Archivio di Novembre 2008

Napoli: Storia di Secondigliano

Domenica 30 Novembre 2008

Pochi sanno che anche la degradata periferia a nord di Napoli può vantare una storia ricca e gloriosa, testimoniata anche dalla presenza di monumenti e opere architettoniche di grande pregio. I quartieri a nord di Napoli riempiono troppo spesso le pagine di cronaca nera dei giornali locali e nazionali ma ciò non ha impedito a numerosi studiosi, napoletani e non, di interessarsi alla storia di quartieri come Secondigliano, Miano, San Pietro a Paterno, etc, portando alla luce interessantissimi spunti d’indagini sulla storia dei casali napoletani. I casali rurali sono stati infatti il nucleo originario di interi quartieri dell’aerea napoletana, oggi erroneamente considerati “periferia”, quasi come se questi non avessero altra storia se non quella delle violenze che quotidianamente vi si consumano. Secondigliano è un esempio di questa “trasformazione”. L’origine del nome “Secondigliano” è tuttora incerta. Secondo alcuni deriverebbe dalla famiglia dei Secondilli, che qui stabilì la propria dimora, secondo altri dai colli Secondilli che circondano la città da nord-est a nord-ovest. Altri ancora ritengono che il nome derivi dalla collocazione del quartiere all’altezza del secondo miglio della via Atellana (secundum milla).

La prima citazione documentale ufficiale risale al 10 Ottobre 1113. Il documento cita un contratto d’affitto di un fondo posto in “Villa Secundillani“. Altri documenti, riportanti il nome “Secondilianum” e “Secundillanum“, risalgono invece al regno di Carlo D’Angiò e di Carlo II ma di essi non si trova alcuna notizia fra i casali di Napoli sotto l’imperatore Federico II. Nella santa visita dell’arcivescovo del 1542 viene citato il “casale Secondigliani“.

Nei periodi della dominazione normanna, sveva, angioina ed aragonese, Secondigliano, pur essendo Casale, non aveva né le caratteristiche architettoniche né urbanistiche di un vero e proprio Casale regio, caratteristiche che assumerà solo in età vicereale, verso la fine del 1500 e l’inizio del 1600 dopo l’apertura della strada di Capodichino, che renderà Secondigliano accessibile anche dalla pianura. L’economia dell’antico casale si basava soprattutto sull’agricoltura e la vita quotidiana era regolata da rapporti di tipo feudale.

Nel corso del 1600 anche Secondigliano, come gli altri Casali di Napoli, si trasformò in Universitas, unità amministrativa indipendente governata da assemblee popolari. Il casale riforniva gran parte della città di frutta, vino, grano, ortaggi, cereali grazie alle sue fertilissime campagne a 150 mt. di altitudine. Particolarmente fiorente era la coltivazione del gelso da cui si ricavava seta di eccelsa qualità. Dall’allevamento dei maiali e dalla macellazione delle carni si ricavava il rinomato “salame di Secondigliano”, la cui ricetta è andata perduta nel corso dei secoli.

Agli inizi del 1800 le Universitas, istituzioni ormai obsolete, furono abolite e convertite in comuni autonomi.

Nel 1925 Secondigliano fu annesso al Comune di Napoli, acquistando sempre di più i caratteri della “periferia”. Fino agli anni ‘50 però il quartiere conservò le sue caratteristiche di borgo rurale, divenendo meta di scampagnate, preferita dalle famiglie napoletane per l’aria salubre e la presenza di numerose trattorie. Causa del degrado che ancora oggi affligge il quartiere è stata l’edilizia selvaggia degli anni ‘60, che ha reso Secondigliano zona di edilizia popolare ove confinare i ceti più bassi, distruggendone le rimanenti aree verdi.

La storia dell’Umbria… radice antichissime!

Domenica 30 Novembre 2008

Anticamente ricca di corsi d’acqua e di amena vegetazione, l’Umbria è stata meta di numerose migrazioni che hanno origine fin dal Paleolitico. Popolazioni provenienti dal nord o stanziali, hanno abitato questa regione posta al centro dell’Italia, in posizione favorevole per scambi commerciali e traffici di diverso genere.

In età del ferro gli Umbri, popolo di origine indoeuropea, occupavano la sponda orientale mentre gli Etruschi, popolo probabilmente più “giovane” rispetto agli Umbri, occupavano la parte occidentale. L’antica divisione, che sfociò spesso in aperto antagonismo, fra i due popoli è ancora testimoniata dalle tracce storiche, culturali, etniche e urbanistiche delle due zone. Nelle importantissime Tavole Eugubine, risalenti al II sec. a.C. e redatte in Latino ed Etrusco, è contenuta una fondamentale testimonianza della superiorità politica e religiosa di cui godevano nel VII sec. a.C. le città etrusco-tiberine (Orvieto e Perugia).

La storia dell’Umbria prosegue poi con i Romani che furno i primi ad imporsi contemporaneamente sulle due popolazioni, conquistando l’intera regione e soffocando un vano tentativo di difesa armata attuato da Umbri e Etruschi con i loro alleati Galli e Sanniti. Nel 299 a.C. i Romani fondarono la colonia di Narni, mentre nel 241 a.C. fu la volta di Spoleto. Grazie alla tolleranza con cui trattarono le popolazioni locali, i Romani si assicurarono la lealtà di queste quando si rese necessario fermare l’avanzata di Annibale nel 217 a.C.

Grande fattore di sviluppo per la regione fu la costruzione, sempre ad opera dei Romani, della via Flaminia, che collegava Roma all’alto Adriatico, risalendo la valle tiberina. Un nuovo focolaio di rivolta però divampo a seguito di malcontenti legati alla distribuzione agraria delle terre destinate ai veterani di Cesare e Ottaviano. Nel 40 a.C. Ottaviano fu costretto ad assediare e distruggere Perugina, per poi curarne la ricostruzione.

Sotto Augusto l’Umbria visse un periodo di grande prosperità culturale e economica. Alcune zone furono bonificate, altre furono elette a residenza di ricchi patrizi, che vi insediarono grandi latifondi. Attorno alle centuriazioni, sorsero borghi e le città si arricchirono di grandi opere pubbliche.

In epoca tardoantica, sotto Diocleziano, una riforma voluta dall’imperatore dissolse il confine naturale del Tevere tra Etruria e Umbria, costituendo un’unica regione chiamata Tuscania.

A partire dal XIV sec. però, la difficoltà a reggere la concorrenza commerciale delle città toscane e marchigiane affacciate sul mare e diverse tensioni sociali fecero sì che in molte città presero piede le Signorie. In questo periodo non furono poche le ribellioni contro il potere dei Papi e nella prima metà del XV il Signore di Perugia Braccio da Montone sottomise le città di Foligno, Todi, Assisi e giunse fino a Roma. Morto Braccio nel 1424, la Chiesa iniziò la riconquista dell’Umbria, restaurando il suo potere su Perugina nel 1540. Solo Gubbio rimase nelle mani del Duca di Urbino.

L’Umbria fu così ridotta ad una semplice provincia dei territori della Chiesa fino al 1860, quando fu incorporata dalle truppe piemontesi nel neonato stato italiano, facendola ritornare alla sua originaria identificazione storico-territoriale romana come regione Umbria.

La dieta per invecchiare bene… e poco!

Domenica 30 Novembre 2008

Invecchiare bene è l’unico modo per vivere a lungo ed una buona dieta è il trucco più importante. Il segreto dell’eterna giovinezza consta di uno stile di vita e un’alimentazione equilibrata. Vivere a lungo non è facile. Il problema principale è come arrivare ad un lungo traguardo in condizioni dignitose. Dunque, un giusto apporto di vitamine e di minerali, un’alimentazione corretta aiuta ad aumentare la vita dell’uomo. La moderna ricerca scientifica ha individuato le regole della longevità: individuazione del giusto apporto di nutrienti, riduzione di calorie, corretta attività fisica e assunzione di antiossidanti.

