Archivio di Giugno 2008

Barga

Venerdì 27 Giugno 2008

Anche se non molto grande, si è meritata il nome di città per le sue insigni tradizioni culturali ed artistiche.
Fedele per secoli a Firenze, essa fu nel Medioevo un florido centro dell’industria della seta e dell’arte dei “figurini”.
Notiamo che Barga è composta di una parte moderna, con ville ed alberghi, detta “Giardino” e di una parte antica con ripidestrette vie sulle falde di un colle.
E’ in questa parte che si trovano radunati il Palazzo Comunale. la Loggia del Mercato, il Palazzo Pretorio ed altri notevoli edifici.
Domina su tutto l’abitato la mole maestosa del Duomo, nel cui interno ammiriamo un bellissimo pùlpito del Duecento, alcune graziose terrecotte robbiane e una colossale statua in legno di S.Cristoforo.
Dall’erboso Piazzale del Duomo, la vita spazia su un magnifico panorama di vette delle Alpi Apuane.
L’origine del nome rimane incerta, secondo alcuni derivrebbe da Lucio Barcolio.
Ne sarebbero prova alcune urne cenerarie etrusche scoperte sui monti che circondano l’antico castello, da cui si desume anche che i primitivi abitanti furono i liguri-apuani.
Altri invece sostengono che il nome provenga da Bargena, città della Tunisia, le cui genti giunte in Italia al seguito di Annibale, qui si sarebbero fermate.

Borgo a Mozzano

Venerdì 27 Giugno 2008

Risalendo il fiume Serchio, ci accoglie con un verdeggiante corridoio racchiuso ad ovest dalle ultime alture delle Apuane e, a est, dai primi colli appenninici.
Ecco qui apparirci Borgo a Mozzano, che ci mostra le sue campagne, le sue fiorenti colture.
Boro, però, va fiera anche delle bellissime e famose sculture in legno e terracotta robbiana che si trovano nella chiesa di San Jacopo.
Più avanti ci appaiono, sul Serchio, le antichissime arcate dell’antico Ponte della Maddalena, detto anche Ponte del Diavolo perchè, secondo la leggenda, fu costruito in una notte sola dal demonio.
Poco oltre sfocia nel Serchio il torrente Lima che scende dal Passo dell’Abetone.
La valle di Lima, che risale in territorio pistoiese, appunto fino al passo dell’Abetone, è attraente per i suoi folti castagneti e per le cime appenniniche che la circondano.
Nel suo tratto lucchese, essa ci presenta un’incantevole località trermale.
Le più antiche testimonianze storiche relative a questo luogo sono legate al nome della Contessa Matilde.
Ma il massimo splendore di questo paese lo si ebbe ai tempi dei romani.
Qui e in tutto il circondario nacquero artisti, uomini illustri di legge, ma anche eccellenti artigiani del ferro e del legno.

Venezia

Giovedì 26 Giugno 2008

Venezia è una delle città piu’ caratteristiche e belle al mondo.

Visitandola, non si può fare a meno di non vedere canal grande, la maggiore via d’acqua della città che anche la divide in due parti.

Inoltre bisogna ricordare che Venezia è “attraversata” da 400 ponti .

Piazza S.Marco sorprende e affascina talmente il visitatore da lasciarlo senza fiato; è cinta da superbe costruzioni che con una bellissima fuga di logge e di portici continui, si allineano su tre dei suoi lati.

La Basilica di S.Marco è a dir poco fiabesca, nell’interno nell’altare è racchiuso il corpo del Santo; perfino il pavimento è tutto un mosaico.

Il Palazzo Ducale, un tempo sede dei Dogi ora c’è la magistratura che è una delle più inportanti della Repubblica.

Tra i vari ponti, uno che denota curiosità è quello dei sospiri, che collega Palazzo Ducale con le prigioni.

Su questo ponte passavano i carcerati che dalle prigioni venivano condotti davanti ai giudici.

Il centro di Venezia è composto da : la Chiesa di S.Maria Formosa, che si erge con due facciate cinquecentesche, la chiesa di S.Giovanni e Paolo di costruzione gotica e il nonumento a Bartolomeo Colleoni; uno dei capolavori della scultura italiana.

Ricordiamo una tra le chiese più belle di Venezia che è: la chiesa di S.Maria Gloriosa del Frari eretta in grandiose forme gotiche dai frati francescani.

Passeggiando a caso, qua e là per calli e per canpielli quasi appartati, e per rii segreti, numerosi sarebbero ancora gli angoli pittoreschi da scoprire.

Ciascuno di essi, infatti, può rivelare suggestivi scorci di palazzi, di ponti, di altane e di tetti coronati da strani comignoli, cioè da quei curiosi “fumaioli” veneziani che si profilano nel cielo ora a forma di imbuto e ora di campana, ora di vaso ora di tridente; senza contare altri insigni monumenti.

Madonna dell’Orto ad esmpio è una delle più caratteristche chiese gotiche di Venezia.

La chiesa di S.Francesco della Vigna è di stile rinascimentale, con preziose opere pittoresche e scultoree.

