Archivio di Gennaio 2009

Il mistero della Cappella di S. Severo e del Principe Raimondo de’Sangro

Mercoledì 21 Gennaio 2009

La città di Napoli è una della città più misteriose del mondo, ricca com’è di miti, leggende e luoghi che trasudano mistiche vicissitudini. Uno di questi è senz’altro la Cappella Sansevero, costruzione cui è dovuta gran parte della fama che circonda il Principe Raimondo de’Sangro, ritenuto una delle personalità più misteriose e allo stesso tempo geniali che abbiano abitato la Napoli del ‘700.La prima fondazione della cappella risale però al 1590 ad opera del Duca Giovan Francesco Paolo de’Sangro che, per costruirla, rinunciò ad una parte del giardino del suo palazzo (si tratta del palazzo di Piazza San Domenico Maggiore, oggi contrassegnato col civico nove), dopo che si furono verificati due fatti miracolosi.

Il Principe Raimondo de'Sangro
Un tale condotto in carcere, seppure innocente, si trovò a passare laddove oggi sorge la cappella, ov’era raffigurata l’Immagine della Vergine. Il pover’uomo si raccomandò a Lei facendo voto di donare una lapide d’argento nel caso la Vergine lo avesse aiutato a proclamare la sua innocenza. Per intercessione della Madonna l’uomo fu scagionato e mantenne il suo voto. Lo stesso Duca poi, si rivolse alla stessa immagine quando si ammalò gravemente, promettendo che, se fosse guarito, avrebbe edificato una piccola Cappella. La Madonna non mancò di esaudire la sua richiesta e la cappella fu costruita. In poco tempo però, il piccolo sacello divenne meta di intensi pellegrinaggi, tanto che il figlio del Duca, Alessandro de’Sangro, Patriarca d’Alessandria, dovette ingrandirla rinunciando ad una parte del cimitero di famiglia. Da altare commemorativo, si trasformò in una vera chiesa dove venivano celebrata messe.

Fu però Raimondo de’Sangro a dare il volto definitivo alla cappella delle “Pietatella“, iniziando i lavori di ristrutturazione nel 1749. La volta fu affrescata da Francesco Maria Russo, allievo del Solimena. Il riassetto di Santa Maria della Pietà terminò nel 1770 circa.

Don Raimondo spese una vera e propria fortuna in tale opera, sovrintendendo personalmente ai lavori e imponendo agli artisti di non modificare i quattro mausolei preesistenti. Lo stesso Principe suggerì continuamente le tecniche e le tematiche dei vari complessi scultorei, volendo esprimere, attraverso le opere custodite nella Cappella, diversi messaggi ermeneutico-allegorici. Sia le tecniche che i significati di alcune opere artistiche, sono ancora avvolti dal mistero, tanto che negli ultimi secoli si è tramandata la leggenda di questo misterioso principe, alchimista e mago, che fu in grado di realizzare opere meravigliose impiegando pratiche al limite della magia nera.

Effettivamente il Principe Raimondo de’Sangro conduceva studi applicati a varie materie che oggi definiremmo scientifiche ma che allora presentavano tutti i caratteri della magia. Raimondo de’Sangro infatti era famoso al tempo anche per le sue stravaganze. Collezionava strani oggetti e marchingegni (minuziosamente catalogati in un volumetto la cui pubblicazione fu da egli stesso curata, dal titolo “Breve nota di quel che si vede in casa del Principe di San Severo, D. Raimondo di Sangro, nella città di Napoli“) e stupendo i frequentatori dei salotti nobiliari della città con le sue trovate. Si dice infatti che Don Raimondo fu visto viaggiare a Mergellina a bordo di un carro trainato da cavalli….in mare. E una volta fu in grado di riprodurre, si dice, il miracolo di San Gennaro, suscitando lo stupore dei gentiluomini e delle nobildonne presenti in un salotto.

Gli studiosi, meno inclini a credere alle superstizioni popolari, parlano in realtà di un battello a pale in forma di carro (con cavalli di legno) e di alcuni esperimenti che il Principe amava mostrare agli amici. Raimondo de’Sangro mago o scienziato?