Abbuffarsi è sbagliato
Per l’organismo è meglio consumare quotidianamente diversi spuntini piuttosto che introdurre pasti abbondanti che forniscono lo stesso numero di calorie. Suddividere le calorie in otto piccoli pasti apporta numerosi vantaggi alla salute. Il corpo presenta delle esigenze diverse a seconda dell’età. Da 0 ai 12 anni i bambini hanno bisogno di molto calcio. Appena nati sono alle prese con la costruzione del loro corpo e il fabbisogno calorico va soddisfatto adeguatamente secondo l’età. Ad un neonato bastano 400 calorie al giorno mentre un bambino di circa tre anni deve assumere 1300 calorie. Dai 13 ai 19 anni l’adolescente ha bisogno di molto ferro in quanto le trasformazioni fisiche sono tantissime. Una dieta ricca e completa di circa 2000 calorie è indispensabile affinché lo sviluppo si compia del tutto. Gli alimenti ideali da assumere durante questa fase sono la carne rossa, gli ortaggi, le verdure, i legumi, le uova e la frutta. Dai 20 ai 40 anni il fabbisogno di calorie diminuisce dalle 2000 alle 1800 calorie. L’organismo ha bisogno di più vitamine e il corpo impara a utilizzare meglio le calorie grazie alle vitamine coinvolte nel processo vitale. La vitamina E aiuta a mantenersi giovani e tonici mentre la A previene le infezioni. Dai 41 ai 60 anni i nutrizionisti insistono su un maggiore apporto di fibre. Preziose per la loro funzione le vitamine del gruppo B contenute nei cereali integrali, sono ricche di sali minerali. I grassi, invece, sono le sostanze più temute perché contengono colesterolo e minacciano la linea.

Attenzione ai piaceri
Una tazza di caffè rappresenta un desiderio di tutti la cui assunzione si ripete più volte nell’arco della giornata. Ma dopo i 40 anni l’assunzione di caffè tende a eliminare il calcio, alleato prezioso per prevenire l’osteoporosi. Pertanto bisogna ridurre la quantità di caffè ingerito e l’assunzione di alcool che brucia minerali e vitamine. Anche i dolci fuori pasti devono essere evitati.

Assicurazioni: le polizze vita

Domenica 30 Novembre 2008

Destinare una parte dei propri risparmi per la costruzione di una pensione integrativa è diventato sempre più un imperativo per l’Italia. Per i giovani di oggi non è infatti pensabile arrivare all’età della pensione senza un qualche strumento integrativo che vada a compensare la rendita garantita dallo Stato. Il modo più tradizionale e semplice per costruirsi una rendita aggiuntiva consiste nella sottoscrizione di una polizza vita. La polizza vita si è evoluta nel tempo: dalle iniziali forme tradizionali si è passati a strumenti più complessi con maggiori contenuti in termini finanziari, come ad esempio le polizze vita “unit linked” e “index linked“, ancorate all’andamento di particolari indici azionari.

Come funziona la polizza vita

La polizza vita è un contratto particolare stipulato tra un privato (il contraente) e una compagnia di assicurazione. In cambio del pagamento di una determinata somma di denaro, la compagnia di assicurazione si impegna, ad una data prestabilita, a corrispondere una rendita o un capitale. La somma di denaro che l’assicurato versa alla compagnia di assicurazione viene definita “premio” e rappresenta la remunerazione della società assicuratrice per il rischio che si assume. Quattro sono i soggetti che danno forma alla polizza vita: 1)la società di assicurazione; 2)il contraente, ovvero colui che stipula il contratto; 3)l’assicurato, la persona, cioè, a cui è riferito l’evento; 4)il beneficiario, ovvero colui che, al verificarsi di un determinato evento, ha diritto a ricevere la prestazione.

Come si sviluppa il premio. Come già detto in precedenza, la polizza vita prevede il pagamento di un premio. A seconda dei tipi di polizza, il pagamento avviene in un’unica soluzione al momento della stipula del contratto (premio unico), oppure attraverso versamenti periodici con scadenza annuale (premio ricorrente) per una certa durata. Esistono poi anche polizze a premio unico ricorrente: sono polizze molto flessibili che consentono, anziché impegnarsi in un versamento unico una tantum di grosso importo, di effettuare più versamenti con una frequenza scelta dall’assicurato e per un importo fissato di volta in volta. Al momento della sottoscrizione del contratto è senz’altro importante informarsi se il premio è al lordo o al netto dei caricamenti, dei costi accessori e delle imposte.

Rendita o capitale? In cambio del versamento del premio da parte del contraente la compagnia assicuratrice si impegna al versamento a una data stabilita, di un capitale o di una rendita. Optando per il capitale si ottiene dalla compagnia assicuratrice il versamento in un’unica soluzione di quanto maturato negli anni in base ai premi versati; chi sceglie invece la rendita, si assicura un vitalizio per il resto della propria esistenza o per un periodo prefissato. Come scegliere tra le due alternative? Dipende dalle necessità finanziarie del singolo e dalle motivazioni che lo hanno portato a sottoscrivere una polizza. Nella decisione finale rientrano anche motivazioni di carattere fiscale, perché il fisco riserva un trattamento diverso a seconda che si tratti di capitale o rendita.

Origine e storia del lago di Bolsena

Domenica 30 Novembre 2008

Il Lago di Bolsena è nato in seguito ad un esplosione vulcanica. In origine l’apparato vulcanico del Vulsinio era costituito da sette crateri. Dopo l’esplosione lavica, uno di essi crollò su se stesso formando una caldera di proporzioni enormi che successivamente fu ricoperta dalle acque. Le stesse acque che oggi formano quello che da tutti è conosciuto come il lago di Bolsena. Sono tutt’oggi ancora evidenti tracce degli antichi crateri lungo il fianco dell’isola Bisentina e nella conca di Latera. Le zone circostanti il bacino d’acqua iniziarono ad essere popolato soltanto verso la fine dell’era neolitica, quando cioè, sorsero insediamenti con piccoli villaggi di palafitte. In seguito, fu durante l’età del ferro e successivamente in quella del bronzo che i nuovi insediamenti furono condizionati dalla variazione del livello dell’acqua e dalla posizione della riva.

La storia del lago di bolsena, almeno quella riconosciuta ufficilamente inizia con l’insediamento dei Villanoviani, che diedero vita ai primi centri di Bisenzio e Bolsena. Nel corso del tempo i due borghi raggiunsero benessere e ricchezza. Ciò è ampiamente dimostrato dai diversi reperti rinvenuti. Con l’avvento degli Etruschi, invece, il lago visse un periodo di grande splendore con l’edificazione del Fanum Voltumnae, un santuario che ospitava ogni anno i rappresentanti delle dodici città della Confederazione Etrusca. Proprio durante questi anni si consumava lo scontro tra le due città, guerra che sarà poi vinta dai Volsini. Nel 664 a.C i Romani occuparono Volsini e rasero al suolo Visentum. Dopo l’assedio, le due città furono completamente ricostruite per assurgere a municipia. Plinio cita il lago nell’opera “Naturalis Historia” mentre nel III secolo Santa Cristina ne verrà proclamata patrona.

Nel Medioevo fecero la loro comparsa i Longobardi e i Saraceni che, in diverse occasioni, saccheggiarono con le loro armi i centri urbani più importanti. In seguito al saccheggio di Bolse, i suoi abitanti decisero di salvare le spoglie di Santa Cristina portandole sull’isola Martana. La distruzione di Bisanzio portò allo spostamento della sede vescovile a Castro. Nel frattempo sull’isola Martana, Teodato, il re goto, imprigionò e uccise Amalasunta, figlia di Teodorico. Dal XII secolo il lago venne conteso dai comuni di Viterbo, Orvieto e dalla Chiesa. Fu Clemente VI a portare il lago sotto il controllo diretto del Papato. Tale situazione spinse, però, gli abitanti sul piede di guerra, scatenando ribellioni. Quando il Papa fece ritorno a Roma, dopo la cattività avignonese, riuscì a consolidare i propri domini nella zona del lago. Nel frattempo la città di Montefiascone divenne rifugio di numerosi pontefici. Nel 1537 Papa Paolo III affidò il ducato di Castro a Pier Luigi Farnese, suo figlio. Qui sorsero residenze delle maggiori famiglie nobili romane. Con la caduta di Castro, il lago tornò ad essere di proprietà della Chiesa.

“FACES” Le matite di Giovanni Barca

Sabato 29 Novembre 2008

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  “IL CANOVACCIO” 

      Presenta 

                                                                                                                     

   “FACES”

 Le matite di GIOVANNI BARCA

 Inaugurazione:

sabato 13 Dicembre ore 17,30

la mostra continua fino al 31 dicembre 2008

 

Presentazione critica dello scrittore Gherardo Gentili.

 

GIOVANNI BARCA

 

- Nasce a Mantova, città d’arte, il 1° marzo 1954

 

- Inizia a disegnare sin da bambino, ma non come quasi tutti i bambini, la casa, l’albero, il sole, la luna e le stelle. Piuttosto cerca di fare il ritratto alle persone della sua famiglia.

 

- A scuola è bravissimo in disegno. Si diploma geometra.

 

-  Nel 1976 conosce per caso Renato Zero in una discoteca del mantovano. E’ il tempo in cui Renato viene preso a sberleffi e a pomodori maturi a ogni esibizione. Giovanni, controcorrente, ne cerca l’amicizia che nasce sincera, profonda e disinteressata, diventa collaborazione e, nonostante gli impegni, la distanza, i silenzi e le pause, dura tuttora.

