolo che non ha bisogno di molti commenti “Sifilide party 23.30 a casa di Alice”Nella stanzetta appartata, quasi nascosta, con una luce bianca, asettica, da obitorio, l’opera irriverente, come al solito di Pietro Sedda.. La mano di un morente, già cianotica, dal titolo emblematico “Biridibodibidù”.
| Nelle scuderie, gli scatti del fotografo cagliaritano Franco Casu “ Natura morta con corpo e filo elettrico” visione cruda di come possa essere vissuto il corpo imprigionato e ferito dalle apparenze. E’ lo stesso Casu che regala alla serata la performance struggente di Alice tra gli specchi, che li rompe e li offre agli astanti invitandoli a fare altrettanto perché ciò che riflettono sono immagini false , appaRenti, appunto.Nella cantina, da cui provengono, strani rumori di piatti e forchette, il gruppo sinestetico (Albertin M. Perseghin M. Sassu A. Shimizu T.) di Modena, impegnato nella ricerca utopica di un unico lavoro d’arte Totale, creato da un interscambio di linguaggi espressivi con “Cana sinestetica”, performance che li vede impegnati in un banchetto a base di spaghetti e di strani oggetti, mentre sotto al loro tavolo un amplificatore dilata, appunto i rumoriIn una delle stanze aperte, l’nstallazione “Where can I find the rabbit?”di Progetto Askos (Chiara Schirru e Michele Mereu ) Alice Liddell è un’imprenditrice. Finito il tempo della favola, ha messo su un allevamento di conigli bianchi che commercializza sottoforma di omogeneizzati per bambini.L’installazione ha una insegna luminosa, gli omogeneizzati LIDDELL al coniglio bianco e delle cartoline pubblicitarie Nel forno le foto di Chiara Demelio, artista di Sassari che propone una sequenza fotografica di una performance di cui l’artista stessa è protagonista, alle prese con un fiore gigantesco (un o dei fiori mutanti della sua ricerca) in cui “incanto e disincanto” sono i due versi della stessa medaglia.Infine, prima di uscire dal percorso, sul pavimento degli orinami a forma di piccole rane fanno strada su per le scale fino alla soffitta dove gira il video “Genesi” di Nilla Idili, artista bosana, che utilizza delle pagine della bibbia per costruire i piccoli anfibi che ri-consegna, attraverso il lancio dalle mani, alla natura.La serata termina, dopo la performance musicale, con il party di Alice, che soffia sulle 25 candeline inesistenti delle 10 torte del buffet, e che riceve auguri e scarta veri regali di buon compleanno. |
chiara schirru
Mostra visitata il 23 maggio