Dani Gal. Seasonal Unrest (Un conflitto che ritorna)

Martedì 20 Gennaio 2009

 

Dani Gal. Seasonal Unrest (Un conflitto che ritorna)

Project Room, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Prato, 31 gennaio - 1 marzo 2009

1seasonal-unrest-miniatura.jpg

Sarà presentata sabato 31 gennaio nella Project Room del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci Seasonal Unrest (Un conflitto che ritorna) la videoinstallazione a due canali realizzata da Dani Gal prodotta dallo stesso Centro Pecci.

Punto di partenza e di confronto per il lavoro dell’artista è Grenade in Gaza (Una granata a Gaza), primo film, risalente al 1970, girato dalla televisione israeliana dentro la Striscia di Gaza. L’interpretazione di Dani Gal svela il meccanismo di realizzazione di un documentario politico e interroga la nostra comprensione del linguaggio usato dai media nel conflitto israelo-palestinese di ieri e di oggi.

La videoinstallazione si incentra sulla figura professionale del rumorista, colui che produce suoni per film usando il proprio corpo e oggetti vari. Il rumorista, guardando il film e immaginando i suoni di una data scena, imita i suoni reali (per esempio i passi di un personaggio) e dà ai film effetti sonori compiuti e credibili.

Il risultato è un’installazione a doppio canale in cui il video del rumorista è proiettato accanto al film originale, a cui è stato dato un nuovo sonoro ed è stato tradotto in inglese. Il confronto tra i due film mette a nudo il meccanismo della realizzazione di un documentario politico e tenta di interrogare la nostra comprensione del linguaggio usato dai media nel conflitto israelo-palestinese di oggi come di allora.

Uno degli aspetti di cui si occupa il documentario è il modo in cui gli egiziani hanno usato i film per creare propaganda anti-israeliana. Il regista spiega come si possono usare immagini e film a scopo di propaganda, assumendo egli stesso una posizione obiettiva che possiamo considerare altrettanto propagandistica.

Dani Gal

Artista nato nel 1977 a Gerusalemme e residente a Berlino, è stato uno dei quattro vincitori del Premio Villa Romana 2008. Usa attrezzature audio e video per attualizzare documenti e fatti storici e mettere a nudo le esigenze di produzione, i suoi aspetti tecnici, la sua ideologia, creando un contrasto con la storia ancora non scritta del nostro presente.

Il suo lavoro è stato presentato nell’ultimo anno, insieme a quello degli altri vincitori del Premio Villa Romana 2008, al Deutsche Guggenheim di Berlino nella mostra collettiva Freisteller curata da Angelika Stepken.

Villa Romana

Fondata nel gennaio 1905 dal pittore tedesco Max Klinger e dai suoi amici, l’Associazione Villa Romana è oggi sostenuta principalmente da Deutsche Bank, dalla Commissione per gli Affari Culturali e i Media del Governo Federale tedesco e da altri mecenati privati per offrire ad artisti particolarmente dotati, spacialmente giovani residenti in Germania, la possibilità di trascorrere un lungo soggiorno a Firenze dove sviluppare la loro ricerca.

Angelika Stepken

Direttrice di Villa Romana, Firenze

In questo momento sembra più cinico che mai guardare un documentario israeliano girato nella striscia di Gaza nel 1970, che finisce con la citazione delle forze armate che il terrore sia soltanto “Seasonal Unrest”.

Dani Gal si occupa in molte delle sue opere della relazione fra produzione – riproduzione – percezione dei media e la (de-) costruzione di senso. Ma, al contrario della generazione di arte critica degli anni settanta, lui non rivela “la verità”, “il male”, ma solo l’uso e la disponibilità dei mezzi simbolici.

Ho visto chiaramente gli strumenti muti del nostro archivio storico nella Scuola di Aeronautica a Firenze dove vi è sulla facciata la dedica a Mussolini, nell’atrio a sinistra un aereo militare e a destra un grosso proiettore cinematografico da 35 mm.

———————————————————————————————————-

Stefano Pezzato

Curatore del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

L’informazione è una delle principali armi dell’attuale guerra di Gaza.