 

L’anno dopo incontra Donna Summer, la misteriosa regina della discomusic, durante un tour italiano e realizza per lei alcuni lavori su commissione.

 

- Nello stesso periodo conosce il grande pittore ritrattista Pietro Annigoni e la non meno grande attrice Valentina Cortese che gli sono prodighi di consigli e di incoraggiamenti. Valentina lo vorrebbe addirittura a Milano a far la vita di bohème in quel di Brera. E Annigoni, durante un breve ma illuminante colloquio fiorentino, gli indica la via e gli svela alcuni segreti per migliorare la tecnica e lo stile.

 

- Nel 1980 realizza per Renato Zero forse il suo disegno più celebre: la copertina dell’album “Tregua”. Renato a colori in veste di menestrello. E’ lo stesso Renato a suggerirgli di passare dal bianco e nero al colore. Quel ritratto diventa anche una copertina del settimanale “TV Sorrisi e Canzoni”.

 

- Tra il 1981 e l’ 82 collabora con il mensile di Sorrisi: “Tutto musica e Spettacolo”, eseguendo una serie di poster dei maggiori cantanti del momento, quali Claudio Baglioni, Umberto Tozzi e i Pooh

 

- L’anno seguente realizza i ritratti di Raffaella Carrà e Barbra Streisand, che  li ricevono in dono  e apprezzano moltissimo il suo lavoro.

 

- Collabora a riviste di settore come “Telesette”, a campagne pubblicitarie per gli adesivi Saratoga Bliz e la rivista femminile “Mani di Fata”. Per l’album “The Best of Glenn Miller” crea una sola immagine: una tromba d’oro.

 

- Nel 1990 è la volta di Indro Montanelli, ritratto nei panni “reali e  curiali” di Machiavelli, come dice lo stesso messer Niccolò nella famosa lettera a Francesco Vettori. Il celebre giornalista appende il quadro nel suo studio alla redazione del “Giornale”.

 

- 1991: secondo capitolo della sua collaborazione con Renato Zero: la copertina dell’album “La coscienza di Zero”. Il terzo capitolo comprende due calendari interamente dedicati al cantante. Segue la copertina dell’ Lp “Ingresso libero” di Loredana Berté, amica di Renato.

 

- Nel ”93, Barca si cimenta con gli animali: due pubblicazioni Mondadori dedicate a cani e gatti.

 

- Due anni dopo crea per il visagista Diego Dalla Palma un cartello promozionale di prodotti di bellezza. Diego è raffigurato in primo piano: un ritratto realistico e poetico insieme.

 

- E’ del medesimo periodo un breve ma intenso scambio epistolare con lo storico e critico d’arte Federico Zeri, prodigo di consigli e di acute puntualizzazioni.

 

- Negli anni ‘ 90 i nuovi personaggi ritratti sono le showgirl Lorella Cuccarini e Anna Falchi, il trasformista Arturo Brachetti, il cantante Vasco Rossi, lo scrittore americano  David Leavitt e soprattutto il regista Tony Scott che gli commissiona un ritratto “di famiglia” del tutto particolare.

 

- E’ del 1998 la collaborazione con il mensile mondadoriano di cinema “Ciak” che organizza un concorso per celebrare il successo del film “Titanic”, mettendo in palio una sua litografia di Leonardo  Di Caprio.

 

- Nel 2001 crea la copertina del romanzo del suo amico giornalista Gherardo Gentili dal titolo “La favola di Narciso”: uno specchio d’acqua alla periferia di Milano, una draga, i campi di segale ancor verdi e l’abbazia di Chiaravalle sullo sfondo.

 

- In questi ultimi anni ha collaborato con il gruppo di musica “lounge” Club Squisito, realizzando copertine di Cd, ispirate a quel genere di musica e ai suoi interpreti.

Gherardo Gentili

 

Curatori e allestimento: Maurizio Nardini - Mara Albonetti

 

Orario mostra: tutti i giorni escluso festivi dalle 16 alle 19.30

 

Galleria “IL CANOVACCIO”

via delle Colonnette, 27 - 00186 ROMA

info-line: 06 3227162 - 3475151916

galleria.canovaccio@gmail.com

                                                                                     

Martedì 25 Novembre 2008

Comune di Montemurlo

ASSESSORATO ALLA CULTURA

Macchina del Tempo 30.11.2008

Montemurlo passato, presente, futuro? 30.11_30.11.2008

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Si apre domenica 30 novembre alle ore 10,00, in concomitanza con la Festa della Toscana, l’inaugurazione dell’opera monumentale Macchina del Tempo, presso la rotatoria stradale d’ingresso alla città, ubicata fra la nuova provinciale Montalese e via Scarpettini: l’intervento coinvolge il Comune di Montemurlo all’interno di Territoria #3. Lo spazio del contemporaneo, uno straordinario progetto di rete sulla cultura contemporanea della Provincia di Prato.

Una grande cisterna dismessa di un’industria tessile, oggetto di inserimenti artistici da parte della neonata associazione culturale L’Artelier, composta da Antonio Bruno, Mauro Gazzara, Annalisa Margheri, Nadia Neri e Leonardo Taddei. Accanto alla cisterna verrà collocato anche un vecchio telaio tessile meccanico, opportunamente coperto e protetto, progettualmente congiunto all’opera monumentale.

Finalità del progetto, curato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Montemurlo e da L’Artelier, in collaborazione con l’Assessorato ai Lavori Pubblici, è la ricerca e l’intervento artistico su macchinari tessili oramai dismessi, parti di essi, o altri elementi industriali, un tempo elementi fondamentali del ciclo produttivo ora ricordo per coloro che di quel periodo sono stati protagonisti. La rotonda con il suo spazio sono trasformate in una sorta di “museo per caso” in cui va a collocarsi una parte ormai simbolo della storia del paese. Gli occhi degli artisti, essi stessi cittadini, protagonisti e testimoni della trasformazione del proprio territorio, il filtro privilegiato di questa ricerca. Questo spazio museale diviene, in virtù della sua collocazione, uno spazio fruibile in cui imbattersi in modo casuale, in qualunque momento ed da chiunque: cittadini, vecchie e nuove generazioni, senza distinzione di sesso, di età, di status sociale, barriere. Uno spazio all’aperto in cui imbattersi per caso così come ci si imbatte nella storia, creandola, attraverso la ripetizione di gesti quotidiani, agendo nello spazio della vita.

A fianco e a corollario dell’evento principale del progetto, si colloca la mostra fotografica e artistica sull’archeologia tessile-industriale Montemurlo passato, presente, futuro?, che si inaugurerà giovedì 30 novembre alle ore 11,30 presso la Galleria espositiva della Sala polivalente Cristiano Banti.

Realizzata in collaborazione con il gruppo fotografico Zoom-zoom di Montemurlo, quale risultato di un laboratorio di ricerca di immagini del territorio (scatto di foto attuali e reperimento di foto d’epoca) la rassegna oltre a cogliere gli elementi caratteristici, le curiosità ed i cambiamenti che si sono verificati nel tempo cerca di stimolare la riflessione sulla trasformazione in atto nel nostro territorio, con particolare attenzione al settore tessile-industriale.

Lo scopo finale di tutto il progetto è quello di stimolare una riflessione sui cambiamenti socio-culturali determinati dalla rapida trasformazione economica di Montemurlo con il passaggio da un’economia di tipo rurale a quella industriale, fino all’attuale crisi del settore tessile attraverso un’attività di ricerca e di intervento artistico su macchinari, strumenti e elementi industriali tessili oramai dismessi, simbolici della fine di un ciclo storico.

