Archivio di Febbraio 2008

Arezzo

Giovedì 28 Febbraio 2008

Arezzo è una ridente e nobile città che si adagia, in felice posizione , sopra un colle a dominio della pianura tra la Val di Chianina e quella dell’Arno.

Nell’antichità era una della maggiori città per la presenza del dominio etrusco, come testimoniano i ritrovamenti pervenuti.

Divenne in seguito romana, e assunse il nome di Arretium, divenne così un importante centro militare.

Aggrappata al colle con ricordi del suo passato ovunque (torri, chiese medievali e palazzi cinquecenteschi) oggi la città si espande verso la pianura con moderni rioni composti da ampi viali e ariose piazze.

Visitando la città possiamo incontrare la chiesa di San Francesco in stile gotico, incontriamo poi la Pieve di Santa Maria che è il più bel tempio romanico di Arezzo.

Una delle piazza più pittoresche della città è Piazza Grande cinta da antiche case e torri dagli scenari medioevali.

Sul lato sinistro della piazza c’è l’abside ed il campanile della pieve di S.Maria, il palazzo della Fraternita e quello dei tribunali.

La Piazza Grande è famosa per la “Giostra del Saracino”, è uno spettacolo pittoresco, è una gara di fierezza e di forza in cui, come nel passato, è impegnato l’ onore degli antichi quartieri della città; così con intrepida destrezza ogni giostrante cerca di portare alla vittoria i colori del proprio quartiere.

Il Duomo della città è un maestodo edificio gotico del trecento con la facciata e il campanile moderni.

Poco distante vediamo la chiesa di S.Domenico, è una pittoresca costruzione gotica del Duecento, osserva l’originale asimmetria ed il bel campanile a vela.

Di notevole importanza è il museo archeologico Mecenate, con varie sale in cui si ammirano oggetti etruschi e romani, e una preziosa serie di celebri vasi aretini.

Questa città fu casa natale del Petrarca, oggi restaurata e sede dell’Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze.

Da non dimenticare è la cucina, tipicamente toscana, c’è solo l’imbarazzo della scelta: salumi del Casentino, polli del Valdarno, porchetta o pappardelle con la lepre; fomaggio pecorino della Val Triberina , cocomeri della Val di Chiana o ciliegie d’Arezzo o mazzoni del Casentino e della Val Tiberina.

Il tutto aggiunto da un calice di Chianti o Vinsanto dei Colli Aretini.