Le notizie diffuse dai media di tutto il mondo sono prodotte o filtrate dai servizi militari israeliani. Le immagini dirette dei combattimenti sono sostituite dallo “spettacolo” virtuale dei bombardamenti ripresi a debita distanza e delle alte colonne di fumo che si innalzano sopra la striscia di Gaza, oltreché dai razzi caduti sui centri abitati nel sud di Israele i cui resti e i cui effetti sono mostrati in dettaglio alla stampa internazionale.

Le scene d’orrore, la morte e la sofferenza della popolazione, l’assurda brutalità dei “danni collaterali” a case, scuole, ospedali, centri per rifugiati che provengono da Gaza, d’altra parte, diventano armi di propaganda lanciate dai palestinesi come razzi per colpire l’immaginario e la sensibilità degli spettatori: se appaiono sproporzionate rispetto a quelle provenienti da Israele è perché esagerata appare la forza militare israeliana rispetto a quella palestinese. Coperte dall’incessante frastuono delle notizie, le azioni di offesa e di difesa si intrecciano e si confondono inevitabilmente.

Con la sua videoinstallazione a due canali, attraverso il confronto fra il primo film girato dalla televisione israeliana dentro la Striscia di Gaza nel 1970 e un’interpretazione sonora che svela il meccanismo della realizzazione di un documentario politico, Dani Gal ci ricorda che le radici del conflitto israelo-palestinese sono lontane almeno quarant’anni, forse più, ma che le armi utilizzate sono le stesse: le verità costruite ideologicamente e “sparate” per produrre reazioni desiderate, per alimentare opinioni e sentimenti diffusi, ovviamente contrapposti sui due fronti in lotta e sui loro supporters.

Ci dice inoltre che quello a cui assistiamo abitualmente in TV è uno stillicidio di annunci, minacce, accuse, prese di posizione, strumentalizzazioni, dietro a cui si celano gli “effetti reali”, crudeli, della guerra. A distanza di spazio e di tempo essa ci appare fatalmente come un “conflitto che ritorna”, come una storia che si ripete.

Dani Gal. Seasonal Unrest (Un conflitto che ritorna)

31 gennaio – 1 marzo 2009

Inaugurazione: sabato 31 gennaio ore 18

Mostra prodotta da: Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

In collaborazione con: Deutsche Bank e Villa Romana

Promossa da: Regione Toscana e Comune di Prato

Con il sostegno di: ASM, CariPrato, Gruppo Consiag, Unione Industriale Pratese

Partner ufficiale: Aeroporto di Firenze

Project Room

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

Viale della Repubblica, 277 59100 Prato

Tel: +39 0574 5317

info@centropecci.it

www.centropecci.it

Orario: tutti i giorni 10-19. Chiuso il martedì

Ingresso libero

Ufficio Stampa: Ku.Ra, Rosi Fontana

Tel. +390509711343 – fax +390509711317

Email: info@rosifontana.it – web: www.rosifontana.it

Lago Trasimeno lo specchio dell’Umbria!

Lunedì 19 Gennaio 2009

Il Lago Trasimeno è una delle più importanti mete naturalistiche dell’Italia. Il Lago è un’interessante oasi naturalistica ricchissima di pesci, uccelli, fauna e flora tipiche della macchia mediterranea. È l’unico rimasto dei tanti laghi che costellavano la terra d’Umbria in epoca preistorica. È poco profondo, circa 8 metri, e riceve acqua per lo più da piccoli torrenti di scarsa portata. La sua condizione bioclimatica lo rende habitat ideale per anguille, carpe, lucci o per bellissimi uccelli quali marti pescatore, cormorani, aironi, folaghe e falchi.

Il Parco naturale del Trasimeno vanta ben 13.200 ettari di suolo ed è il maggiore dei sei parchi regionali dell’Umbria. Ultimamente è stato oggetto di vari progetti di salvaguardia, come il ripristino delle “scese”, cioè le antiche vie che conducevano alle sponde del lago, che oggi consentono al visitatore di immergersi nel pieno della natura del parco.