La Macchina del Tempo

opera site specific proposta dal gruppo L’Artelier

Luoghi:

Rotonda della nuova strada provinciale Montalese, incrocio via Scarpettini

orario domenica 30 novembre 10.00

Montemurlo passato, presente, futuro?

mostra fotografica sull’archeologia tessile-industriale

In collaborazione con il Gruppo fotografico Zoom-zoom

Luoghi:

Galleria espositiva della Sala polivalente Cristiano Banti

orario 30 novembre e 6/7/13/14 dicembre ore 15.00 – 17.00

su appuntamento Annalisa Margheri 339_3558735

info Comune di Montemurlo Ufficio Cultura 0574558269

luana.grossi@comune.montemurlo.po.it; www.comune.montemurli.po.it/servizi/cultura

Annalisa Margheri 339_3558735 - Email: annalisamargheri@libero.it

Ufficio Stampa: Ku.Ra, Rosi Fontana

Tel. +390509711343 – fax +390509711317

Email: info@rosifontana.it – web: www.rosifontana.it

Art & Art mostra artigianale artistica

Sabato 22 Novembre 2008

“ART & ART mostra artistica e artigianale”
Incontro prenatalizio con Art & Art, mostra mercato artigianale artistica, artisti selezionati esporranno le loro opere di tecniche diverse uniche e originali.
Ampia la panoramica di artigianato creativo, tra cui bijoux d’autore, lampade, lavori in patchwork e cucito creativo, borse, cappelli e maglioni artigianali, oggettistica in ceramica e vetro, addobbi natalizi e tanto altro ancora. Presente la pittrice Paola Romagnoli con i suoi simpatici quadri ambientati in Messico e la pittrice Elisabetta Giraldi con i suoi coloratissimi quadri mandala.Presente all’evento: Arco del Tempo, laboratorio artigiano di Aquilini Angela che proporrà costumi storici – armature – armi – accessori vari per ricostruzioni storiche. La collezione di armi è realizzata dal Mastro armaiolo Roberto Angelucci.Nell’occasione avremo modo di poter assistere ad una dimostrazione pratica di rilievografia e tecnica della stampa a punzone.Ogni artista sarà a disposizione dei visitatori per illustrare le tecniche di realizzazione delle loro creazioni. All’evento sarà presente la Fondazione Don Orione che allestirà uno spazio espositivo con vendita di presepi di cioccolato  il cui ricavato andrà a finanziare i progetti da loro seguiti.L’appuntamento è per sabato 6 e domenica 7 dicembre 2008 presso la sala Cesarini dell’Hotel Palatino ingressi da Via Cavour 231 e da Via Leonina 44-46 (adiacente uscita metro B Cavour – direzione Via dei Fori Imperiali) – Ingresso gratuito – orario: 10,00-19,30.Info: Associazione Incontri e Eventi – www.incontrieventi.it – tel. 348.1498245 – mail: incontrieventi@alice.it

Un pericoloso caso di Contro-Informazione Alimentare!

Venerdì 21 Novembre 2008

Durante il Corso di Autodifesa Alimentare lavoriamo molto sulla dimensione culturale e informativa del nostro “saperci difendere” a tavola. Tutto quello che mangiamo passa dalla decisione di farlo o dalla noncuranza rispetto al non farlo. Decidiamo di mangiare bio (non capita così, per sbaglio) oppure non ci curiamo di mangiare salumi.

Per questo, dato che per scegliere il meglio dobbiamo sapere qual è il meglio, diciamo che la dimensione conoscitiva è sempre la base di partenza. Certo, può non bastare. Un matematico direbbe che è condizione necessaria ma non sufficiente.
Tuttavia senza cultura non esiste vera libertà.

Alla luce di questi presupposti, e dato che in effetti le persone stanno cominciando a capire questa evidente realtà, chi vuole vincere la guerra dei fatturati oggi va oltre lo spot, soprattutto quando non si promuove una singola marca ma si deve difendere un’intera categoria merceologica.

La vera battaglia si gioca e si giocherà sempre più a livello educativo e informativo, ed in questo scenario internet diventa inevitabilmente la cassa di risonanza sia per le idee valide che per le… idee meno valide!

Negli ultimi tempi sta circolando in rete un articolo contro la soia che rappresenta davvero un ottimo esempio di distorsione informativa.

Sarebbe lungo in questa sede analizzarlo punto per punto, ma ho provato ad estrapolare le caratteristiche di un articolo fazioso in modo tale che ognuno di noi possa riconoscerne la natura per riuscire a difendersi dalle sue nefaste conseguenze.

Questo non vuol dire che anche in questi articoli possa esserci qualcosa di vero, ma quello che dobbiamo rifiutare energicamente è farci prendere in giro. Se il tuo approccio è fazioso, io non ho alcun motivo per ascoltare quello che dici! Torniamo agli articoli divulgativi (perché ne esistono anche di scientifici, purtroppo… ma questa è un’altra storia)…

Che caratteristiche hanno questo tipo di articoli?

Ad oggi ne ho estrapolate 5:

1. L’articolo fazioso distrugge qualcosa (un alimento o una serie di alimenti) piuttosto che promuovere qualcos’altro (es. alternative valide);

2. L’articolo fazioso usa termini generici e fa affermazioni palesemente infondate

- “Con la possibile eccezione della lecitina di soia, tutti gli altri prodotti di soia, indipendentemente da quanto ben lavorati, contengono da un basso a un moderato livello di tossine perchè i processi di lavorazione non sono in grado di rimuoverle completamente.” (tutti? proprio tutti? e la soia al naturale? E poi quali sarebbero questi processi di lavorazione? Forse ne esistono di migliori e peggiori?)

- “Le proteine della soia ora sono presenti nella maggior parte del pane in vendita nei supermercati.” (questa è chiaramente una fesseria per noi qui in Italia… ma se anche fosse vero in un altro paese, non sarebbe carino dire in quale paese capita questa cosa?);

3. L’articolo fazioso crea ingiustificati allarmismi puntando su una comunicazione emotiva

- “La giustificazione per incrementare il consumo di soia è basata sul concetto che dovremmo ridurre la quantità di grassi nell’alimentazione infantile. I grassi contengono molte sostanze nutrienti che sono vitali per la crescita e lo sviluppo normali, e contribuiscono alla funzioni corrette del cervello e del sistema nervoso. I bambini nel periodo della crescita hanno bisogno di più grassi, non meno. Privare i bambini dei grassi di cui essi hanno bisogno è un crimine. Più soia nei pasti delle mense scolastiche significa più assenteismo, più ferite, più problemi d’apprendimento, più ADHD e più violenza. Le insufficienze nutrizionali si accentueranno e aumenteranno le malattie. La crescita del profitto delle industrie della soia avviene a spese dei nostri bambini.” (dunque la violenza dei bambini dipende dalla soia… no comment );

4. L’articolo fazioso parla di investimenti o interessi economici senza fare raffronti

- “Solo negli USA vengono spesi 80 milioni di dollari dall’Unione dei Produttori di Soia per sostenere programmi atti a “rafforzare la posizione della soia sul mercato e mantenere e aumentare la presenza della soia e dei prodotti da essa derivati sui mercati nazionali ed esteri”.” (sembra tanto? eppure corrisponde appena al 2,5% dell’investimento pubblicitario annuo della Coca Cola… );

5. L’articolo fazioso suggerisce implicitamente che ciò che è nuovo è male e che la tradizione è il bene

- “La ragione per cui gli occidentali hanno alti tassi di osteoporosi è perché hanno sostituito con l’olio di soia il burro, che è una sorgente tradizionale di vitamina D e di altri attivanti lipo-solubili necessari per l’assimilazione del calcio.” (quindi il burro fa bene! )

Meditiamo, gente, meditiamo…

Vi aspetto in aula per la prossima edizione di Gennaio 2009…
Nel frattempo, senza esagerare… Buona soia a tutti!

Il lago di Bolsena…? storia millenaria!

Venerdì 21 Novembre 2008

Situato nella provincia laziale di Viterbo, il Lago di Bolsena è il più esteso bacino craterico d’Italia con i suoi 115 km² di lunghezza. Circondato in buona parte dalla catena dei monti Vulsini, il lago, di forma ellittica ha una superficie di 114 kmq, un perimetro di 43 km e una profondità di 151 metri. Le due isole Martana e Bisentina, di origine vulcanica, sorgono in prossimità della costa. Generalmente le coste sono basse e sabbiose e in brevi tratti anche paludose.
L’apparato vulcanico del Vulsinio era in origine caratterizzato da sette crateri. Dopo una violenta esplosione crollò su stesso creando una caldera che si andò a poco a poco ricoprendo di acqua formando l’attuale lago Bolsena. Nella conca di Latera e lungo le coste dell’isola Bisentina si riscontrano ancora tracce degli antichi crateri. Verso la fine del Neolitico il lago iniziò ad essere popolato da numerose palafitte. Successivamente nell’età del ferro e in quella del bronzo gli insediamenti furono condizionati dal livello delle acque.

Situato nella provincia laziale di Viterbo, il Lago di Bolsena è il più esteso bacino craterico d’Italia con i suoi 115 km² di lunghezza. Circondato in buona parte dalla catena dei monti Vulsini, il lago, di forma ellittica ha una superficie di 114 kmq, un perimetro di 43 km e una profondità di 151 metri. Le due isole Martana e Bisentina, di origine vulcanica, sorgono in prossimità della costa. Generalmente le coste sono basse e sabbiose e in brevi tratti anche paludose.
L’apparato vulcanico del Vulsinio era in origine caratterizzato da sette crateri. Dopo una violenta esplosione crollò su stesso creando una caldera che si andò a poco a poco ricoprendo di acqua formando l’attuale lago Bolsena. Nella conca di Latera e lungo le coste dell’isola Bisentina si riscontrano ancora tracce degli antichi crateri. Verso la fine del Neolitico il lago iniziò ad essere popolato da numerose palafitte. Successivamente nell’età del ferro e in quella del bronzo gli insediamenti furono condizionati dal livello delle acque.