L’isola bella

Mercoledì 27 Febbraio 2008

La bellezza del lago Maggiore fu scoperta abbastanza tardi, almeno rispetto alle molte altre sparse nella nostra Penisola, verso la fine del medio evo.
Secondo alcuni, il lago di Varese è il più perfetto di tutti i laghi; quelle lunghe linee ondulate, colline che scendono sull’acqua, offrono un’infinità di placidi primi piani, gioiosa all’occhio per il contrasto con le dominanti cime nevose.
I visitatori si troveranno di fronte a meraviglie di paesaggi, ville, giardini, parchi, ambienti rustici, curiosità artistiche dai tepori dolci e riposanti.
Dal lago sono possibili passeggiate a piedi,di varia lunghezza e ascensioni alle cime dei monti che per la vicinanza col bacino lacustre, offrono panorami di raro incanto.
Non va infine dimenticato che, per assaporare a fondo la bellezza del quadro lacustre, la sua ricchezza di colori e di prospettive, il mezzo più idoneo è la barca.
Chi viene sul lago, per la bellezza dei luoghi, per la dolcezza del clima, per la varietà degli itinerari complementari, sarà indotto a sostarvi.
Le attrezzature sportive predisposte sui lidi dei centri maggiori del lago facilitano agli appassionati la pratica dei vari sport acquatici.
Mentre negli immediati dintorni collinari e pianeggianti del lago Maggiore l’attività agricola e zoocoltura si intrecciano in eguali proporzioni all’attività industriale e commerciale, sulla riviera dei laghi e sulle pendici delle montagne l’agricoltura rappresenta una delle caratteristiche del luogo.
La regione del lago Maggiore era già abitata in tempi preistorici, come testimoniano numerosi ritrovamenti.
Dopo varie vicissitudini anche questa “regione” diventa possedimento di Vitaliano Borromeo e conseguentemente dalla signoria dei Borromeo.
Ancora oggi le cosiddette isole Borromeo (Isola Bella, Isola Pescatori, Isola Madre), appartengono alla discendenza della famiglia.
Merita sicuramente un’attenzione particolare l’isola Bella,che permette di vedere uno fra i più singolari giardini barocchi italiani e un palazzo ricco d’arte come un museo.
Essa è la più famosa delle isole Borromee, è per gran parte occupata dal palazzo Borromeo e dallo stupendo giardino che la contorna.
In antichità era un nudo scoglio abitato da poche famiglie di pescatori.
Il conte Carlo III Borromeo ne iniziò la trasformazione e la chiamò in omaggio alla consorte Isabella solo più tardi fu tramutato in Bella.
Lo scoglio fu rivestito di prati e di alberi e la sua altimetria venne corretta per far luogo a giardini terrazzati.
In posizione stupenda, a specchio sul lago, venne eretto il palazzo, quale dimora di svaghi e di riposo.
Questa grandiosa opera venne portata a termine dai figli Carlo, Vitaliano e Gilberto.
Insigni architetti diressero i lavori.
Il palazzo presenta forme sobrie barocchette, la visita all’interno lascia ammirare le sfarzose sale, adorne di rilievi e stucchi arredate da mobili antichi e lampadari di Murano; abbellite da quadri di insigni maestri.
Dalla sala d’armi, per uno scalone alle cui pareti sono scolpiti gli stemmi dei Borromeo e di famiglie a loro imparentate, si raggiunge la sala delle medaglie, così chiamata per le medaglie di legno scolpito e dorato che adornano il cornicione.
Dalla sala delle medaglie si accede al salone delle feste: è una grandiosa opera di architettura barocca a pianta centrale con ornamenti e stucchi.
Da qui si passa alla sala della musica, ove vi sono custiditi peziosi strumenti musicali e alle pareti numerosi quadri preziosi.
Si passa quindi alla sala di Napoleone che vi dormì, stupendo è il panorama del balcone che permette di vedere la val d’Ossola sullo sfondo dei monti del Sempione.
Si entra poi nella biblioteca, racchiudente volumi appartenenti ai secoli scorsi e alcuni quadri.
Segue la sala di Luca Giordano,al fecondo maestro cavaggesco si debbono alcune tele qui conservate; nella stessa sala vi sono due armadi di stile toscano del ‘600 e una sella d’avorio del ‘500.
Segue la saletta di famiglia con ritratti di antenati dei Borromeo.
Si accede quindi alla sala dello Zuccarelli che accoglie alcune vedute di possedimenti dei Borromeo dipinte da un noto pittore grossetano, poltrone in velluto veneziano del ‘600 e piccole tapezzerie inglesi del ‘500.
Nella seguente sala di conversazione, al centro un tavolo in mosaico donato dal vaticano, altri dipinti preziosi alle pareti.
Nella sala da ballo, l’ambiente è in stile impero con medaglioni con antenati della famiglia Borromeo.
Il luogo più singolare del palazzo è composto dalle grotte: divise in sei ambienti, composte da materiale litico,e non, sono disposte statue, e materiale geologico e paletnologico, e modelli di imbarcazioni; infine una raccolta di eleganti coperture da cavallo appartenute al cardinale Federico Borromeo.
Per la scala elicoidale, ricavata nella torre, si torna al salone delle feste e alla sala da ballo.
Attraverso il corridoio degli specchi si accede all’anticamera, abbellita da nunerosi quadri.
Per un corridoio si arriva nella anticappella donde è visivile la cappella, accogliente tre importanti opere di scultura: monumento funebre di Vitaliano I Borromeo e monumento a Camillo I Borromeo e infine monumento alla famiglia Birago.
Dalla cappella si passa alla sala degli arazzi addobbata da sei meravigliosi arazzi fiamminghi del ‘500, in seta e oro, raffiguranti animali fantastici, contornati di alberi e fiori; le pareti sono adornate di molti quadri appartenuti a pittori molto noti.
Si esce nel giardino all’italiana, stupenda composizione barocca, articolato da dieci terrazze rette da balaustre, popolate da statue , adorne di fontane, di nicchie.
La coreografia centrale del giardino, imita una grande conchiglia, corniciata da festose figure scolpite.
Svetta poi un liocorno dei Borromeo; candide pavoncelle si aggirano tra le azalee, rododendri, camelie, e atre preziose specie di piante; il panorama è stupendo!
Tornando dal giardino si pùò notare la facciatella barocca della seicentesca parrocchia dell’isola dedicata a S.Vittore, detta Madonna del Carmine.