L’unica isola abitata del lago è l’Isola Maggiore, da visitare assolutamente. Qui si tramanda la secolare tradizione dei pizzi D’Irlanda, introdotta dalla famiglia dei Marchesi Guglielmini, che sull’Isola avevano la propria dimora.

L’altra isola è Polvese, oasi naturale di indicibile bellezza. È visitabile grazie a due distinti sentieri che consentono al visitatore di inoltrarsi nella vegetazione, a stretto contatto con la flora e la fauna locali. È di proprietà della Provincia di Perugia ed è destinata a Parco pubblico in cui è stato di recente implementato un interessante “Parco scientifico-didattico”, allo scopo di ospitare un centro di documentazione e di studi finalizzati alla ricerca e alla didattica in campo ambientale. L’isola è dotata di un “centro soggiorno studi” dove è possibile alloggiare. Polvese però è stata abitata fino agli anni ‘50 e conserva ancora numerose testimonianze del passato come la Chiesa di S. Giuliano, un castello risalente al XIV secolo (restaurato di recente) e il Monastero di S. Secondo.

L’Isola Minore è la meno estesa delle tre che sorgono sul lago. Fa parte, dal punto di vista amministrativo, del Comune di Passignano sul Trasimeno ma è di proprietà privata e attualmente disabitata. È detta anche “isoletta”.

Due invece sono i centri più importanti che si affacciano sulle rive del Lago Trasimeno: Castiglion del Lago e Passignano. Entrambi di enorme interesse storico e artistico ma offrono al turista estivo le tipiche e amene vacanze sul lago di antica tradizione.

Poco distante dal lago è Città della Pieve, cittadina di aspetto graziosissimo. La città è situata in una ottimale posizione, cioè su un dorsale che domina buona parte della Valle di Chiani. Nel centro di Città della Pieve è possibile ammirare lo stupendo Duomo, la Chiesa di S. Francesco, l’oratorio di Santa Maria dei Bianchi. Tutta la città è edificata secondo il caratteristico impianto urbano medievale.

PERUTA BERNARDO - MOSTRA PERSONALE 1°Premio Trofeo G.B.Moroni 2008

Venerdì 16 Gennaio 2009

EgramComunicato stampa n.3/2009

NEW ARTEMISIA GALLERY – Via Moroni 124 – 24122 BergamoTel.035241481  3895563828www.newartemisiagallery.com SABATO 31 GENNAIO VERNISSAGE ORE 18,00 DAL 31 GENNAIO AL 13 FEBBRAIOMOSTRA PERSONALE PREMIO DEL 1° CLASSIFICATO AL 5° CONCORSO DI PITTURATROFEO G.B.MORONI 2008  “I RICORDI”ARTISTA – PERUTA BERNARDO 

 