Il mio nome è nessuno

Giovedì 26 Giugno 2008

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IL MiO NOME  E’ NESSUNO

Ingremiomatris -L’ecole des Italiens -Museo Immaginario
Regione Piemonte -Provincia del Verbano Cusio Ossola -Citta’ di Domodossola

IL Mio Nome E’ Nessuno
incantamento,stupore e bellezza nell’arte dei semplici

Domodossola  Palazzo Silva  via G.Paletta
6 Luglio 21 settembre 2008

 

Esordisce il 5 luglio prossimo, a Domodossola, nella superba sede di Palazzo Silva, una mostra destinata a cambiare i confini dell’arte contemporanea. Si chiama !l mio nome è Nessuno, e possiede un sottotesto disarmante, esplicativo: Incantamento, stupore e bellezza nell’arte dei semplici.
Fino al 21 settembre si potrà assistere a una rassegna di pittori così detti naive, ribattezzati “semplici”. La mostra si presenta anche, e con notevole decisione, come gesto perentorio, estetico e politico. Contrastando un’idea performativa e banalmente provocatoria dell’arte italiana degli ultimi decenni. Riscoprendo i valori del sogno rispetto a quelli del mercato, il desiderio in favore del glamour. Così questi artisti, “simili a spettri o a eroi delle favole, ci mostrano la fiamma sempiterna e primitiva dell’arte: il suo potere suggestivo, conturbante, mitologico. Ci sono gesti nostalgici,intimi, preziosi, per nulla omologati, di gente ai bordi della storia, fuori dal mondo, che proprio per questo conquista il perno del mondo, il suo più remoto segreto”. la mostra è curata da Marcovinicio, ed è mediata da un catalogo programmatico con testi di Davide Brullo e di Silvia Pacassoni edito da Umberto Allemandi

Dio è morto, e con lui l’arte. Pressappoco è così.

Gli artisti si metrano in base a un criterio di vendita, sulla loro testa viene affibbiata una taglia che ne identifica il valore. Nulla discandaloso, per chi fa denari: l’arte è un prodotto di mercato.L’artista, cioè, da talento individuale è diventato una griffe, lo si compra perché qualcuno ci dice che comprarlo è un buon affare, perché farà fruttare al compratore di lì a qualche anno un lauto gruzzolo.Bizzarrie dell’epoca: l’arte non procura più un nutrimento spirituale,non evoca bellezza, ordine e senso. Simile a un qualsiasi altro prodotto “di consumo” – come un paio di scarpe, una borsetta particolare, un’automobile fiammante – vaga sull’onda anomala delle
“mode”, e si muta da popolare in gioiello d’èlite. Non provoca il mito, ma asseconda la storia. Cioè: non è inevitabile, urgente,provocante, bensì accessoria, aleatoria, vacua. L’estetica, come direbbe il poeta premio Nobel Josif Brodskij, non fonda più l’etica dell’uomo e della storia, ma è schiava di pulsioni superficiali,destinate a svanire al primo battito di ciglia, al precoce passaggiostagionale delle rondini.

Dacché fare i guastafeste è un esercizio per molti versi facile e inutile, costruiamo qualcosa. Questa è una mostra scandalosa. L’esatto
opposto dell’alchimia che regge, ad esempio, la Biennale di Venezia.

Il mio nome è Nessuno è una mostra di “pittori della domenica”. Di
artisti per lo più ignoti e ingenui, selvatici e nascosti, anonimi e
misteriosi. Per far risorgere l’arte bisogna azzerarla, rivelandone il
cuore, la polpa inalterabile e millenaria.

Dopo tutto, è sempre stato così. Naïve vuol dire incantamento, stupore, bellezza pura, netta, semplice. Già, è attraverso un gesto semplice e perentorio che intendiamo scompaginare la storia dell’arte, far impazzire la Borsadell’Arte. Oggi come ieri sono i segni problematici e primordiali a cambiare il tempo. Lo sapevano bene, per ripassare in memoria due nomi clamorosi, Paul Gauguin e Pablo Picasso, che studiarono alla corte dei naïve e dei reietti per ottenere il miracolo della semplicità, di una infantile, unica immediatezza. Così questi artisti occasionali,ispirati, per giunta illuminati, che vengono a noi nel mistero, simili a spettri o a eroi delle favole, ci mostrano la fiamma sempre eterna e primitiva dell’arte: il suo potere suggestivo, conturbante,mitologico.

 


 Ci sono gesti nostalgici, intimi, preziosi, per nullaomologati, di gente ai bordi della storia, fuori dal mondo, che proprio per questo conquista il perno del mondo, il suo più remoto segreto.

Il viaggio tra questi “nessuno”, tra questi artisti perduti e ritrovati, sommersi e salvati, anticonformisti perché non condizionati da alcuna moda, antimoderni, è anche un periplo alle origini dell’arte. Nel nome, sempre, è il senso. Nessuno si nominò Odisseo scampando alla furia di Polifemo. Nessuno è una zattera, un’occasione per salvarsi dal mondo di chi vuole annullare l’arte, tacitarne il potenziale esplosivo, perennemente scandaloso. Con una truppa di “nessuno” si rifonda l’arte.