Grosseto e le sue isole

Venerdì 22 Febbraio 2008

Il territorio della Provincia di Grosseto comprende in massima parte la zona della Maremma Toscana: una zona che ha suscitato per secoli immagini di desolazione a causa delle sue paludi apportatrici di malattie, miseria, morte.
Oggi tutto è cambiato, le immagini tristi di un tempo hanno lasciato spazio a quelle di serenità e di benessere.
L’sola del Giglio è montuosa,l’Isoletta di Giannutri a forma di mezzaluna, fanno tutte parte dell’Arcipelago Toscano.
C’è poi una specie di grosso bottone, sporgente dalla costa meridionale del territorio.
Sembra anch’esso un’isola ma non lo è.
Si tratta del promontorio del monte Argentario, unito alla terraferma da due lunghi cordoni sabbiosi detti Tombolo di Giannella a nord e Tombolo di Feniglia a sud, i quali racchiudono la Laguna di Orbetello.
Il promontorio dell’Argentario raggiunge la cima col Monte Telegrafo.
Porto Santo Stefano è situata in una pittoresca posizione tra il profumo di aranci, cedri, mirti, rosmarini; con un’oretta di navigazione si raggiunge l’Isola del Giglio, in parte rocciosa e in parte ammantata da una folta vegetazione in cui predominano i vigneti, il vino e la pesca sono le più importanti risorse isolane.
L’isola che per il suo dolce clima e le sue incomparabili attrattive naturali è sempre più frequentata dal turismo, è composta di tre centri abitati:
Giglio porto, in una bella insenatura protetta da terrazze e vigneti, su cui vigila la mestosa torre del Lazzaretto,
Giglio Castello, pittorescamente racchiusa dentro una cerchia di mura medioevali dominate da una Rocca:
Campese, con una bella spiaggia e una possente torre cilindrica.
Tornati a Santo Stefano, una strada panoramica costruita di recente ci permette di compiere un magnifico giro.
A Porto Ercole, tipico paesetto di pescatori addossato su uno sperone, è sovrastato dall’imponente Fortezza Spagnola, ai piedi del quale si stende il paese.
L’isola Giannutri è costruita da tre poggi riuniti da una falce di terra, ci presenta i mirabili avanzi di una Villa Romana .
Nel medioevo, fu rifugio dei corsari, e quindi sempre deserta, oggi è animata da un villaggio turistico.