“Egram”Primo Premio  5° Trofeo G.B.Moroni  -“I Ricordi”–Ottobre 2008 E’ un tema particolarmente significativo, trattato su un piano universalizzato: nel ricordo individuale l’artista ha infatti  saputo cogliere lo sconvolgimento della coscienza collettiva occidentale, passata in un solo momento dal senso di sicurezza alimentato in un clima di falso benessere all’incertezza  di un mondo  minaccioso  e imprevedibile.La tecnica scelta, che procede per velature stratificate, risulta di ottimo livello esecutivo e di immediata efficacia comunicativa;  lo  stesso  dicasi  per la  scelta  cromatica che nei  toni del  grigio assembla simbolicamente valenza evocativa e analisi psicologica.Dott.ssa Elisa Motta - critica d’arte   Bernardo PerutaNasce a Ponte San Pietro – Bergamo – Italia il 24/07/1973. Dal 1992 al 1996 frequenta la scuola d’arti plastiche Castellini di Como. Lavora come decoratore collaborando al restauro di varie chiese del territorio. Nel 1997 frequenta lo studio di un noto ritrattista bergamasco approfondendo la tecnica della pittura ad olio. Dal 2004 si trasferisce a Nizza- (Francia) dove apre un Atelier .La sua ricerca si basa sulla innovazione tecnica nella continuita’ della tradizione figurativa.. tenendo conto della propria  coerenza stilistica,perse guendo un personale linguaggio che esprime l’individualita’ del percorso estetico dell’artista.   LE SUE ESPOSIZIONI  Gallerie” Le Prado “– Liege (Belgio). La Galerie “La Potele” –Rochefant       (Belgio) “Torretta Civica” – Sarnico – Bg –Italia, “New Artemisia Gallery” – Bergamo  - Italia,  “Palazzo Montecitorio” – Roma – Italia ,“Art Museum.Sasbach” – Germania ,Museum “Tony Merz” –      Brianchon – Francia , “Itars” – Nizza – Francia  ,“Cagnes sur mer”- Nizza – Francia ,“Arte Fiera” – Nizza   Francia         ESPOSIZIONI IN PERMANENZA LA POTELE (Rocheaut – Belgio) - R.E.WELCH Gallery (Palm Spring – USA) -ITARS (Nizza Francia)ORTARTE (Orta – Novara – Italia) - ART DAMER (Bergamo – Italia)  HANNO SCRITTO DI LUIClaudio Rizzi – Dott.- critico d’arte  -  Enrica Pasqua Dott.ssa – storico e critico d’arte –Gianni Barachetti – Prof.  critico d’arte - Elisa Motta – Dott.ssa critico d’arte - Don Lino Lazzari – critico d’arteRECENSIONI - L’Eco di Bergamo - Giornale di Merate - Le Arti a Bergamo   Su diversi portali d’arte in Internet 

Bolsena, una storia millenaria… ci credereste?

Mercoledì 14 Gennaio 2009

Bolsena è una cittadina d’impianto medievale che insiste sul lato orientale del grande lago, proprio alle pendici dei monti Volsini. Le sue origini risalgono al periodo etrusco quando la popolazione d Velzna, in seguito alla distruzione della città (III sec. a.C.), vi si rifugiarono. Iniziò dunque un periodo etrusco-romano che oggi riporta diverse testimonianza.

In seguito all’invasione longobarda si sviluppò un borgo medievale presso la rupe dove oggi sorge il Castello ed il quartiere medievale.

La cittadella fiorì da quando divenne patrimonio della chiesa. Si narra che 1263 proprio a Bolsena accadde il miracolo eucaristico del Corpus Domini dalla quale prese origine l’omonima festività.

Un sacerdote boemo di allora, dubbioso sulla presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, partì alla volta di un pellegrinaggio per Roma. Al ritorno, presso la comunità di Bolsena chiese di poter celebrare la S. Messa. Proprio durante la Preghiera Eucaristica vide le ostie sanguinare e a bagnare il corporale. Da allora non ebbe più alcun dubbio. A Bolsena sono ancora conservate 3 pietre bagnate dal sangue mentre il corporele è racchiuso in uno splendido reliquiario custodito in una cappella del Duomo di Orvieto.

Nel 1938 Bonifacio IX la concesse in Vicariato alla famiglia dei Monaldeschi della Cervera. Il castello Monadelschi (XI-XIV sec. d.C.) oggi accoglie il Museo Territoriale del Lago di Bolsena ricco di reperti archeologici dell’intera zona lacustre.

Nei pressi della cittadina è possibili visitare la zona archeologica di Poggio Mosconi caratterizzata della cinta muraria che racchiude l’anfiteatro di Marcatelo, luoghi di culto, il foro, una grande basilica. Nella zona archeologica si possono ancora ammirare vecchi affreschi ed eleganti pavimenti a mosaico.

Infine rimane da annoverare la Basilica di S. Cristina, un complesso architettonico che racchiude in sé quattro chiese di epoche diverse: La Grotta di S.Cristina (dove avvenne il miracolo del Corpus Domini)e le catacombe, l’edificio romanico, La Cappella del miracolo e la Cappella di S. Leonardo.

Nel paese è possibile fare delle splendite passeggiate per le vie del borgo o lungo la sponda del lago. Vi sono spiagge facilemte accessibile dotate di opportune strutture recettive. Il paese è dotato anche di un porto turistico da cui è possibile noleggiare posteggi, barche ed effettuare escursioni presso l’Isola Bisentina

Gli effetti economici degli organismi geneticamente modificati: vantaggi tutt’altro che evidenti!