Perché gli artisti, quando vigorosi, come
Odisseo, sono curiosi e corsari, avventurieri e pirati. Comunque,
estremi, fino ai margini inesplorati della terra.



Orari: Da martedì a venerdì dalle 15 alle 19

         sabato e domenica dalle 10 alle 12, dalle 15 alle 19
Ingresso € 5. Info e prenotazioni:
      www.ingremiomatris.com 

         info@ingremiomatris.com
         Cell. +393357357840

Inaugurazione sabato 5 luglio ore 18,30   Teatro Galletti  p.zza Mercato  Domodossola

Catalogo:                 Umberto Allemandi & C Ita/Ingl. 168 pag.

Curatore:                  Marcovinicio

Testi di:                    Dott. Davide Brullo, Silvia Pacassoni

Fotografie di:             Antonio Maniscalco, Marco Bianchetti

Coordinamento di:      Massimo Fiumano’

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L’opera di Momò Calascibetta presente alla mostra” Il Mio Nome E’ Nessuno”
“Minuetto di una domatrice di coccodrilli nel salone degli specchi di Villa Palagonia”
disegno a matita cm.160 x 180 - 2002

 

tutti i testi del catalogo sono disponibili su:www.artmomo.com  
www.ingremiomatris.com

Camaiore

Mercoledì 25 Giugno 2008

Estesa nel largo fondovalle del fiume omonimo, fra una bella schiera di colli.
Quest’industre cittadina ci presenta: la bella chiesa della Collegiata, che racchiude notevoli opere di arte; il Museo della Confraternita del Santissimo Sacramento, in cui sono raccolti preziosi oggetti e un magnifico arazzo fiammingo del Cinquecento, l’antichissima chiesa della Badia e, nei dintorni, la Pieve, severa costruzione romanica del secolo XII con un leggiadro campanile.
Da Camaiore, ci riporta a Lucca una strada che discende per la chiara Valle del Torrente Freddana.
E’ adagiata in un’ampia conca ai piedi ai primi contrafforti delle Alpi Apuane.
Chiusa verso il mare da una catena di dolci colline che la separano dalla pianura litoranea.
Numerosi borghi sorgono sulle alture circostanti.
Tutti questi per varie ragioni meriterebbero una visita.
Il centro storico è molto caratteristico.
Si può dire che per la sua posizione geografica questo luogo come pochi altri è una combinazione di paesaggi e di scenari: dal mare alle colline dai monti al lago, dalla spiaggia al parco delle Apuane.
Ci sono spiagge sabbiose, si trovano anche notevoli produzioni di fragole e la floricoltura all’avanguardia è famosa in tutta Europa.
Questo è un luogo ricco di storia di tradizioni e da non dimenticare di paesaggi meravigliosi!

Pietrasanta

Martedì 24 Giugno 2008

Capoluogo della versilia, adagiata sulla via Aurelia fra i colli e il piano della zona litoranea.

Oltre che un attivissimo centro della lavorazione del marmo, Pietrasanta è una ridnte cittadina ricca di monumenti storici e artistici.

Nella sua bella e armoniosa piazza centrale, possiamo ammirare la maestosa mole del Duomo, con una leggiadra facciata marmorea affiancata da un rosso campanile e con un interno che custodisce pregevoli sculture.

Fanno corona al Duomo, sulla stessa piazza; la bella Chiesa trecentesca di Sant’Agostino, la Torre delle Ore, la Porta Pisana con i resti dellaRocchetta, il Palazzo pretorio, il Monumento a Leopoldo II e la Colonna del Marzocco.

Sulla collina retrostante l’abitato, un muro di cinta che si salda a una poderosa Rocca ci ricorda che Pietrasanta fu fondata nel secolo XIII da Giuscardo Pietrasanta  podestà di Lucca.

A soli tre chilometri e mezzo da Pietrasanta si trova il Valdicastello Carducci, con la modesta casa in cui nacque il 27 Luglio 1835 Giosue Carducci.

Per onorane la memoria il comune ha sempre organizzato diverse commemorazioni solenni dal 1907 al 1985, che era anche l’occasione dei 150 anni dalla sua nascita, fu organizzato un convegno proprio nella sua abitazione.

Nella casa museo si possono vedere esposti ricordi e cimeli del poeta.

Inoltre sono possibili visite guidate su appuntamento.

Terre d’Arno - Paesaggi e cultura nella pittura italiana tra fine Seicento e metà Novecento

Giovedì 19 Giugno 2008

Terre d’Arno - Paesaggi e cultura nella pittura italiana tra fine Seicento e metà Novecento

  a cura di Enrico Dei

 

    PALAZZO MEDICEO

   Seravezza, (LU) 5 luglio – 12 ottobre 2008

 

Dopo il grande successo de L’oro delle Apuane nell’estate 2007, l’assessorato alla cultura del Comune di Seravezza presenta il prossimo 5 luglio a Palazzo Mediceo Terre d’Arno, paesaggi e cultura nella pittura italiana tra Seicento e Novecento straordinario percorso espositivo dove l’esistenza del principale corso d’acqua toscano si intreccia con la vita artistica, storica, culturale del suo territorio.