Lucca

Giovedì 21 Febbraio 2008

Il territorio di Lucca è bagnato ad ovest dal Mar Tirreno ed è quasi interamente montuoso.
E’ formata da un maestoso gruppo di Alpi Apuane d’aspetto dolomitico e celebre in tutto il mondo per i suoi marmi.
Partendo da nord troviamo la vetta più alta: Pisanino, poi Tambura,Sumbra, l’Altissimo, del Pània della Croce, Matanna.
Volgendoci ad est notiamo l’incatevole vallata della Garfagnana, odulata di dolci colline e percorsa dal fiume Serchio, che sfocia nel mare del territorio pisano.
Si elevano ad est una nuova schiera di monti denominati Appennini.
Gli Appennini e le Apuane sono divisi dal solco della Garfagnana, sono paralleli gli uni alle altre, ma sono d’aspetto diverso.
Aguzze e rocciose le Apuane, tondeggianti e boscosi gli Appennini.
Le cime appenniniche sono: il monte Tondo, Silano, Prato, Alto,Albano, Giovo, Rondinaio.
Ad est c’è il gruppo appenninico delle Pizzorne, a sud c’è il monte Pisano che culmina nella cima del Serra.
Si possono trovare anche dei laghi: Massaciuccoli, e laghetti artificiali di Isola Santa, Gramolazzo, Pontecosi, Vagli, costellano le valli Apuane verso la Garfagnana.
Lucca ha origini antichissime che risalgono ai tempi dei Liguri e degli Etruschi.
E’ certo che la città, già circondata di mura, era una colonia romana e divenne poi municipio nel periodo avanti Cristo.
La città ospita una Pinacoteca Nazionale con una pregevole raccolta di opere di noti artisti, fra cui i pittori lucchesi Berlinghiero Berlinghieri,Vasari, Tiziano, Tintoretto.
La via del Duomo ci conduce alla Chiesa romanica di San Giovanni, adorna di un leggiadro portale e affiancata da uno spazioso Battistero del Trecento e alla meravigliosa mole del Duomo, col suo elegante campanile.
Dietro il Duomo, per via Arcivescovado raggiungiamo via Giunigi, una delle pittoresche e caratteristiche della città.
Qui si possono ammirare le medioevali Case dei Guinigi, con portici stemmi ed eleganti finestre.
In fondo alla via ci appare la chiesa di San Pietro Somaldi con una bellissima facciata a striscie bianche e grigie di stile pisano.
Andando oltre si apre la piazza S. Francesco con la chiesa a lui dedicata, all’interno è arricchita da innumerevoli affreschi del Quattrocento e da monumenti sepolcrali.
Anch’esso del Quattrocento e di uguale bellezza è Villa Guinigi, maestoso edificio, sede del Museo Nazionale; che raccoglie culture romane, dipinti del Medioevo, paramenti sacri, bronzi e un interessante campionario di stoffe lucchesi dell’industria laniera medioevale.
Dalla piazza S.Michele, un tempo si estedeva qui il Foro Romano; da cui prese il nome la chiesa e cioè: S.Michele in Foro.
E’ una chiesa splendida, esempio dell’architettura pisano-lucchese.
La sua alta facciata marmorea è tutta un ricamo di logge sovrapposte e preziosamente scolpite che culminano nella colossale statua dell’Arcangelo San Michele.
La via Fillungo, fiancheggiata da antiche case, torri e palazzi, è presentata all’inizio dalla duecentesca: Chiesa di San Cristoforo, con un austero interno a tre navate e poi ad un monumento religioso della città dopo il Duomo è: La Basilica di San Ferdinando, avente un poderoso campanile coronato di merli e con una nobile facciata la cui parte più alta è decorata da un mosaico bizantino rappresentante l’Ascensione.
Vicino a S. Frediano si apre la circolare piazza del Mercato.
Attorno ad essa è visibile l’anello che fra vecchie case conserva ancora alcune arcate dell’Anfiteatro stesso.
Proseguendo per via Fillungo si trovano vari edifci medioevali,fino ad arrivare al vecchio Portone dei Borghi.