La caratteristica principale della sabbia è il suo colore scuro proprio perché la zona è di origine vulcanica. Tra i promontori più caratteristici abbiamo Capo San Bernardino, la penisola di Capodimonte, la punta di Sant’Antonio, i monti Volsini ed infine il Monte Bisanzio. Il fiume Marta, che nasce dal porto dell’omonimo centro abitato, rappresenta il suo unico emissario. Grazie al salutare stato delle acque e al suo stato di limpidezza i pescatori del luogo usano cucinare un piatto tipico detto “sbroscia“, un’ottima zuppa di pesce molto apprezzata anche dai turisti. Il cambio delle acque, però, avviene in un lasso di tempo molto lungo stimato in 120 anni. Dai prelievi della falda e del lago è emerso che il ricambio è raddoppiato a causa della diminuzione della portata di acqua da parte del suo emissario. Numerose sono invece le attrattive turistiche di genere archeologico e culturale. Qui infatti si sono succedute la civiltà Villanoviana, Etrusca e Romana, mentre nel borgo sono evidenti i segni del periodo medioevale.Grande interesse assumono le sagre, la cucina e le feste folkloristiche del posto. Il lago, oltre a rappresentare uno dei pochi laghi italiani balneabile, è utilizzato da molti per praticare la vela, il windsurf oltre che la pesca. Una caratteristica del lago è la presenza delle cosiddette “sesse“. Si tratta di variazioni che riguardano il livello delle acque. Il lago vanta, inoltre, un variegato ambiente naturale, connotato principalmente da querce e castagni.

Tipico è anche un fenomeno che si manifesta anche quando le acque del lago sono calme: l’onda anomala. Solo in apparenza tale fenomeno appare inspiegabile. In realtà l’onda avanza verso la costa, crescendo sempre di più e acquistando forza fino a schiantarsi lungo il costone.

Numerose sono le specie di piante subacquee e le alghe tutt’oggi ancora esistenti nel bacino. La natura incontaminata del posto costituisce un ambiente favorevole per una grande varietà di pesci e uccelli. Tuffetti, morette, fistioni, folanghe, svassi maggiori e minori, aironi cenerini sono le specie avvistate tipiche dell’Europa del nord. Il tritone, il rospo, la rana, il pesce gatto, il persico sole e la nutria rappresentano solo alcune delle principali specie lacustre del territorio. Anche le anguille, una specie già nota ai tempi dei Romani e citate nell’Inferno dantesco della Divina Commedia popolano il lago insieme al coregone, al persico reale, al luccio, al persico trota, alla tinca, alla carpa, alla scardola e al piccolo latterino, preda di pesci predatori e di uccelli. Il vilucchio bianco e l’erba morella si alternano ai lunghi canneti, un rifugio ideale per numerosi uccelli. L’anfiboe, la zannichella e il ranuncolo crescono invece a poca distanza dalla riva.

L’equilibrio ambientale è però fortemente minacciato dalla pesca selvaggia. Un equilibrio estremamente fragile, se si pensa che il lago impiega ben 120 anni per il ricambio totale delle acque. Per questo motivo sono stati costruiti sistemi di fognature in grado di raccogliere le acque delle zone intorno al lago per poi riversarle in un collettore sul fiume Marta. Il letto lacustre presenta irregolarità mentre Bisentina e Martana, presentano entrambe una folta macchia di vegetazione. Grazie a recenti studi archeologici si è scoperto che il livello del lago ha subìto innumerevoli variazioni. Ciò è dimostrato anche da resti sommersi che testimoniano insediamenti nell’età del bronzo. Durante l’età del ferro, invece, per motivi ancora oscuri, si è verificata una rapida evoluzione. Successivamente gli Etruschi hanno ridotto il punto naturale di tracimazione da 306 a 303 metri per recuperare le zone agricole invase dall’acqua. Ciò è stato possibile recidendo uno sperone di una roccia che impediva il flusso del percorso del fiume nell’area che tutt’oggi viene chiamata “sasso tagliato“. Attualmente il livello dell’acqua è determinato dalle paratoie che lo regolano poste a circa 303 metri nel porto di Marta. Oggi lungo le rive numerose sono le trattorie dove è possibile degustare le specialità locali a base di pesce.

NOVICIUM

Mercoledì 19 Novembre 2008

INAUGURA SABATO 22 NOVEMBRE A SOLARUSSA ALLE ORE 18.00 NEL PROJECT SPACE ASKOSARTE in via Trento, 16 NOVICIUM 

1° incontro d’arte contemporanea, interno al progetto “troppo periferici>>fenomenologia dei margini, happening che consiste, in primis, nell’apertura al pubblico di una casa campidanese, ripulita e adattata a spazio espositivo che conserva, quindi, la sua primaria funzione d’abitazione con bagno, studio e camera da letto (intimità di profumi e umori), e nella scansione che si è provato a dare alle opere dei 20 artisti ospiti, tenute il più vicino possibile al vissuto e alla reale natura della casa.

NOVICIUM 

festeggia la storica amicizia tra arte e vino, utilizzando il nuovo come leit motiv trainante:

>>vino nuovo, giovane e di prontissima beva, come dicono gli esperti, messo sul mercato rigorosamente entro il 31 dicembre successivo alla vendemmia;

>>spazio nuovo, no profit, riservato all’arte contemporanea, che si offre come luogo d’ospitalità ed espansione delle realtà contemporanee in provincia e non solo;

>>e nuovo anche come tema, cui istiga l’evento, con tutti i rischi e pericoli, implicazioni filosofiche, discussioni e polemiche sull’uso arrogante, proprio/improprio del termine. (cos’è nuovo? Cos’è nuovo e per chi?)NOVICIUM 

intende il nuovo come ricerca di idee che rompano/destabilizzino schemi preesistenti, nel tentativo di innovare/cambiare modelli, paradigmi, riferimenti.

Impresa ardua, individuale e presuntuosa, piena d’ambiguità, d’attacchi, che include la disponibilità ad esporsi in prima persona, a muoversi più in nome della ricerca e della spinta evolutiva che dell’affermazione personale.

Percorso non condizionato dalle lodi o dal biasimo di chi guarda.

 NOVICIUM 

agisce sui concetti di innovazione e creatività nella consapevolezza che questi costituiscano una valida leva, determinante per lo sviluppo.

 ARTISTI BARBARAARDAU E MIMMODICATERINO_LIDIABACHIS_FRANCOCASU_CHIARADEMELIO_ELISABETTAFALQUI_MARTAFONTANA_GRUPPOSINESTETICO_MONICALUGAS_MICHELEMEREU_GIANLUCANIEDDU_EGLEPICOZZI_FRANCESCAPILI(ANESTETICA)_MARCOPILI_PROGETTOASKOS_FRANCESCARANDI_SIRIOSECHI_PIETROSEDDA_ROBERTOSERRA(ANESTETICA)_PAOLOZUCCA 

Chiara Schirru (Progetto Askòs)

 www.askosarte.itaskosarte@yahoo.it 3476654722

‘Personaggi in cerca d’autore’: personale di Giovanni Raffaelli

Mercoledì 19 Novembre 2008

Dal 6 al 30 dicembre 2008, presso la galleria Mercurio Arte Contemporanea in corso Garibaldi 116 a Viareggio, è allestita “Personaggi in cerca d’autore”, mostra dell’artista Giovanni Raffaelli.  

Nato a Viareggio nel 1936, Raffaelli vanta un nutrito curriculum espositivo, oltre ad aver ottenuto significativi premi e riconoscimenti in numerose rassegne d’ arte. Importanti critici e uomini di cultura – tra i quali Vittorio Grotti, Nicola Micieli e Antonio Possenti – si sono occupati del suo lavoro.