Dalle preziose incisioni seicentesche dedicate alle vedute di Firenze ai capolavori dei protagonisti del movimento macchiaiolo intenti a ritrarre la vita e il lavoro sulle rive del fiume, Terre d’Arno rivela la storia di un bacino fluviale che da sempre è stato soggetto privilegiato di artisti e paesaggisti.

L’Arno che Per mezza Toscana si spazia (Purgatorio, XIV) si trasforma in elemento iconografico, palcoscenico e fondale per alcune tra le più significative espressioni culturali di tutti i tempi, attraversando lungo il suo percorso città cariche di fascino e di storia come Firenze e Pisa di cui si presentano in mostra tele di grande bellezza e suggestione del periodo otto e novecentesco.

Il percorso espositivo

 Terre d’Arno vuol essere un ideale viaggio tra gli spazi che avvolgono il principale fiume della regione, immagini e modelli di ideazione storica rivisitati attraverso la sensibilità artistica.

Luogo simbolo delle trasformazioni culturali sulle sue direttrici principali, quella pisana e quella fiorentina, il patrimonio delle terre d’Arno è un patrimonio grandioso, stratificato storicamente in una memoria collettiva diffusa, che comunica ancora, con forza, l’intreccio appassionante di vicende secolari di uomini.

Ancor prima che  gli uomini e i popoli che abitano lungo il suo corso, il fascino del fiume dal sussurrare continuo delle acque correnti (Aldous Huxley) ispira artisti e paesaggisti provenienti da ogni parte d’Europa.

Nel vivace clima culturale di fine Seicento si comincia ad apprezzare la pittura di paesaggio e la scena di genere, Pandolfo Reschi polacco di Danzica venuto a Firenze nella seconda metà degli anni ’60 dipinge grandi tele come la Veduta dell’Arno alle Cascine in cui l’esattezza ottica e la ricchezza descrittiva richiamano le vedute fiorentine del Van Wittel, vero fondatore del vedutismo in Italia.

Con Veduta di Firenze dal Pignone del 1694 Gaspar Van Wittel ci restituisce un immagine del fiume e della città reale, quotidiana, colma di serenità e di freschezza vitale, i punti di vista scelti per i suoi quadri sono quelli ormai conclamati dalla tradizione della grafica fiorentina.

L’Arno viene riscoperto dopo essere stato ignorato dagli artisti dell’epoca precedente che privilegiano le vedute di rovine archeologiche del periodo romano.

Le opere di Pandolfo Reschi, Gaspar Van Wittel, Filippo Napoletano, Thomas Pach, Gabriele Gherardi, sono rappresentazioni di luoghi precisi, con i loro edifici ancora oggi rintracciabili e visibili nel tessuto urbano delle città toscane, rese con una rigorosa costruzione prospettica.

Solo nella seconda metà dell’Ottocento la tematica di vita e di lavoro sull’Arno diventa dominante nell’opera di alcuni tra i più grandi artisti dell’epoca, esponenti di spicco di importanti movimenti culturali.  Opere quali I renaioli sull’Arno di Stanislao Pointeau, Bilancia a Bocca d’Arno di Niccolò Cannicci, La pesca di Egisto Ferroni, Accampamento di zingari sull’Arno di Giovanni Fattori, rendono con straordinario realismo un’importante testimonianza dell’epica di un mondo contadino ormai scomparso, quadri dove troviamo barcaioli, renaioli, tiratori di alzaie, tintori, protagonisti di lavori umili e faticosi ai quali ancora appartiene il fiume che conserva il proprio fascino già velato di una densità espressiva anacronistica.

Al movimento macchiaiolo si deve anche la visione delle Terre d’Arno come paesaggi dell’anima, luoghi d’elezione nelle pitture di Lorenzo Gelati, Giuseppe Abbati, Telemaco Signorini e Nino Costa, che crea una vera e propria enclave artistica nel rifugio di Bocca d’Arno, lembo di terra continuamente riproposto e studiato dal pittore romano.

 Di forte suggestione anche la produzione della prima metà del Novecento, dove artisti come Benvenuto Benvenuti La barca rossa, Spartaco Carlini Fosso dei Navicelli, Lorenzo Viani Uomo sul ponte, Ulvi Liegi Il ponte vecchio, Silvio Pucci Terzolle, reinterpretano il paesaggio dell’Arno con tratti di grande modernità.

Sul comune sfondo di suggestivi scorci fluviali ritroviamo nelle sale di Palazzo Mediceo le tele di Sineo Gimignani, Arturo Checchi, Achille Lega, Guido Spadolini, che ci accompagnano fino alle soglie del secondo conflitto mondiale quando il fiume con i suoi ponti minati e distrutti dalle truppe d’occupazione tornerà ad essere una delle immagini simbolo della guerra.