Passeggiando per le colline genovesi

Mercoledì 20 Febbraio 2008

Il promontorio genevose è assai montuoso, percorrendolo si possono notare pittoresche scogliere incoronate di pini, che scendono spesso, a picco sul mare.
Si possono fare splendide passeggiate, come la Passeggiata a Mare, formata dai magnifici, ampi e fioriti corsi Marconi e Italia, si snoda, sinuosa, lungo il litorale che dalla fiera raggiunge la piccola Chiesa di S.Antonio.
La bellissima arteria è fiancheggiata da una parte dei quartieri -giardino della Genova moderna e dall’altra da bar, ristoranti e panoramiche terrazze che si affacciano alla vista del grandioso arco delle due Riviere.
Dopo la gotica chiesetta di S.Giuliano d’Albaro il Corsi Italia rasenta gli impianti balneari e i campi sportivi del Lido d’Albaro e termina, come si è detto, alla chiesa di S.Antonio, presso la pittoresca località di Boccadasse, che si raggruppa, con le sue vecchie case di pescatori, attorno a un suggestivo e tranquillo porticciolo.
La circonvallazione a Mare, invece è formata dal Corso Saffi e dal Corso Quadrio, quest’ultimo affiancato dalle medioevali Mura delle Grazie.
Alta sulla costa rocciosa, questa circonvallazione porta dalla Fiera al centro di Genova, offrendo spaziose viste sul porto e sui quartieri occidentali della città.
La Circonvallazione a Monte, serpeggia sulle colline della parte alta di Genova.
Inizia da Piazza Acquaverde e attraverso Corso Ugo Bassi, Corso Firenze, Corso Paganini,Corso Magenta, Corso Solferino, e Corso Armellini, termina in piazza Manin.
Al termine di Corso Ugo Bassi, si vede sulla destra, il Castello D’Albertis, mentre in Corso Firenze risiede il seicentesco edificio dell’Albergo dei Poveri e sfocia, in Piazza Villa, dierto c’è la Spianata del Castelletto che offre una stupenda vista sulla città sottostante fino al mare.
In Corso Solferino c’è il grande parco di Villa Gruber.
Domina sulla zona della Circonvallazione a Monte, il Colle del Righi, meritatamente famoso per il suo panorama.
Vi si può salire a piedi, da Corso Firenze, o per mezzo di una funicolare che parte dal Largo della Zecca.
Dalla sommità del colle, punteggiato di mura e di vecchie fortezze, si spalanca una stupenda vista che abbraccia la Riviera da Capo Mele al Promontorio di Portofino.
Panorama ancora stupendo, si ha dal Parco del Peralto sotto il Forte Castellaccio.
Nella Valle del Bisagno, si trova il Cimitero di Staglieno, celebre per i suoi bei viali fioriti e per i monumenti.
Uno di questi è del famoso Giuseppe Mazzini.
Un’altro caratteristico paesino è Cornigliano Ligure, importante centro industriale,offre nella parte alta una bella veduta di palazzi e ville (fra cui la neoclassica Villa Serra), mentre nella parte a mare si trova il complesso industriale.
Proseguendo, oltre il Torrente Varenna vi è Pegli, simpatico centro di soggiorno estivo ed invernale, di aspetto moderno, con un fiorito lungomare e con una corona di verdi colli che lo proteggono dal vento del Nord.
A Pegli , a destra della stazine si vede Villa Durazzo Pallavicini, circondata da uno stupendo parco con una vegetazione lussureggiante e con statue, grotte, fontane, si trova l’antico Museo Civico di Archeologia Ligure, che merita di essere visitato per la sua ricca raccolta di materiale proveniente da caverne e da tombe preistoriche di tutta la regione.
In piazza Bonavino c’è Villa Doria, del Cinquecento, in cui è raccolto il Civico Museo Navale, che espone, oggetti riguardanti la navigazione,i modelli delle celebri caravelle di Colombo.
Molto interessante sul colle dietro la Villa, è il Parco Municipale, con una vecchia torre e un limpido laghetto.
Segue Pra, centro balneare e peschereccio, con qualche industria (da qui proviene il vero basilico per il pesto alla genovese, tutti gli altri sono imitazioni!).