 Nella galleria viareggina diretta da Gianni Costa, viene presentato un ciclo di lavori prodotto negli ultimi due anni: caleidoscopici assemblages, ironici e dissacranti, realizzati con materiali e tecniche disparate, dedicati a celebri personaggi (da Einstein a Carlo V, da Freud a Garibaldi). In queste singolari creazioni, contraddistinte da una rigorosa presentazione formale, l’autore ha scelto di rinunciare a una tradizione pittorica convenzionale, le cui basi restano però saldamente presenti nell’ordine compositivo e nell’urbanizzazione dello spazio e, forse, ne risultano accresciute in una riscoperta dell’oggetto come valore artigianale autonomo. Così osserva Alberto Signorini nell’introduzione del catalogo che correda la mostra: “Gli emblemi di Raffaelli, i suoi stemmi, le sue composizioni silenti danno luogo ad una serie suggestiva di visioni profane, costituite da oggetti e da poveri materiali di uso comune. Egli pone idealmente, su nuovi ipotetici altari mondani, questi variopinti feticci, come dimostrano le sue originali icone, che acquisiscono un senso soprattutto se pensate in riferimento alle immagini sacre che le hanno precedute e/o, se si vuole, come loro profanazione.Questa dissacrazione – frutto del suo agnosticismo – è esplicita, evidente ad oculos, e allude ad un nuovo politeismo trasgressivo e nichilista, che è poi quello proprio del sistema del mercato e del consumo che ben conosciamo. In realtà, la contestazione della sacralità delle immagini negate cui egli allude, ci introduce ad un nuovo teatro filosofico totalmente ateologico”. La mostra, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Viareggio, resta aperta tutti i giorni (escluso il lunedì), in orario 17 – 19.30. Su Internet al sito web: www.mercurioviareggio.com. Infoline: 0584 426238.

VERONA INCONTRA RICHARD HESS. NELLA CITTA’ SCALIGERA UN PERCORSO ESCLUSIVO DI 30 OPERE, BRONZI E GESSI, DAL 1982 AL 2008

Martedì 18 Novembre 2008

Galleria d’Arte Giorgio Ghelfi (Piazza delle Erbe, 31 – Verona)VERONA INCONTRA RICHARD HESS. PER LA PRIMA VOLTA NELLA CITTA’ SCALIGERA 30 OPERE, BRONZI E GESSI, DAL 1982 AL 2008.  DAL 21 NOVEMBRE ALL’8 DICEMBRE, MOSTRA PERSONALE DELLO SCULTORE  FIGURATIVO TEDESCO. 

Verona accoglie le opere di Richard Hess, l’artista figurativo tedesco che racconta dell’amore, della sofferenza, di vincitori e di vittime, di eros e di agape attraverso le sue sculture. Organizzata dalla storica Galleria d’arte della città scaligera “Giorgio Ghelfi” (piazza delle Erbe, 31) la mostra, in calendario dal 21 novembre all’8 di dicembre pv,  prevede un percorso esclusivo di  30 opere, bronzi e gessi, dal 1982 al 2008.

L’inaugurazione della mostra sarà venerdì 21 novembre alle ore 18. In questa occasione sarà presentata anche la monografia Hesse a cura di Angiolino Lonardi delle Edizioni d’Arte Ghelfi di Verona.

 Info mostraIngresso liberoDal 21/11/2008 all’8/ 12/2008Dal lunedì al sabato (no festivi)Orari: dalle 10 alle 13; dalle 15.30 alle 19.30 Galleria d’Arte Giorgio GhelfiPiazza delle Erbe, 3137121 VeronaTelefono 045/595995www.ghelfygallery.itinfo@ghelfigalleri.it

Aiutiamo Dolly ed il gattile di Villa Flora a Roma!

Sabato 15 Novembre 2008

Petizione popolare all’Assessore all’ambiente del Comune di Roma e al Sindaco di Roma
Oggetto: Oasi Comunale Felina Villa Flora

A Roma, a Villa Flora, un parco in zona Portuense, c’è un’oasi felina composta da una casetta e un giardino esterno, creata per accogliere gatti in difficoltà.

Aiutiamo Dolly ed il gattile di Villa Flora a Roma

L’oasi felina di Villa Flora è una struttura del Comune di Roma che ospita oltre 230 gatti sfortunati: sequestrati a causa di maltrattamenti, lasciati soli a seguito di decesso dei padroni, abbandonati da persone senza cuore.

Attualmente dopo varie vicissitudini, la colonia felina è gestita da Dolly, una giovane volontaria, con passione ed amore. I gatti sono tutti molto simpatici ed affiatati. Si vede che sono grati per questo rifugio… ma certamente starebbero meglio in una famiglia che li adotti.

Villa Flora vive al momento una situazione di emergenza: il Comune di Roma ha sospeso l’erogazione dei fondi per la sopravvivenza del gattile, e praticamente non arrivano più soldi. Gli operatori pagati se ne sono andati ed è rimasta solo Dolly che, con l’aiuto di pochi volontari, passa le sue giornate a pulire, cambiare sabbiette, dare da mangiare ai gatti, dare i primi soccorsi ai gattini che arrivano sopratutto d’estate.

Il gattile ha bisogno urgentemente di:

- donazioni: almeno 24 scatole di cibo per gatti da 400 gr. al giorno, 10 sacchetti di sabbietta al giorno, cuscini, pezze e coperte.

- volontari che vadano anche poche ore al giorno a dare una mano, aiutare a sistemare, coccolare i gatti.

- adozioni: persone che - in qualsiasi parte d’Italia - vogliano adottare dei mici (tutti adorabili, sterilizzati, vaccinati e sani)

- adozioni a distanza: persone che, impossibilitate ad adottare dei gatti, vogliano adottarli a distanza sostenendo il gattile (con una somma simbolica di 15 € al mese)

Chiediamo al Comune di Roma di provvedere al più presto affinchè l’Oasi Felina di Villa Flora possa sopravvivere

Invitiamo nel frattempo tutte le persone di cuore a contattare Villa Flora per dare una mano.

Oasi Felina Villa Flora
c/o Villa Flora - via Portuense, 610 - Roma
Cell. 328 8482439
www.villafloramiao.it

Aiutateci a diffondere questa petizione!
Grazie.

Herbalife e Inter? L’accoppiata vincente!

Sabato 15 Novembre 2008

Il club campione d’Italia nello sport preferito dagli italiani e la società leader nel campo della sana nutrizione. Nasce così l’accoppiata tra l’Inter ed Herbalife. Da questa stagione, infatti, Herbalife è diventato lo sponsor ufficiale dei nerazzurri.

Herbalife ed InterUn’accoppiata ufficializzata durante il Leadership Development Weekend svoltosi a Rimini. Per notare questo tandem vincente basta visitare il sito degli undici di Mourinho, o notare le scritte recanti il marchio che campeggiano sulle maglie dei giocatori o negli spogliatoi, inquadrati puntualmente durante i collegamenti post - partita con le pay tv. Una svolta importante per un’azienda che da anni fornisce in Italia ottimi prodotti nutrizionali alla gente intenzionata a perdere chili e a ritornare nel suo peso forma. Fondata nel 1980, Herbalife rappresenta una delle aziende più conosciute per la vendita di prodotti dietetici e della cura del corpo.

I prodotti più richiesti e commercializzati dall’azienda californiana sono Formula #1, Formula #2, Formula #3 e Thermojetics che consistono rispettivamente in bevande proteiche sostitutive del pasto, compresse d’erbe, compresse minerali e multivitaminiche. I prodotti “Formula” in origine erano commercializzati grazie al programma Herbalife’s Slim and Trim Program, lo stesso che oggi prende il nome di Herbalife Cellular Nutrition Health and Weight Management System apportando delle modifiche negli ingredienti dei prodotti. Dietro la scelta dell’Inter c’è qualcosa in più rispetto ad una semplice strategia legata alla sponsorizzazione. Herbalife, come ormai noto, appare come un marchio consolidato in un settore dove le certezze si riducono sempre di più. Chi sa se qualche campione, oltre a portare il nome dell’azienda californiana impresso sulla casacca che indossa quando scende sul rettangolo verde, ne fa anche uso.

Ciò che più conta è una decisione quella del team, che si è aggiudicato il campionato dello scorso anno, di puntare su un logo, sinonimo condiviso di qualità. A detta di alcuni promoter dell’azienda l’Inter avrebbe inserito i prodotti Herbalife all’interno della dieta nutrizionale della squadra. Era il 2 dicembre 1992 quando Herbalife approdò nel nostro Paese. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Articoli per salute a 360 gradi, con un’attenzione particolare al piano dell’alimentazione, hanno caratterizzato il rodaggio italiano della società d’oltreoceano. A dispetto di chi pensava di associare ad Herbalife il luogo comune del prodotto da cestinare, durante la scorsa stagione estiva è giunto il disco verde della formazione di Moratti. Come a dire, che prima di testare un prodotto, non si possono emettere sentenze, perché il giudice se ne pentirebbe. L’importante traguardo è stato festeggiato in casa Herbalife, impegnata in una campagna pubblicitaria, scandita dall’onnipresente principio informativo (tutti devono sapere a cosa possono servire i prodotti reclamizzati), sull’intero territorio peninsulare. E dai frutti di questa campagna arriva la miglior risposta ai detrattori dei prodotti in questione. Un numero su tutti: Herbalife è presente in ben 67 paesi del mondo e la cifra di coloro che ne restano soddisfatti dall’uso aumenta giorno dopo giorno, con tanto di autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti (in Italia c’è il via libera del Ministero della Salute).