 

 A cura di Enrico Dei in collaborazione con Andrea Baldinotti, la rassegna, visitabile  fino al 12 ottobre, è frutto del rinnovato impegno da parte del Comune di Seravezza di superare la dimesione locale con esposizioni di grande rilievo che affondano le loro radici nella ricchissima tradizione del territorio toscano.

 

Breve Scheda Tecnica

 

TERRE D’ARNO.

Paesaggi e cultura nella pittura italiana tra fine Seicento e metà Novecento

A cura di: Enrico Dei

Periodo espositivo: 5 Luglio - 12 ottobre 2008
Sede:  Palazzo Mediceo - via del Palazzo, 358 Seravezza (Lu)

Orari:. tutti i giorni 10.00 - 13.00 e 16.00 - 23.00
a partire dal 16 settembre 2008
10.00 - 13.00 e 15.00 - 20.00 chiuso il lunedì.

Ingresso:  € 5,00 ridotto € 3,00.

Tel: 0584.756100

Catalogo: Bandecchi&Vivaldi

Mail: palazzomediceo@comune.seravezza.lucca.it  

Web :  www.palazzomediceo.com

 

 

 

Isola di Montecristo

Mercoledì 18 Giugno 2008

E’ la più a sud dell’arcipelago Toscano, deserta e assai pittoresca.
Ha una superficie di Kmq 10,39 .
La costa, alta e dirupata, ha una circonferenza di km 16.
L’isola è rivestita da folte macchie fra le quali si aggirano il muflone, la capra ed il coniglio selvatico.
L’isola è montuosa con diverse sporgenze rocciose a picco sul mare ed è costituita quasi esclusivamente da granito.
I fabbricati abitati si trovano nellla Cala Maestra e la loro costruzione risale alla metà di due secoli fa.
Il più importante è la villa denominata in seguito “reale” per aver ospitato Vittorio Emanuele III.
L’isola è stata sempre disabitata e oggi vi vivono stabilmente due custodi, e alternativamente delle guardie del corpo forestale.
Le condizioni ne hanno impedito il popolamento e hanno favorito il prosperare della flora e della fauna.
Qui vivono specie animali che un tempo erano diffuse nel mediterraneo, e oggi qui resistono come la vipera di montecristo e il discoglosso sardo (un anfibio derivante dalla Sardegna).
Inoltre qui è anche luogo di sosta per uccelli migratori.
Anche oltretutto ospita un gregge di capre selvatiche.
L’ambiente marino è ricchissimo, ci sono posidonia, anemoni marini, gorgonie, coralli, pesci luna, e non in tempi lontani eno presenti anche le foche monache ormai quasi scomparse in tutto il mare Mediterraneo.

Isola di Pianosa

Mercoledì 18 Giugno 2008

Lunga Km 6 circa; larga Km 4,6 con una superficie di Kmq 10 circa.
Prende il nome della sua conformazione completamente piana.
Pianosa è quindi completamente diversa dalle altre isole dell’Arcipelago Toscano.
Viene coltivata la vite, i cereali, i foraggi. Vi abbonda l’ulivo.
Numerosi avanzi fossili di orsi, volpi, cervi, cavalli, buoi rinvenuti nell’isola ci dicono che l’isola un giorno era certamente unita al continente.
La flora ha subito notevoli cambiamenti nel tempo.
All’epoca romana fu estremamente coltivata, ad orti e giardini.
In seguito alternativamente deserta e poi ripopolata è stata sede di lotte ripetute fra la macchia invadente e l’uomo che facendo razzia di legna e poter dissodare il terreno.
Gli animali qui importati hanno contribuito a modificare la flora, distruggendo alcune delle piante dela flora.
All’azione dell’uomo e degli animali si deve senza dubbio la distruzione quasi totale di varie piante arboree.
Un tempo passato in questo territorio sono stati presenti dei folti boschi, queste sono fonti certe da documenti ritrovati.
Quando inizia la stagione estiva la macchia bassa ha un colore verde uniforme, rimangono rari fiori di rosmarino.
La microflora è disseccata.
Per estesi tratti il terreno è ricoperto completamente solo di erbe.
Alcuni bei fiori che facevano bella mostra di sè in primavera persistono ancora, come ad esmpio quelli dei papaveri.

Isola di Capraia

Mercoledì 18 Giugno 2008

Ha le pareti rocciose suggestivamente colorate di viola.
Gli strapiombi della costa, aperta da numerose grotte, sono impressionanti.
Anche qui i pescatori, subacquei hanno trovato un loro paradiso.
Capraia è un pittoresco pese, è il capoluogo dell’isola.
La sua maggior abitazione è la Fortezza di San Giorgio costruita dai Genovesi nel 1400 a difesa contro i pirati saraceni.
L’isola, tutta montuosa ha una superficie di chilometri quadrati 19.5; una lunghezza di chilometri 8, una circonferenza di Km 30 circa e dista Km 65 da Livorno.
Il Forte di S.Giorgio ha mura ricavate dalle falesie sottostanti.
Le coste sono costituite da alte falesie, spesso accompagnate da baie con ridotte spiagge prevalentemente ciottolose, ad eccezione di Cala della Mortola, unica spiaggia sabbiosa dell’isola.
Dal punto di vista idrografico nell’isola sono presenti torrenti brevi e ripidi, in secca per la maggior parte dell’anno.