Sanremo

Martedì 19 Febbraio 2008

La città di Sanremo si apre in un’ampia e luminosa insenatura, è definita da molti come la perla della “Riviera dei Fiori” ed è stazione di soggiorno estivo e invernale per il turismo.E’ protetta da circostanti alture che si estendono ad anfiteatro rendendo così un clima ideale che consente la coltivazione dei fiori all’aria aperta.Sanremo è antica e moderna allo stesso tempo.La parte moderna si estende sul piano, lungo la costa, mentre quella vecchia detta “Pigna”, è raggruppata all’interno. La principale via della parte moderna è: Corso Matteotti, si trova nei pressi della stazione dove si trova il palazzo del Casinò Municipale, noto per le sale da gioco, teatro, e il salone delle feste, dove si svolgono convegni, conferenze, riunioni letterarie; spettacoli, e nonchè il notissimo Festival della canzone trasmesso in diretta tv. Troviamo poi Corso Imperatrice, elegante e magnifico viale (così chiamato perchè soggiornava l’imperatrice di Russia, Maria Alexandrovna), si possono ammirare superbi palazzi e il bel Parco Marsaglia. A destra all’inizio di Via Nuvoloni si vedono le cupolette a bulbo, la Chiesa Russo-Ortodossa, costruita con architettura ad imitazione delle chiese russe. Alla fine di corso Imperatrice si notano: la bella statua della Primavera e il monumento a Garibaldi.Il corso Matuzia, dedicato all’antica dea dell’Aurora. In merito a questo lo sapevate che: Matuzia era l’antico nome della città; la leggenda narra che in un limpido e rugiadoso mattino questa dea abbia rovesciato la sua cornucopia, colma di fiori e di grazie celesti, sopra questo arco di terra, riempendolo così di profumate bellezze. Dopo si chiamò San Romolo, in onore del santo vescovo genovese morto in un eremo del monte Bignone, sopra la città. Fu il dialetto locale a trasformare San Romolo in Sanremo.Successivamente troviamo Corso Degli Inglesi che ci porta sul colle tra ville e giardini, offrendoci panorami dall’incoparabile bellezza. Si raggiunge così Piazza San Bernardo ritornando in Corso Matteotti dove si affaccia il sontuoso palazzo Borea d’Olmo. All’inizio di Corso Garibaldi si può ammirare la chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove si apre una piazza ravvivata dal celebre mercato dei fiori, il più vasto della riviera. In corso Cavallotti si trovano i Giardini Pubblici della villa Comunale, qui fra bellissimi viali alberati, adorni di statue e fontane , si svolge ogni due anni,una mostra artistica del fiore che ormai è divenuta famosa in tutto il mondo.
In centro città troviamo due vie signorili: corso Trieste e Trento, che fiancheggia il mare e la spiaggia raggiungendo l’insenatura del porto. Il massiccio edificio che si erge all’inizio del molo è il Forte di Santa Tecla, costruito nel 1755 dai genovesi. In corso Mombello si arriva a piazza Eroi Sanremesi, colma nei giorni di mercato da variopinte bancarelle di verdure. Nella piazza sorge il Duomo, del secolo XIII, dedicato a San Siro che dalla primitiva costruzione, conserva i fianchi, ed il solenne interno, a tre navate, divise ad arcate gotiche su pilastri ottagonali. Qui vi si trova il Battistero, di origine medioevale, ma in seguito trasformato. Di fronte c’è l’ Oratorio dell’ Immacolata Concezione, del Cinquecento, che conserva otto quadri raffiguranti episodi della vita della Madonna. La città vecchia ha inizio dalla piazza degli Eroi Sanremesi; è detta La Pigna, piena di stradine con case accatastate, stretti vicoli, scalinate ed archi. Sull’alto sorge il santuario della Madonna della costa dal quale si ammira un bellissimo panorama verso la città e il mare. Prendendo la funivia si può risalire la Valle del Torrente San Romolo facendo tappa al : campo da Golf che è cosparsa da olivi; San Romolo e Monte Bignone, dove ci sono i resti di quei villaggi fortificati in cui vivevano i Liguri parecchi secoli fa; e gode di un panorama meraviglioso.

Girando per la provincia Ligure

Martedì 19 Febbraio 2008

A chi non è mai capitato di fare un breve soggiorno sul litorale ligure?