Sabato 10 Gennaio 2009

L’introduzione degli organismi geneticamente modificati (OGM) nel sistema agro-alimentare italiano è sicuramente uno degli argomenti più dibattuti. Tra favorevoli e contrari la disputa è molto accesa: e allora ci possiamo chiedere se può un economista dare delle risposte e delle soluzioni nell’ambito di problemi così tecnici riguardanti l’agricoltura. Anzitutto un economista potrebbe dire che in materia vi è un alto grado di incertezza. Scegliere la tecnologia ogm per un’impresa ha carattere dell’irreversibilità: una volta coltivati questi organismi, non si potrà più tornare indietro. Dunque, dal punto di vista economico, per un’impresa investire nella tecnologia ogm significa perdere un’opzione reale, che viene trattata dalla teoria economica alla stregua di una opzione finanziaria.

L’applicazione del criterio del valore attuale netto
Il criterio del valore attuale netto è sicuramente un modo efficace per comprendere la situazione. Il valore attuale netto (VAN) è la differenza tra guadagni previsti in futuro e costo dell’investimento iniziale: i guadagni futuri devono essere riportati al tempo attuale mediante un coefficiente di attualizzazione che tiene conto dei mancati interessi sul capitale investito. Il ricavo netto futuro sarà quindi dato dalla formula: 1/(1 tasso di interesse premio di rischio). La presenza del tasso di interesse nella formula si giustifica col fatto che, investendo in quel progetto, si rinuncia alla remunerazione che la stessa somma avrebbe in un’attività senza rischio. La teoria economica suggerisce che, nel contesto di incertezza riguardo all’impatto degli ogm e l’irreversibilità della loro scelta, i vantaggi di una loro introduzione dovrebbero essere molto rilevanti per poter essere a favore della loro introduzione. Questo schema, bisogna precisarlo, si applica a tutte le innovazioni, anche agli acquisti dei beni durevoli (computer, auto…). Da un punto di vista squisitamente economico, i favorevoli all’introduzione degli ogm ritengono che il loro utilizzo consenta anche una riduzione degli input intermedi e quindi un risparmio di costi per l’azienda agricola, con un beneficio ulteriore per l’ambiente. Il mercato degli input si trasforma in tal modo, con l’introduzione degli ogm, da quasi concorrenziale a monopolistico, o quantomeno oligopolistico, e la domanda di input diventa più rigida dato che le imprese agricole dovranno far fronte a minori scelte alternative.

Rischio d’impresa
Un altro elemento importante da sottolineare e analizzare riguarda l’aumento del rischio d’impresa : come già detto in precedenza, infatti, l’introduzione degli ogm comporta un alto grado di incertezza e, conseguentemente, degli effetti anche a livello d’impresa. Ad esempio, i possibili effetti nocivi che potrebbero essere evidenziati da future ricerche, avrebbero un impatto notevolmente negativo sul prezzo del prodotto e maggiori costi per un’eventuale rotazione colturale. A questi devono aggiungersi i costi per i danni da contaminazione genetica a terzi produttori di prodotti non ogm: essi possono anche assumere la forma di premi assicurativi per possibili danni.