Prodotti efficaci che aiutano in modo concreto chi desidera riacquistare uno stile di vita equilibrato e soprattutto sano grazie al supporto di integratori alimentari. Energia e idratazione rappresentano fattori importanti per i calciatori nero azzurri e i prodotti Herbalife sono fondamentali per garantire una performance al top sul campo. La sponsorizzazione intrapresa dall’Inter è divenuta anche un mezzo per i promoter dell’azienda per accreditarsi verso chi non ha mai provato prodotti simili. Inter, uguale garanzia nel segno dell’efficacia degli articoli venduti.

Come già detto, Herbalife sposa le ambizioni dell’Inter targato Mourinho. Dieci gli obbiettivi già raggiunti dal tecnico da quando siede sulla panchina nerazzurra. In primis la vittoria in Supercoppa. Subito dopo il vantaggio sulle concorrenti per lo scudetto. Punto numero tre il recupero degli infortunati storici (vedi Cordoba e Samuel). Da premiare c’è la coesione del gruppo (mai visto così), il clima di fiducia creatosi tra squadra e tifosi, la tenuta difensiva. Da considerare, inoltre, la barriera contro la stampa prevenuta, un modulo rivoluzionario per l’Inter (il 4-3-3) e la coerenza della campagna acquisti.

Herbalife e Inter? L’accoppiata vincente!

Sabato 15 Novembre 2008

Il club campione d’Italia nello sport preferito dagli italiani e la società leader nel campo della sana nutrizione. Nasce così l’accoppiata tra l’Inter ed Herbalife. Da questa stagione, infatti, Herbalife è diventato lo sponsor ufficiale dei nerazzurri.

Herbalife ed InterUn’accoppiata ufficializzata durante il Leadership Development Weekend svoltosi a Rimini. Per notare questo tandem vincente basta visitare il sito degli undici di Mourinho, o notare le scritte recanti il marchio che campeggiano sulle maglie dei giocatori o negli spogliatoi, inquadrati puntualmente durante i collegamenti post - partita con le pay tv. Una svolta importante per un’azienda che da anni fornisce in Italia ottimi prodotti nutrizionali alla gente intenzionata a perdere chili e a ritornare nel suo peso forma. Fondata nel 1980, Herbalife rappresenta una delle aziende più conosciute per la vendita di prodotti dietetici e della cura del corpo.

I prodotti più richiesti e commercializzati dall’azienda californiana sono Formula #1, Formula #2, Formula #3 e Thermojetics che consistono rispettivamente in bevande proteiche sostitutive del pasto, compresse d’erbe, compresse minerali e multivitaminiche. I prodotti “Formula” in origine erano commercializzati grazie al programma Herbalife’s Slim and Trim Program, lo stesso che oggi prende il nome di Herbalife Cellular Nutrition Health and Weight Management System apportando delle modifiche negli ingredienti dei prodotti. Dietro la scelta dell’Inter c’è qualcosa in più rispetto ad una semplice strategia legata alla sponsorizzazione. Herbalife, come ormai noto, appare come un marchio consolidato in un settore dove le certezze si riducono sempre di più. Chi sa se qualche campione, oltre a portare il nome dell’azienda californiana impresso sulla casacca che indossa quando scende sul rettangolo verde, ne fa anche uso.

Ciò che più conta è una decisione quella del team, che si è aggiudicato il campionato dello scorso anno, di puntare su un logo, sinonimo condiviso di qualità. A detta di alcuni promoter dell’azienda l’Inter avrebbe inserito i prodotti Herbalife all’interno della dieta nutrizionale della squadra. Era il 2 dicembre 1992 quando Herbalife approdò nel nostro Paese. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Articoli per salute a 360 gradi, con un’attenzione particolare al piano dell’alimentazione, hanno caratterizzato il rodaggio italiano della società d’oltreoceano. A dispetto di chi pensava di associare ad Herbalife il luogo comune del prodotto da cestinare, durante la scorsa stagione estiva è giunto il disco verde della formazione di Moratti. Come a dire, che prima di testare un prodotto, non si possono emettere sentenze, perché il giudice se ne pentirebbe. L’importante traguardo è stato festeggiato in casa Herbalife, impegnata in una campagna pubblicitaria, scandita dall’onnipresente principio informativo (tutti devono sapere a cosa possono servire i prodotti reclamizzati), sull’intero territorio peninsulare. E dai frutti di questa campagna arriva la miglior risposta ai detrattori dei prodotti in questione. Un numero su tutti: Herbalife è presente in ben 67 paesi del mondo e la cifra di coloro che ne restano soddisfatti dall’uso aumenta giorno dopo giorno, con tanto di autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti (in Italia c’è il via libera del Ministero della Salute).

Prodotti efficaci che aiutano in modo concreto chi desidera riacquistare uno stile di vita equilibrato e soprattutto sano grazie al supporto di integratori alimentari. Energia e idratazione rappresentano fattori importanti per i calciatori nero azzurri e i prodotti Herbalife sono fondamentali per garantire una performance al top sul campo. La sponsorizzazione intrapresa dall’Inter è divenuta anche un mezzo per i promoter dell’azienda per accreditarsi verso chi non ha mai provato prodotti simili. Inter, uguale garanzia nel segno dell’efficacia degli articoli venduti.

Come già detto, Herbalife sposa le ambizioni dell’Inter targato Mourinho. Dieci gli obbiettivi già raggiunti dal tecnico da quando siede sulla panchina nerazzurra. In primis la vittoria in Supercoppa. Subito dopo il vantaggio sulle concorrenti per lo scudetto. Punto numero tre il recupero degli infortunati storici (vedi Cordoba e Samuel). Da premiare c’è la coesione del gruppo (mai visto così), il clima di fiducia creatosi tra squadra e tifosi, la tenuta difensiva. Da considerare, inoltre, la barriera contro la stampa prevenuta, un modulo rivoluzionario per l’Inter (il 4-3-3) e la coerenza della campagna acquisti.

Napoli ha un nuovo santo… e viene da Secondigliano!!!

Sabato 15 Novembre 2008

Un esperto nella scienza del perdono. Benedetto XVI lo ha definito così durante la cerimonia di canonizzazione avvenuta in Piazza San Pietro il 12 ottobre scorso.

‘O Superiore lo chiamano a Secondigliano, il quartiere di Napoli dove visse e spese la sua vita a sostegno dei più deboli.

Sei anni fa, quando divenne beato, Papa Wojtyla lo ricordò come apostolo della misericordia. Ma chi è stato San Gaetano Errico, il santo del rione noto in tutto il mondo per il degrado e il malaffare.

Era il 19 ottobre del 1791 quando a Secondigliano, antico casale a nord del capoluogo campano, nasceva un bambino di nome Gaetano.

San Gaetano Errico

Il papà Pasquale gestisce un piccolo laboratorio per la produzione dei maccheroni. La mamma Maria Marseglia fa la tessitrice di felpa.

Gaetano viene battezzato nella chiesa madre di Secondigliano, dedicata ai Santi Cosma e Damiano.

A soli 7 anni riceve la prima comunione, tre anni dopo la cresima.

A 14 anni presenta domanda per entrare prima nei Cappuccini, poi nei Redentoristi, ma è ancora troppo giovane.

Due anni più tardi può accedere al seminario arcivescovile di Napoli. Sarà uno studente esterno perché la sua famiglia non riesce a garantirgli le spese per il pernottamento in seminario.

Ogni giorno, sfida il caldo o il gelo, per raggiungere il seminario che sorge ad otto chilometri da casa sua.

Nel 1808 Gaetano indossa per la prima volta l’abito talare. Nella fase della formazione raggiunge alti risultati in termini di profitto e ogni giovedì va a fare visita agli ammalati ricoverati all’ospedale Incurabili, portando loro anche dei regali.

La domenica va in giro per le strade di Secondigliano a raccogliere i bambini per il catechismo.

Nel 1815 il Cardinale Ruffo lo ordina sacerdote in Cattedrale. Da allora dedica le sue giornate all’insegnamento, svolge il servizio pastorale presso la Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano.

Fa della riconciliazione un sacramento da infondere la tra gente, uscendo dal tempio per avvicinarsi alle strade dove vivono i peccatori.