Quando inizia la primavera, e tutto fiorisce, e i primi tepori dei raggi solari sfiroano la pelle, ne vale veramente la pena; questo luogo offre i più affascinanti scenari che mare, terra e cielo possono comporre in una mirabile varietà di toni, di forme e di colori. Piccole baie rocciose, dalle coste a picco, si alternano a lunghi archi di spiaggia sabbiosa, morbide colline, coperte da ricca vegetazione, cedono, d’improvviso il passo a nudi dirupi traforati da grotte.Inoltre troviamo fiorite passeggiate a mare e pittoreschi porticcioli. Lungo la costa si incontrano innumerevoli cittadine caratteristiche, una di queste è: Albenga, zona fertilissima e ricca di futta e di ortaggi ( i più famosi sono i carciofi) che, con le sue rosse torri è il maggior centro storico della Riviera di Ponente. E’ una località balneare al centro di un’ampia insenatura. Lo sapevate che era l’antica capitale della potente tribù ligure degli Ingàuni, da cui prese il nome di Albium Ingaunum, attraverso lievi modificazioni sino ad Albenga. Alleata dei Cartaginesi durante la Seconda guerra Punica e poi conquistata da Roma, nel 181 avanti Cristo, essa divenne, ai tempi dell’impero, un florido municipio romano. Distrutta al principio del V secolo dai barbari, fu ricostruita e cinta di mura, resistette a nuove invasioni e rimase a lungo indipendente con il suo territorio che andava da Finale a Sanremo. Dopo il Mille fu tra i primi liberi comuni marinari. Partecipò alle crociate e alle lotte per il dominio nel Tirreno. Quando entrò a far parte della Repubblica di Genova, seguirono periodi di molta prosperità. Ad Albenga dell’epoca romana è rimasto ben poco,qualche resto nel letto del Fiume Centa, il monumento detto “Pilone” e alcuni ruderi di ville. Conserva intatto il suo aspetto medioevale.Per quanto riguarda l’aspetto monumnetale si può trovare: la Chiesa di Santa Maria in Fontibus ( cosiddetta da una sorgente sotto il coro) in via Enrico d’Aste, adorna un bel portale gotico, di fronte si trova la Torre della Casa Cazzulini del sec. XIII . Più avanti ci sono le due rosse Torri Comunali con accanto la torre campanaria della Cattedrale ed altre torri minori. La Cattedrale è una nobile ed antica costruzione la cui facciata risale, nella parte inferiore, al XI secolo. Molto bella è l’originaria parte absidale, fronteggiata dalla Torre Costa. L’interno ritoccato ad epoca barocca originalmente è di stile romanico, tranne il soffitto originale barocco. Di fronte alla cattedrale si trova la Torre del Municipio, mentre a fianco alla chiesa ci sono: il Palazzo vecchio del comune ( 1387) con la poderosa torre e con rampe esterne, il Battistero del V secolo che è il principale monumento ligure dei primi tempi del Cristianesimo. All’interno ci sono i resti della fonte battesimale ed il prezioso mosaico che adorna una delle otto nicchie. Nel palazzo Vecchio del Comune ha sede il Museo Ingàuno che raccoglie oggetti romani e medioevali (sculture, lapidi) . Esistono altre dimore modioevali come: la Casa Fieschi-Ricci, Casa d’Aste, il turito Palazzo Vescovile, accanto la pittoresca Loggetta dei quattro canti, e la casa Lengueglia-Doria con un’alta torre. Inoltre possiamo visitare il Museo Navale Romano posizionato nel Palazzo Peloso-Cepolla, vi sono oltre mille ànfore romane recuperate da una nave romana del I secolo avanti Cristo da una nave affondata lì davanti. Nei dintorni si può ammirare l’antico Ponte Lungo sotto il quale scorreva il fiume Centa (dove una volta si svolgeva il mercato) , con accanto il Santuario della Madonna del Ponte Lungo, la Chiesa di San Giorgio di Campochiesa, del secolo XII con un affresco rappresentante una visione d’assieme della Divina Commedia con Dante e Virgilio. Molto famosa c’è anche l’isola Gallinara così chiamata dai Romani perchè un tempo, piena di galline selvatiche.Lì si trovano i resti di una Abbazia Benedittina, fu potente e ricca nel Medioevo. C’è anche una grotta in cui si rifugiò San Martino, vescovo di Tours, città francese, per sfuggire alle persecuzioni degli Ariani. 

Andrea Mercedes Melocco: ‘Les états de l’esprit’

Martedì 19 Febbraio 2008

Sabato 1 marzo 2008 alle ore 17.30, presso la galleria Mercurio Arte Contemporanea in corso Garibaldi 116 a Viareggio, si inaugura “Les états de l’esprit”, mostra della designer Andrea Mercedes Melocco.