E’ anche presente un altro lago demonianto “laghetto” o “stagnone”, alimentato da acqua piovana, durante i mesi estivi è quasi sempre in secca, invece nei mesi primaverili è completamente ricoperto da ninfee bianche.

Isola di Gorgona

Mercoledì 18 Giugno 2008

La “Urgon” di Plinio, modesta per dimensioni, ma attraente per le sue coste rocciose e per la pescosità delle sue acque.
Lunga poco più di due chilometri e larga uno e mezzo, ha un aspetto selvaggio.
E’ sede di una colonia penale.
Insieme alle altre isole del posto costituisce il parco nazionale dell’arcipelago Toscano, nato per tutelare i lro ambienti naturali di grande valore culturale e scientifico.
Prevalentemente montuosa e ricca di vegetazione tipica dell macchia mediterranea, è anche sede di antichi pescatori, oggi composto da circa 50 residenti.
Percorrendo la linea della costa, si incontrano suggestive insenature e baie come la costa dei Gabbiani, o la Cala Scirocco dove si apre la Grotta del Bue Marino, un tempo rifugio di foche monache, ora però non più visitabili a causa delle restrizioni del parco.
L’isola si caratterizza per il tipico clima mediterraneo, con contenute escursioni termiche diurne e stagionali.
Si verificano solo raramente intensi episodi di freddo invernale e di caldo intenso estivo, le precipitazioni, molto scarse in estate, si concentrano prevalentemente in autunno, con massimo secondario ad inizio primavera.
Sull’isola, ancora incontaminata, si tovano due fortezze: la Medicea e la Pisana.
Interessante è la Chiesa di S.Gorgonio, fortificata.
Più in alto è situata Villa Margherita, costruita sui resti di antichissimi di insediamenti etruschi e romani, dove è stata allestita una colonia gricola.

Marciana

Mercoledì 18 Giugno 2008

E’ ai pendii del Capanne, con caratteristiche viuzze e i ruderi di un Castello degli Appiani, che furono i signori dell’Elba nel secolo XV.
A sud dell’isola, invece, sorride, con la sua bella spiaggia, le sue ville e le sue pinete, la località balneare di Marina di Campo.
Marciana è tra gli insediamenti più antichi dell’isola, la sua fondazione risale al 35 a.c.
A testimoniare il passato antichissimo c’è il Museo Archeologico.
La vegetazione rigogliosa, costituita da lecci, pini e castagni, e il clima fresco danno al territorio un’atmosfera montana benchè il mare sia solo a una distanza di 5 chilometri.
Sono possibili escursioni al Monte Capanne a piedi o con la cabinovia che si trova appena fuori dal centro abitato.
Tutta la zona è ricca di vigneti e si produce un ottimo vino.
Luoghi di interesse storico culturale sono la fortezza Pisana, la Chiesa di San Lorenzo, la Chiessa di S.Cerbone, e il Santuario della Madonna del Monte.
L’elemento di maggior pregio architettonico è il Castello degli Appiani, possente baluardo medievale, oggi purtroppo in rovina.
nel locale Antiquarium sono raccolte numerose testimonianze della civiltà locale, dai tempi preistorici all’età romana.
Interessante anche la Chiesa di S.Lorenzo, romanico-pisana, di cui rimane la pregevole facciata col bel portale centinato.
Vale la pena di visitate il posto, in particolare per la bellezza dei luoghi e gli stupendi panorami sul mare.

Poggio Terme

Mercoledì 18 Giugno 2008

Aggrappato a una rupe granitica fra bei boschi di castagni e di querce che ammantano i pendii del sovrastante Monte Capanne.
Infatti questo borgo sorge in altura e sopra il livello del mare e ha perfettamente conservato il suo aspetto medievale.
Poco lontano dal centro abitato si trova la sorgente di acqua oligominerale denominata fonte di Napoleone, perchè apprezzata anche dall’imperatore durante il suo soggiorno all’Elba.
Quest’acqua è molto indicata nella cura dell’uricemia e delle calcolosi e benchè il riconoscimento ufficiale delle proprietà curative sia avvenuto alla fine degli anni quaranta esse erano già note da secoli.
Oggi, nonostante esista un stabilimento per l’imbottigliamento, è ancora possibile prendere liberamente l’acqua da una vicina fontanella.
C’è un museo archeologico dove vi sono custoditi reperti della preistoria e della protostoria dell’Isola D’Elba.
All’interno del museo sono molto interessanti da vedere i munerosi reperti che risalgono all’età etrusco romana.
La Chiesa di San Cerbone si trova sulla via che da Poggio sale al Monte Capanne e venne costruita in onore del Santo che nel VI secolo si ritirò qui da Populonia per sfuggire alle persecuzioni dei Longobardi.