La sua vita è scandita da intensi momenti di penitenza e preghiera, come testimoniano le fossette visibili nella sua stanza, parte integrante del museo realizzato in sua memoria a Secondigliano.

Nel 1818 mentre si trova in preghiera nella chiesa di Pagani gli appare Sant’Alfonso che gli chiede di fondare una congregazione religiosa. Saranno i Missionari dei Sacri Cuori, una comunità che oggi può contare su sedi in tutto il mondo.

Il primo segno che segue a questa visione è la costruzione di una chiesa a Secondigliano. Gaetano la dedica alla Vergine Addolorata e per vederla portata a termine deve misurarsi anche con un manipolo di detrattori anticlericali.

Tra non poche difficoltà, nel 1830 il santuario che oggi accoglie le spoglie del Santo, viene consacrata.

A costruzione finita, Gaetano ordina allo scultore Francesco Verzella una statua che rappresentasse la Madonna così come lui l’aveva vista. Soltanto al quattordicesimo tentativo l’artista riuscì a soddisfare Gaetano.

Cinque anni più tardi l’effige fa il suo ingresso a Secondigliano. E’ una vera e propria festa che dà il via ad un culto intergenerazionale, tramandato fino ai giorni nostri.

Gaetano riserva la sua umanità a chiunque soffra: ai poveri, ai contadini, agli analfabeti, appe prostitute, agli operai, agli ammalati, ai detenuti.

Nel 1833 partono i lavori per la costruzione della Casa Madre dei Missionari dei Sacri Cuori, un luogo riservato alla dimora di quelli che saranno i suoi figli spirituali. Struttura che nel giro di pochi anni subirà un significativo ampliamento.

La stanza di San Gaetano Errico (FOTO: Luca Saulino)

Tra il 1839 e il 1846, dopo numerosi atti burocratici, la Congregazione viene riconosciuta dal Regno.

Alle 10 del 29 ottobre 1860 Gaetano Errico chiude gli occhi per sempre nella sua casa di Secondigliano.

Il popolo grida: E’ morto un santo.

Particolare della tomba in cui riposa il santo (FOTO: Luca Saulino)

Spello: un’antico gioiello nel cuore dell’Umbria

Sabato 15 Novembre 2008

Non lontano da Assisi e Foligno, nel cuore dell’Umbria, situata su uno sperone del Monte Subasio, nasce la cittadina di Spello. Quasi 8mila gli abitanti di questa località che più delle altre della Valle Umbra mostrano le preziose testimonianze storico - culturali dell’antica Hispellum.Tra queste spiccano l’anello murario, le Porte Consolare, Urbica, Vetere, le rovine di un anfiteatro, un tempio e delle terme. Panorama di Spello Il borgo si presenta come incastonato tra le mura risalenti all’epoca augustea per poi estendersi lungo l’asse centrale che dalla Porta Consolare conduce alla zona più elevata dello sperone, la Porta dell’Arce.

Dagli albori del Cristianesimo fino ai giorni nostri Spello si è sempre distinto come il centro più importante della religiosità regionale.

Sul piano topografico, esaminando l’evoluzione urbanistica che ha subito la cittadina, possiamo affermare che Spello avesse il suo insediamento principale nella parte più alta. Soltanto nei secoli successivi l’agglomerato abitativo si sposta nella zona della città romana fino ad inglobare tutta la cittadina così come la vediamo oggi.

Il rione più antico si chiama Posterula ed è individuabile tra la Porta Arce e piazza Umberto I. La zona del Mezota, invece, è racchiusa tra le chiese dedicate a San Lorenzo e a Santa Maria Maggiore. L’altro cosiddetto “terziere” in cui è suddivisa la cittadina si trova nella parte più bassa e prende il nome di Porta Chiusa. Le mura che ancor’oggi circondano Spello sono quelle dell’età romana, restaurate nel corso degli anni laddove si sono presentanti preoccupanti segni di cedimento. Una delle antiche porte di Spello

La storia di questa cittadina umbra, lontana dai flussi di turismo di altre città vicine, racconta di un’espansione abitativa che con il passar degli anni supera l’area delle mura per raggiungere via Giulia, lasciando così numerose aree libere all’interno delle mura. Strutture che nel loro circuito più esterno vengono completate nel 1360 dopo una serie di pause intorno alla metà del XIV secolo.

Una strada di Spello

Spello risentirà del controllo diretto da parte della Chiesa. Sarà proprio l’organizzazione religiosa a predisporre la realizzazione di un imponente struttura in una piazza cittadina, testimonianza evidente della presenza della Chiesa in questa porzione dell’Umbria.

L’edificio fu costruito nel 1358 da Filippo D’Antella. Il governo pontificio, intento a sottrarre potere al governo locale, utilizza lo strumento delle nuove infeudazioni per garantirsi alleanze quanto più sicure, ma soprattutto per disporre di un efficace controllo territoriale.

In quest’ottica dal 1368 Spello viene affidata ai Baglioni. Dalla prima metà del XVI inizia, invece, la fase dei vicariati o signorie. Michelotti, Visconti, Fortebraccio, Montefeltro e di nuovo i Baglioni, solo per citare i nomi più illustri di questo lungo periodo che precede il recupero diretto ad opera della Chiesa.

La Santa Sede pone il territorio sotto il suo controllo a partire dal XVI secolo e fino all’Unità d’Italia. Ma cosa succede in questo arco di tempo all’interno della cittadina la cui storia continua ad intrecciarsi con quella della Chiesa?

Gli interventi urbani non trasformano l’assetto di Spello. Le modifiche più evidenti riguardano edifici di natura ecclesiastica, che corrisponde ad un vero e proprio boom di opere nel campo. Gli altri tipi di interventi non mutano la struttura cittadina.

Autodifesa alimentare? Da casa con il pc!!!

Venerdì 14 Novembre 2008


Il corso fa parte di un “Percorso Benessere” e si rivolge a persone già
orientate al benessere
che vogliono conoscere come migliorare la
loro nutrizione per vivere una vita più sana, longeva e felice…

Lavorando a contatto da tanti anni con i
nostri assistiti e clienti, ci siamo resi conto che - molto più spesso
di quanto non si pensi - manca una vera conoscenza e consapevolezza
dei meccanismi più elementari che regolano la nostra alimentazione
quotidiana.

Oggi
poi questa mancanza di informazioni sta diventando un handicap
particolarmente grave
, vista la qualità sempre più scadente del cibo
che arriva quotidianamente sulle nostre tavole.

Bombardati da messaggi pubblicitari
contradditori, stressati esclusivamente dalle calorie, ignari di ciò che
apporta zuccheri nel sangue a prescindere dal sapore dolce o salato,
spesso senza una chiara distinzione fra grassi buoni e cattivi, le persone
si trovano sempre più impreparate al supermercato come a tavola.

Cosa c’è davvero nei cibi?

Cosa sono quegli aromi artefatti che ci tolgono il senso di sazietà e ci inducono a mangiare sempre di più?

Perché abbiamo continuamente stanchezza e/o fame?

Come mai allergie, intolleranze, problemi
gastrointestinali dilagano?

Chi trae profitto da questa mancanza di consapevolezza e informazione?


Per rispondere a queste e altre domande, e
per permettere anche ai non addetti ai lavori di prendere in mano il loro
Benessere, è nato
questo “Corso di Autodifesa Alimentare” on line.

Abbiamo usato il termine autodifesa
non a caso, perchè si tratta proprio di un’autodifesa doverosa e necessaria per chiunque si occupi del management alimentare della propria famiglia.

Per combattere stanchezza cronica,
malesseri, sovrappeso, sottopeso, nervosismo e tutte le principali
malattie e disturbi che limitano qualità e aspettative della nostra
vita e di quella dei nostri cari
.

Durante le prime 3 lezioni si parlerà di
principi nutritivi, meccanismi di digestione e consigli pratici
per
l’alimentazione. Nell’ultima lezione si affronteranno i temi della
prevenzione
e dell’integrazione naturale.

Autodifesa alimentare? Da casa con il pc!!!

Venerdì 14 Novembre 2008

Un corso familiare per prendere in mano il Benessere, tornare in forma e migliorare le abitudini alimentari. Impara come lavora il tuo corpo quando mangi e i segreti per difenderti dal cibo moderno tra produzioni forzate, veleni, frodi e pillole magiche… Comodamente da casa, con il PC, grazie all’aula virtuale puoi ascoltare in diretta i Trainer, vedere le immagini, utilizzare la chat per domande… Pratico e ecologico! In un linguaggio semplice per tutti, il corso è apprezzato anche da Naturopati e Professionisti. Leggi il programma e scarica gratis 2 regali!

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