Come devono comportasi i consumatori?
Le preferenze dei consumatori vengono considerate dagli economisti come un dato. Molto spesso i consumatori ritengono che l’impiego di ogm implica la messa in commercio di prodotti pericolosi per la salute: anche se si tratta di una tesi tutta da dimostrare, l’analisi economica ne deve tenere conto, anche perché produrre un bene senza mercato significa, per le aziende, produrre senza futuro. Le preferenze dei consumatori implicano dunque un rapporto di scambio tra beni ogm e tradizionali a favore di questi ultimi. Se i prodotti ogm e non ogm fossero distinguibili con certezza, esisterebbero due mercati distinti con prezzi diversi, minori per i prodotti ogm: in questo caso si creerebbe un equilibrio non efficiente, un mercato caratterizzato da asimmetria informativa. Se sono un compratore razionale andrò a scontare il rischio di comprare un “bidone” offrendo un prezzo più basso di quello che avrei offerto in caso di un prodotto di alta qualità certa: ma sarà proprio questo basso prezzo a far sì che siano i venditori di “bidoni” a vendere di più e si attiverà un processo che tende a eliminare i prodotti di alta qualità. Questo meccanismo, che nell’ambito della politica economica è conosciuto come “Modello di Akerlof“, si può applicare perfettamente anche al caso degli ogm. La soluzione più probabile in questo caso sarà un netto spiazzamento dei prodotti cosiddetti tradizionali e si verificherà a causa dell’incertezza sulle caratteristiche sul prodotto, in assenza di interventi come, ad esempio, l’etichettatura. L’introduzione degli ogm, anche se etichettati, aumenta sicuramente il rischio anche per le imprese agricole più tradizionali: infatti i produttori convenzionali tendono a osservare un premio sul prezzo del loro prodotto convenzionale, ma questo premio, in caso di apertura agli ogm, non è più certo. L’incertezza, in questo caso, è generata da alcune possibili contaminazioni genetiche e da comportamenti opportunistici da parte dei produttori (si pensi, ad esempio, alla contraffazione dell’olio d’oliva e al vino al metanolo…). La situazione è ancor più realistica in Italia nel caso si provvedesse a una liberalizzazione totale: il contesto agricolo italiano è infatti caratterizzato da una frammentazione della superficie aziendale. Se i consumatori ritenessero, in tale contesto, l’etichettatura non credibile si avrebbe allora lo “spiazzamento” dei prodotti tradizionali in ogni caso.

‘Inquiete coscienze’: personale di Antonella Calabrese

Lunedì 5 Gennaio 2009

Dal 31 gennaio al 28 febbraio 2009, presso la galleria Mercurio Arte Contemporanea in corso Garibaldi 116 a Viareggio, è allestita “Inquiete coscienze”, personale dell’artista Antonella Calabrese.  Nata a Napoli, diplomata  in Pittura all’Accademia di Belle Arti della sua città, ha all’attivo  partecipazioni a importanti rassegne sia in Italia che all’estero. Alcune sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Nella galleria viareggina diretta da Gianni Costa, viene presentato un ciclo di lavori recenti: tecniche miste (acrilici, sabbie, stampe digitali) in cui l’artista campana, utilizzando un segno essenziale in ambientazioni che ricordano il mondo dei cartoons,  dà vita ad un bizzarro teatrino di singolari silhouettes, grottesche metafore dell’animo umano. Così osserva il critico Laura Sormani nell’introduzione del catalogo che correda la mostra: “Con disinvoltura, Antonella Calabrese muove i suoi pezzi: una partita fatta di superfici, linee libere, inserti fotografici, associazioni quasi automatiche. Dalla libertà di manovra con cui crea e disfa le sue strategie compositive, ricava un campo d’azione sempre vivo, dalla felicità d’invenzione, trae sorprese spiazzanti. Dall’eco ancestrale dei suoi graffiti più etnici, ottiene un tempo azzerato, dove l’immagine si pietrifica in un gesto rimasto incompiuto. Quello di un ‘uomo’ che per quanto si sforzi non riesce ad essere più che una caricatura di se stesso”. La mostra, patrocinata dalla Fondazione Carnevale e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Viareggio, è aperta dal martedì al sabato, in orario 17.00 – 19.30. Su Internet al sito web: www.mercurioviareggio.com. Infoline: 0584 426238.

Liberalizziamo la Stevia, dolcificante naturale!

Venerdì 2 Gennaio 2009

Al Ministro della Salute
Sen. Maurizio Sacconi

La Stevia Rebaudiana è un arbusto perenne originario delle montagne del Paraguay usato da secoli dagli Indios per le sue particolarissime proprietà curative, ma soprattutto per il suo incredibile sapore dolce, che allo stato naturale sotto forma di foglia è di circa 15 volte maggiore del comune saccarosio (o zucchero bianco) SENZA avere le calorie, l’indice glicemico o il potere acidificante di questa terribile polvere bianca.

Dopo quasi un decennio di ostracismo, finalmente la Food