Marciana Marina

Martedì 17 Giugno 2008

Marciana Marina è disposta a mezza luna sul mare allo sbocco di una verde valle con una possente Torre Medicea all’estremità del molo.
E’ per estensione uno dei più piccoli comuni d’Italia.
Il fascino del paese è dato dai suoi quartieri pittoreschi, fatti di stradine strette e case dai colori pastello.
Il lungomare è ampio e a semicerchio fiancheggiato da tamerici che partendo dall’inizio del paese si sviluppa fino alla torre pisana.
La torre del porto è posizionata attorno all’attuale guida frangiflutti, fu eretta dai pisani per l’avvistamento e la difesa delle incursioni piratesche.
Il Cotone è una località nella quale si formò il primo nucleo abitativo che ha originato il paese.
Il suo nome deriva da cote che significa grosso masso di granito affiorante.
Il centro storico è la deliziosa piazzetta nella quale si tengono tutte le principali manifestazioni del paese.
Le origini della pololazione sono antichissime.
Il paese inizio a prendere molta considerazione economica quando iniziò ad aprire le vie a trasporti e traffici marittimi.
Succesivamente nel tempo di dette anche importanza all’agricoltura e alla viticoltura.
Fu notevolmente importante per l’apprezzamento particolare che Napoleone deponeva in questo luogo attratto dalla freschezza dell’aria e dal mare cristallino, dalla natura forte e dall’animo dei cittadini.
Un susseguirsi di alternate vicende oggi questo luogo si presenta accogliente e pronto per accogliere il notevole e apprezzato turismo che ogni anno anima il posto.

Procchio

Martedì 17 Giugno 2008

Moderno centro balneare con una vasta spiaggia in fondo all’incantevole conca dell’omonimo golfo.
E’ una rinomata località turistica, anche situata in posizione strategica, si presenta come rinomata località turistica anche grazie alla splendida spiaggia in sabbia fine dorata.
Nel periodo estivo è vivace anche la vita mondana, presente nel “salotto di Procchio” e lungo le bancarelle sul viale che conduce al mare.
Situato in un bellissimo golfo, le sue spiagge sono state definite tra le più belle d’Italia, anche il mare cristallino è tra i migliori della nazione.
Vi sono molti hotel, appartamenti disseminati su una vasta area di campagna verdeggiante.
Da non dimenticare i svariati servizi che si possono avere sulla spiaggia.
Tra le varie testimonianze storiche della zona c’è anche una nave oneraria romana adagiata su un fondale di soli 3 metri e ad un centinaio dalla riva.
Questa zona ha appunto avuto un importante passato, fu un notevole centro di lavorazione del ferro e del rame, come testiminiano i diversi ritrovamenti archeologici.
Pur essendo un piccolo centro è fornito di vari negozi, bar e ristoranti e un piccolo parco giochi per il divertimento dei bambini.
Mentre la sera si trasforma in un mercatino colorato d’artigianato e in uno spazio per numerose manifestazioni culturali.
Gli alberghi sono immersi nel verde degli alberi circostanti e offrono un’ospitalità genuina e tutti comfort moderni.

Volterraio

Martedì 17 Giugno 2008

E’ una millenaria rocca pisana edificata su un’antichissima acropoli etrusca, da cui la strada scende serpeggiando con splendide viste verso il luminoso Golfo di Portoferraio.
Qui si trova un antico castello, si trova sulla cima di un’altura; il territorio circostante è coperto da una radissima vegetazione, per lo più cuscini spinosi di ginestra.
Bellissimo il panorama e da non perdere i suggestivi panorami dei tramonti.
Si raggiunge tramite un sentiero, ripido e difficoltoso.
Il suo nome è avvolto nel mistero, forse di origine etrusca, vi furono trovate tracce di mura e di vasellame romano, anche rinvenute delle statue.
La sua posizione così imponente dava la possibilità di controllare il traffico delle carovane di muli che trasportavano il materiale ferroso delle miniere, ed un punto di osservazione per il controllo dei movimenti delle navi e rappresentava un luogo sicuro in caso di invasioni saracene.
Il castello diponeva di pochi elementi di difesa quali: cannoni, moschetti e pochi fucili.
Nonostante ciò riuscì a resitere agli attacchi subiti.
Si può dire che è un piccolo capolovaro di architettura militare studiata nei minimi particolari per non riuscire a dominarlo.
Sotterranei che collegavano le artiglierie e per intercettare incursioni sotterranee.
Con il tempo fu poi abbandonato, lasciando spazio al repentino declino.
Ma ancora la sua imponenza mette ancora curiosità, anche se ormai gli unici rumori percepibili sono quelli del vento e degli uccelli, e il flebile lamento straziante dei fantasmi che sono quelli dei cristiani fatti bollire vivi dai saraceni sotto lo sguardo inoridito dai difensori del castello.
Inoltre quelli dei soldati fatti morire di fame nelle segrete.