Nata a Budapest nel 1956, l’artista vive e lavora a Firenze. Dal 1977 si occupa di comunicazione visiva (art direction, grafica e design). Dal 1988 è membro BEDA (Bureau of European Designers Association). Ha partecipato a varie rassegne d’arte contemporanea: tra le più recenti, si segnalano ‘Gioielli d’Arte’ alla galleria Scoglio di Quarto di Milano (2004), ‘Rinasce-re’ alla Fortezza del Girifalco di Cortona (2007) e ‘Penetranti silenzi’ alla galleria Vista di Roma (2007).

Nella galleria diretta da Gianni Costa, viene presentato un ciclo recente di lavori denominato ‘Les états de l’esprit’: smalti su tavola di grande formato raffiguranti sagome nere dal forte impatto visivo e dalla notevole carica evocativa. Pezzi unici che colgono gesti, emozioni e pensieri: non ritratti, non fotografie, piuttosto l’essenza di una persona, quella che si rivela in controluce, quasi ad occhi chiusi.

Così osserva Mario Bonacini nell’introduzione del catalogo che correda la mostra: “Silenziose, distanti, appartate: presenze mute che fermano il nostro tempo, rallentano il nostro respiro e ci fanno parlare sottovoce. Sono ‘Les états de l’esprit’, le grandi figure create da Andrea Mercedes Melocco. Presenze nere. Perché il nero è l’unico colore che per l’artista riesce a sottolineare la forma senza contaminare il racconto. Qualsiasi altro colore lo porterebbe verso storie differenti, verso migrazioni emotive che snaturerebbero il nucleo forte da cui nasce ogni figura. I racconti sono brevi, durano attimi, e parlano di tensioni forti e vere. I confini volutamente morbidi delle figure, che seguono il rapporto esterno/interno di un corpo vero, paiono stemperare queste emozioni. Ma non le annullano: basta guardare le mani di ogni figura, l’energia che racchiudono e che pare pronta a scattare, per capire la densità degli stati dello spirito,­ forse l’unica dimensione in cui il nostro io incontra il fantasma della verità”.

La mostra, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Viareggio, resta aperta fino al 27 marzo, dal martedì al sabato, in orario 17 – 19.30. Su Internet al sito web: www.mercurioviareggio.com. Infoline: 0584 426238.

Alberto Biasi - Rilievi ottico-dinamici - Dep Art Milano

Lunedì 18 Febbraio 2008

ALBERTO BIASI - Rilievi ottico-dinamici

A cura di Alberto Zanchetta

L’ottava mostra della galleria Dep Art rende omaggio a Alberto Biasi [Padova - 1937], esponente di spicco del Gruppo N e a tutt’oggi accreditato maestro dell’arte cinetica e programmata. La ricerca di Biasi è indirizzata alla sperimentazione dell’interferenza, la cangianza e il movimento visivo. Diversamente da analoghe ricerche cinetiche, le opere di Biasi sono virtualmente cinetiche perché – pur fisicamente immobili – il dinamismo è in parte conseguente alla mobilità del punto di vista e all’applicazione di costruzioni lineari. In mostra una selezione di opere che ne hanno contraddistinto la ricerca in una direzione metodologica, fenomenologica e scientista. Realizzati nel lustro degli anni Sessanta e poi ripresi saltuariamente, i rilievi ottico-dinamici appartengono a uno dei cicli più peculiari dell’artista; così intitolati per sottolineare l’apparenza attivata dall’occhio umano che diventa motore e creatore delle forme (inesistenti sul piano fisico ma percettivamente reali quanto più appaiono instabili), i rilievi ottico-dinamici testimoniano la vocazione autenticamente fenomonologica di Biasi, mirata ad indagare “le leggi che collegano le interazioni tra percezione, memoria e immaginazione nelle dinamiche di realtà delle immagini di cui si popola il mondo della pura apparenza”.

Dep Art

Arte Moderna & Contemporanea - via Giuriati, 9 Milano 20129 - tel./fax +39 02 36535620 www.depart.it art@depart.it
Orario di apertura: Martedì – sabato 15-19. Festivi su appuntamento

Durata della mostra

13 marzo – 30 aprile 2008
Per ricevere immagini della mostra inviarne richiesta a: art@depart.it