Rio Marina

Martedì 17 Giugno 2008

Grazioso centro balneare in un’anema insenatura da dove partono i carichi del ferro provenienti dalle vicine miniere.
E’ una zona conosciuta fin dai tempi etruschi per scopi minerari, a causa della forte presenza di minerale di ferro nel terreno.
Esse sono state dismesse nei tempi odierni, e al loro posto ha preso piede lo sviluppo turistico.
Non vanno però dimenticate, come quella di Rioalbano, già usata ai tempi degli etruschi e poi dai romani, veniva estratto in prevalenza ematite e limonite.
La miniera del Rio è in prossimità del paese di Rio Marina, si ricavavano in abbondanza pirite e ematite.
Nella miera di Ortano che si trova vicino alla spiaggia, veniva estratta la pirite che era utilizzata per produrre acido solforico.
Sono stati rinvenuti cristalli di hedembergite e ilvaite di dimensioni eccezionali.
Le miniere di Terra Nera e Capo Bianco sono molto vicine l’una all’altra, in quella di Terra Nera si estraeva pirite, ematite e magnetite ed è divenuta in seguito agli scavi un laghetto di acqua dolce prossimo al mare.
Quella di Capo Bianco, è così chiamata per il colore delle rocce, si ricavava soprattutto limonite.

Rio nell’Elba

Martedì 17 Giugno 2008

Borgo di antichissima origine in mezzo alle rosseggianti montagne che costituiscono l’importante cuore minerario dell’isola.
L’Orto dei Semplici Elbano è situato in un terreno di ciraca un ettaro, è nato recentemente come luogo di studio di biodiversità delle piante.
All’interno vari cartelli danno informazioni sulle piante, sulle loro particolarità, sulle proprietà e gli usi e l’utilizzazione delle popolazioni isolane.
L’orto è in continua evoluzione.
L’eremo di Santa Caterina d’Alessandria è un edificio sacro, è un luogo secolare di meditazione e preghiera risalente all’epoca romanica ha una semplice ed austera facciata ed è sormontata da un tozzo campanile.
La sua origine sarebbe legata ad una serie di apparizioni ad un ragazzo del luogo.
Accanto ad essa sorge un complesso che raccoglie una fondazione culturale che è anche sede di mostre.
La Chiesa di S.Giacomo Apostolo fu eretta durante il dominio pisano e fortificata con solidi bastioni.
Ha origine medievale, conserva inoltre argenterie sacre.
La Chiesa del Patreterno e della Santissima Trinità è di fondazione quattrocentesca, preceduta da un elegante portico e poi ricostruita; custodisce un quadro raffigurante un crocificco con Dio Padre e lo Spirito Santo, motivo che ne deriva il nome.

Porto Azzurro

Martedì 17 Giugno 2008

Raccolto fra vigneti in una ridente baia del golfo di Mola su cui domina, dall’alto, la grandiosa Fortezza di Portolongone, oggi adibita a carcere.
Il suo nome è un chiaro riferimento al mare, ma in antichità non si chiamava così, ma Longone.
Il caratteristico Santuario della Madonna di Monserrato è un edifico sacro che si trova nell’omonima località.
Venne eretto per ordine di un governatore spagnolo, e le fattezze della Madonna sono state rese somiglianti alla stessa presso il Santuario di Barcellona.
Difatti le superfici hanno forme architettoniche iberico barocche; una pala dell’altare raffigura la Madoona nera con bambino.
La cappella del Sacro Cuore di Maria è stata completata sul finire del settecento e comprendeva originariamente un porticato.
Al suo interno troviamo un momento di un generale spanolo e un quadro con Madonna in ginocchio di fronte al Crocifisso.
Insieme al cuore rosso in campo nero raffigurato sull’altare giustifica la titolazione della Chiesa.
Purtroppo è andata distrutta la statua in cartapesta raffigurante Gesù morto, a causa dell’umidità.
La Chiesa della Madonna del Carmine è nata per servire gli abitanti della marina, fu costruita dai pescatori.
La Chiesa di S.Giacomo Maggiore, fu terminata sul finire del seicento e agli inizi del settecento fu rinnovata ed arricchita da decorazioni barocco catalane che andarono poi distrutte.
Furono sostituite da affreschi, c’è un busto d’argento, dipinti e lapidi di generali spagnoli che un tempo comandorono e qui rimane una loro testimonianza.

Capoliveri

Lunedì 16 Giugno 2008

Vecchio borgo in stupenda posizione su un’altura da cui si può discendere verso belle spiaggette o salire a visittare le ricche miere di monte Calamita.
Ha piccoli vicoli con archi sottopassi e scalette che si trovano attorno alla piazza centrale in collina.
L’interesse culturale volge la nostra attenzione verso la chiesa di San Michele in stile romanico-pisano.
C’è la strada panoramica sopra il Golfo di Stella, molto bella e caratteristica epiena di misterioso fascino.
Il santuario della Madonna delle Grazie, al centro dell’altare c’è un quadro dipinto dal discepolo del Michelangelo.
Ci sono altresì affreschi in stile barocco.
Il santuario è circondato da un magnifico panorama composto da vigneti e pinete.
C’è poi il santuario della Madonna della neve, molto caratteristico anch’esso.
Infine c’è Forte Focardo, una fortezza di epoca spagnola.
Fu edificato da un importante governatore alla fine del seicento, durante il regno di Re Carlo II di Spagna.
La chiesa della Santissima Annunziata,molto bella e di origine seicentesca.